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La Fondazione del Merito per ripartire dalla fiducia
di Antonio Leo

Le iniziative riguardano l’istruzione e la ricerca nel campo medico. Francesco Cafiso testimonial 2015. Presentati a Catania sabato scorso i progetti della nuova sfida di Mimmo Costanzo

Tags: Fondazione Del Merito, Mimmo Costanzo



CATANIA - Una ventata di aria fresca. E non sono gli ultimi scampoli dell’inverno che soffiano su Palazzo della Cultura, ma tutto sta in un parola ripetuta più volte sabato scorso: merito. Ognuno prova a farne l’esegesi, ma è Elita Schillaci, docente dell’Università di Catania e vice presidente della Fondazione omonima, a farne una sintesi appassionata: “Il merito non è soltanto competenza e talento, ma è anche la capacità di mettere il cuore nelle cose, dal primo all’ultimo momento in cui si portano a compimento”.
 
Ed in effetti il compito che la Fondazione del Merito si è prefissato necessita di un quid pluris, uno sforzo più forte perché vuole convogliare le imprese verso una maggiore sensibilità sociale. Dunque urge il cuore, quello dei talenti che mettono la propria passione al servizio di una giusta causa per superare gli ostacoli e accrescere la fiducia nel futuro. Fiducia è l’altra parola chiave, come mette subito in chiaro Mimmo Costanzo, imprenditore catanese di successo e presidente della Fondazione: “Noi abbiamo pensato di chiamare a raccolta le persone che attraverso i loro progetti, mettono a disposizione il loro talento, l’impegno e la loro passione. L’obiettivo è di contribuire a creare una società che premi e incentivi il merito, in quanto crediamo che solo in questo modo è possibile diffondere fiducia nella comunità. La fiducia è un valore economico indispensabile per la crescita”.

Non è solo una questione di geni (e dunque da geni). Per chi ha la fortuna di nascere  con una qualche forma di genialità, va da sè, ci ha già pensato madre natura. Ma tutto il resto, la gran parte della popolazione, non è affatto spacciata.  Per Costanzo due sono gli ingredienti che possono permettere a chiunque di coltivare il proprio talento: l’ambiente e il networking. Il luogo in cui si vive e le persone che si frequentano, per dirla alla spicciolata. “C’è molto da lavorare, ma si può fare - continua il presidente -. La Fondazione nasce proprio dall’idea che è possibile cambiare la vita di ognuno se puntiamo su questi due fattori”. 

La Fondazione è già al lavoro, come ha ricordato la direttrice Santina Giannone, in due ambiti quali l’istruzione e la ricerca nel settore medico. Nel primo settore, è ai nastri di partenza la “Scuola del merito”, un progetto realizzato in partnership con School raising, la prima piattaforma di crowdfunding in Italia per mappare i progetti scolastici. Il programmata guidato da Guglielmo Apolloni è rivolto alle scuole del Sud Italia: l’obiettivo è di mappare, diffondere e valorizzare le pratiche di innovazione e merito già presenti in diverse scuole del Mezzogiorno, incrociando le idee di studenti, professori, genitori e associazioni con possibili investitori. La Fondazione ha già stilato un cronoprogramma che culminerà tra un anno esatto nella “Giornata del merito”, dove verrano premiati i progetti selezionati.

L’altro filone, dicevamo, è quello medico, in cui la Fondazione è impegnata al fianco di vEyes (Virtual Eyes) Onlus, associazione no profit che intende censire tutte le persone affette da distrofie retiniche ereditarie (con particolare attenzione verso i bimbi, già dal manifestarsi dei primi sintomi) affinché si abbia una migliore conoscenza di tali malattie e per dotare gli enti di ricerca di un sistema di monitoraggio che supporti i vari protocolli messi in atto sui pazienti, verificandone l’azione clinica. Ma la Onlus, come  spiega il presidente e docente dell’Università di Catania Massimiliano Salfi, sta anche migliorando una struttura indossabile (basata su un modello di occhiali e una cintura) per supportare i non vedenti nel quotidiano.

“Abbiamo focalizzato la nostra attenzione - spiega Mimmo Costanzo -  soprattutto su progetti che riteniamo ad alto impatto sociale, sia perché sono espressione di un team che ha già evidenziato merito, competenza e tenacia; sia perché il target a cui si rivolgono è di grande rilievo per l’innovazione e il benessere sociale”.

Il merito è anche un po’ il monito e un po’ l’auspico per altri due autorevoli intervenuti, cioè il sindaco, Enzo Bianco, e il rettore dell’Università di Catania, Giacomo Pignataro.  “Vorrei che questo esempio fosse seguito da altri imprenditori e deve valere non soltanto per il mondo privato e produttivo, ma anche nelle istituzioni”, dichiara il primo cittadino. Il rettore dopo aver sottolineato come anche la realtà accademica debba essere “un luogo delle opportunità”, non nasconde che talora è ancora “incrostata da un sistema di rendite”.

Cionondimeno la parola, che echeggia come un mantra tra le vie del centro brulicante della città, si fa melodica quando appare dal proiettore Francesco Cafiso, sassofonista ormai noto in tutto il mondo e testimonial della Fondazione per il 2015. Infine si fa sorriso quando il sindaco consegna la borsa della Fondazione a Gloria Patané, stellina siciliana della danza in procinto di spiccare il volo. Destinazione New York.
 


La ricetta di Costanzo per il talento: “Ambiente e networking”
 
Mimmo Costanzo è raggiante. Fondatore e presidente del Gruppo Cogip, apprezzato imprenditore del Sud Italia, crede ciecamente in questa nuova scommessa. Se ad alcuni il merito fa paura, in quanto è il piccone che può scalfire atavici privilegi, per Costanzo è lo strumento per far tornare a cresce il Paese.
Avete da poco lanciato il progetto della “Scuola del Merito”. Quant’è importante insegnare la meritocrazia fin dai banchi scolastici?
“Noi crediamo che il talento sia fondamentale per il futuro dei nostri giovani. Se è vero che in alcuni casi è una dote di natura, in altri si può migliorare attraverso l’ambiente in cui viviamo e le persone che conosciamo e frequentiamo. Se miglioriamo questi due fattori, ambiente e networking, permettiamo a tutti i ragazzi di concorrere per il successo nella società”.
In Sicilia si avvertono segnali di cambiamento. Pensiamo all’ecosistema delle startup. Quant’è grande la spinta per una società meritocratica?
“A volte la meritocrazia fa paura, non soltanto a chi, essendo privilegiato, teme di perdere il privilegio, ma anche a chi vorrebbe acquisire dei vantaggi. Una società che ha paura della meritocrazia tende a smorzare la concorrenza, creando una linea di inaridimento, stasi e dunque recessione”.

Articolo pubblicato il 24 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il presidente Costanzo con la promettente Gloria Patanè
Il presidente Costanzo con la promettente Gloria Patanè