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Quotidiano di Sicilia

Le dodici crisi di Sicilia riunite in una cartina
di Rosario Battiato

Il ministero dello Sviluppo economico ha mappato tutte le crisi aziendali d’Italia: 149 i tavoli di confronto aperti. ‘Lombardia e Lazio le regioni più colpite, l’industria pesante è il settore più coinvolto dalle vertenze

Tags: Economia, Industria, Crisi



PALERMO – L’Italia della crisi produttiva è puntellata da 149 punti critici distribuiti su tutto il territorio, da nord a sud. Sono i tavoli di confronto aperti relativi ad aziende in crisi. Una mappa realizzata dall’unità gestione vertenze del ministero dello Sviluppo economico che vede coinvolta anche la Sicilia con 12 vertenze aperte.

Lombardia e Lazio sono le due regioni capofila nell’elenco meno piacevole, quello che misura le difficoltà del comparto produttivo nazionale. Le due regioni mettono assieme 57 vertenze aperte, rispettivamente 31 e 26, prendendosi più di un terzo del totale dei tavoli aperti sul territorio nazionale. Seguono, ad una certa distanza, Campania (20), Veneto (18) e Puglia (17), mentre la Sicilia si colloca nel gruppo successivo che comprende anche Toscana (13), Emilia-Romagna (12), Abruzzo (11) e Piemonte (10). Le restanti regioni non superano le sette unità di crisi a testa.

La tipologia di azienda più coinvolta è l’industria pesante (26 casi) seguita da Ict-Tlc (19) e servizi (16) che chiude il podio. A seguire troviamo la chimica e petrolchimica (13), elettronica e microelettronica (11), automotive e componentistica (9), tessile moda e arredamento (9), edilizia (7) e po a seguire tutte le altre. In questo lungo elenco della crisi nessun settore è risparmiato: energia, agroalimentare, cantieristica, ceramica e vetro, aeronautica, carta, strumenti musicali.

Ma c’è anche un altro aspetto meno statistico che riguarda lo stato di salute delle imprese siciliane in crisi, cioè la sezione relativa agli aggiornamenti degli ultimi incontri realizzati al Mise attraverso i verbali che ne raccontano la storia. Un modo per ripercorrere tutte le tappe della crisi isolana.

L’Italcementi di Porto Empedocle è stata protagonista di uno degli ultimi tavoli siciliani al ministero. Nell’occasione sono state esposte le “potenzialità di riconversione del cementificio di Porto Empedocle” tra cui “la produzione e la valorizzazione di combustibili solidi secondari (css); la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che impieghi biogas ottenuto da lavorazione di rifiuti organici a valle della differenziata; l’ampliamento delle attività esistenti nel territorio provinciale, relativamente alle esigenze di espansione espresse dalla società Metalmeccanica Agrigentina; lo sviluppo di una filiera agroalimentare legata all’enorme quantità di frigorie che si dovrebbero rendere disponibili, qualora venisse realizzato il rigassificatore del Gnl attualmente di proprietà di enel; il rafforzamento in chiave turistica del sito”.

Tra gli altri verbali recenti troviamo anche Termini Imerese: lo scorso 16 dicembre c’era stata l’uscita di scena di Grifa e la manifestazione d’interesse di Metec che si è poi conclusa in maniera positiva, anche se ancora bisognerà attendere diversi mesi prima che il sito torni ad essere produttivo. Il 21 ottobre, invece, si è parlato dell’Eni di Gela, un tavolo che si è risolto col protocollo che prevede la riconversione della Raffineria. Scorrendo ancora l’elenco recuperiamo la Keller elettrotecnica, che ha una sede anche a Carini nel palermitano. Altri casi sembrano ancora lontani da una risoluzione: la Fincantieri di Palermo ha visto l’ultimo verbale relativo lo scorso 5 novembre del 2014, eppure si è ancora in attesa del rifinanziamento del bacino di carenaggio da 80 mila tonnellate.

Articolo pubblicato il 25 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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