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Smantellata cellula Isis che reclutava terroristi
di Redazione

Operazione “Balkan connection” coordinata dalla Questura di Brescia. Due cittadini albanesi, uno residente in provincia di Torino e l’altro in Albania, arrestati, insieme a un ventenne italiano di origine marocchina residente in provincia di Torino

Tags: Isis, Terrorismo



BRESCIA - Il nipote faceva il procacciatore via web di potenziali mujaheddin, lo zio completava l’inserimento in gruppi combattenti grazie ai suoi “contatti diretti” con scenari di guerra come la Siria. Sono i due cittadini albanesi, uno residente in provincia di Torino e l’altro in Albania, arrestati, insieme a un ventenne italiano di origine marocchina residente in provincia di Torino, grazie all’operazione “Balkan connection”, coordinata dalla Questura di Brescia. Gli arrestati sono accusati di avere reclutato e avere tentato di reclutare giovani, in alcuni casi anche minorenni, per convincerli a arruolarsi nelle milizie guidate da Abu Bakr al-Baghdadi.

I tre avevano creato una cellula legata all’Isis con base in Italia e italiani, per la prima volta, sono alcuni dei protagonisti. Lo dimostra anche il documento di propaganda in italiano, circolato sul web nelle scorse settimane, attribuito all’italo-marocchino. Il loro obiettivo era quello di replicare il caso di Anas El Abboubi, un elettricista partito due anni fa da Vobarno, in provincia di Brescia, per arruolarsi al fianco dei ribelli in Siria. I contatti partivano da Internet, ma in Italia ci sono stati anche “viaggi mirati finalizzati a reclutare persone in Italia”, come hanno evidenziato dirigenti della Questura. Tutti viaggi comunque monitorati dalle Forze dell’ordine.

L’accusa per i due albanesi è di “reclutamento con finalità di terrorismo”. Per il 20enne italo-marocchino il reato ipotizzato è invece di “apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall’uso di Internet”. L’operazione è stata condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle Questure di Como, Torino e Massa Carrara.

I due reclutatori conoscevano Anas e avevano convinto a combattere per l’Isis anche un italo-tunisino residente in provincia di Como, all’epoca ancora minorenne. Le indagini sono partite dai contatti tra El Abboubi e i due albanesi. Prima di arrivare in Siria Anas, già arrestato dalla Digos a giugno del 2013 e scarcerato, si era addestrato proprio in Albania.

“L’ennesima azione investigativa contro il terrorismo islamico in Italia partita da Brescia - ha commentato Fabio Rolfi, vice capogruppo della Lega in Regione Lombardia - è la conferma della presenza in quella città di competenza ed esperienza che vanno valorizzate”.

Per Rolfi bisognerebbe quindi riconoscere “alla Procura di Brescia un ruolo di riferimento nel campo delle azioni contro il terrorismo islamico, rendendola qualora fosse possibile una sorta di ‘Super procura’ nazionale con competenze specifiche in questo ambito. Conoscere, studiare e colpire al momento opportuno questo mondo magmatico richiede capacità, professionalità e risorse”.

Articolo pubblicato il 26 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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