Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Olio di scarto combustibile del futuro
di Eloisa Bucolo

La sfida verde della L.U. Tregua Onlus. Lo studio finanziato dalla Fondazione e dall’UniCt rivela che la C02 generata dal biodiesel è rinnovabile. Relazione semestrale dell’ingegnere Stefano Mauro, responsabile della ricerca

Tags: Olio Di Scarto



CATANIA – Sono circa 114 mila euro i fondi che, insieme e pariteticamente, l’Università di Catania e la Fondazione Luigi Umberto Tregua Onlus hanno destinato, dal 2007 ad oggi, alla ricerca scientifica.

Grazie ad una collaborazione, quasi decennale, con la Facoltà di Ingegneria di Catania - sono stati già conclusi due programmi di ricerca ed un terzo, che riguarda lo sviluppo di “Motori a Combustione Interna Innovativi” (MCI) è stato recentemente avviato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII), nella persona del responsabile scientifico, Rosario Lanzafame.

Il tema del progetto di ricerca, condotto dal 4 giugno 2014 dall’ingegnere Stefano Mauro, è di particolare attualità considerato che l’energia da biomassa derivante dalla combustione del biodiesel è una delle fonti rinnovabili su cui la società moderna sta puntando per risolvere in modo concreto i problemi energetici che caratterizzano il nuovo millennio.
 
Gli obiettivi che il programma di ricerca intende perseguire riguardano l’ottimizzazione dei sistemi d’alimentazione e il processo di combustione per i motori alternativi a combustione interna, qualora questi venissero alimentati con tale biocombustibile. Lo scopo dello studio è, infatti, quello di quantificare i benefici, derivanti dall’impiego dei biocombustibili nel settore agricolo e industriale, mediante la comparazione di un Life Cycle (ciclo di vita) di un biocombustibile con quello di un combustibile petro-derivato.

La ricerca, in particolare, è mirata alla valutazione dell'impiego nei MCI degli oli vegetali esausti, come materia prima, ovviando in tal senso le problematiche legate alla produzione di biodiesel, mediante coltivazione di piante. Queste, infatti, data la maggiore rendita economica, spesso finiscono per prendere il posto di coltivazioni vegetali per l’alimentazione umana, contribuendo alla crisi alimentare già esistente. Il riciclo degli oli consente, quindi, di non intaccare la filiera di produzione degli oli vegetali ad uso alimentare umano, nonché il recupero di sostanze di scarto, altrimenti tossiche e altamente inquinanti .
 
Dalla relazione semestrale sull’attività di ricerca, fin qui condotta dall’Ing. Mauro, ed in particolare dal confronto con i valori di riferimento per il gasolio fossile, sia in termini di proprietà chimico-fisiche, sia per ciò che concerne i prodotti della combustione generati dall’impiego in MCI, è emersa, altresì, una considerevole riduzione di emissioni di gas clima – alteranti nonché la “cattura” di una quota parte di anidride carbonica immessa nel ciclo del pianeta. Questo non significa che l'utilizzazione del biodiesel non comporti emissioni di CO2, ma solamente che la CO2 generata dalla combustione è rinnovabile, essendo, in tempi brevi, riassorbita dalle piante da cui deriva, e perciò esclusa dal computo degli effetti devastanti ascrivibili ai gas clima - alteranti.

Dallo studio fin qui condotto si evidenzia inoltre che, da tutti gli oli vegetali, provenienti dalla spremitura di semi di piante oleaginose (olive, soia, colza, girasole, palma, ecc), sottoposti al processo di trans-esterificazione, si possa ottenere oltre al biodiesel, utilizzabile come combustibile alternativo, anche il glicerolo, che può rappresentare una ulteriore risorsa economica, visti i suoi utilizzi massicci nel campo chimico, farmaceutico e della produzione di cosmetici.

Nel prosieguo dell’attività di ricerca, si entrerà nel dettaglio dell’utilizzo di tale combustibile nei MCI, analizzando in particolare le peculiarità della combustione attraverso lo sviluppo di un’adeguata modellistica. Si valuteranno più accuratamente gli effetti sulle prestazioni, in diverse condizioni operative, ed al variare dei carichi e della velocità di rotazione, cercando di individuare le possibilità di ottimizzazione, in direzione della ulteriore riduzione di emissioni inquinanti ed una riduzione del gap prestazionale.
Inoltre vi è da considerare che gli oli e i grassi vegetali esausti provengono principalmente dalla ristorazione, dal settore privato e dal settore industriale. Come si evince dal grafico (vedi immagine), elaborato dal DII (Dipartimento di Ingegneria Industriale), il quantitativo di oli esausti raccolti nel 2006 dalle industrie alimentari è del 86% circa, rispetto al 58% della ristorazione, mentre si rileva una maggiore criticità nel settore delle utenze domestiche, dove la raccolta sfiora i valori minimi.
 
Si rileva altresì che la dispersione di olio prodotto dalle utenze domestiche a causa della produzione polverizzata nei circa 8.000 comuni italiani, risulterebbe, ad oggi, particolarmente onerosa. Dalla ricerca si intravedono, inoltre, buone prospettive di implementazione, già testate in alcuni progetti pilota, che consentirebbero la raccolta “porta a porta” o mediante contenitori specifici all’interno di isole ecologiche.
 

 
I NUMERI DELL’OLIO VEGETALE ESAUSTO

In Italia: circa 1.370.000 t di olio alimentare, 280.000 t delle quali si stima diventino olio vegetale esausto, di cui 75.000 t sono raccolte per mezzo della filiera ufficiale (dati Federalimentari e CONOE aggiornati al 2012);
Ristorazione: non sono state trovate informazioni in merito ai quantitativi di olio alimentare usato in questo settore ma la stima di esausto generato totale ammonta al 23% del totale nazionale pari a circa 58-60 mila tonnellate/anno, delle quali vengono raccolte circa 33.000 t/anno pari al 58% di quello stimato per il settore;
Industria alimentare: vengono stimate 46.000 t, oltre l’86% delle quali vengono recuperati dalla filiera di raccolta (40.000 t);
Utenza domestica: rappresenta la quota parte più influente, quasi il 60%, nella stima complessiva dell’esausto prodotto e che presenta la minore percentuale raccolta: 2,7%.

Articolo pubblicato il 27 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus
Il professore Rosario Lanzafame
Il professore Rosario Lanzafame
Stefano Mauro
Stefano Mauro


´╗┐