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Quotidiano di Sicilia

Messina - Ponte sullo Stretto, non c’è tempo da perdere
di Pierangelo Bonanno

Picciotto, Confcommercio: “Da imprenditori assolutamente favorevoli allo sviluppo delle infrastrutture”. Unanimi Confcommercio e Confindustria: basta a trent’anni di dibattiti, facciamolo!

Tags: Carmelo Picciotto, Confcommercio, Messina, Pietro Agen, Confindustria Messina



MESSINA - È un sì quasi unanime, quello delle categorie produttive messinesi, all’ipotesi di recuperare, stavolta per realizzarlo davvero, il Ponte sullo Stretto. Il desiderio di concretezza è talmente forte che, dietro l’angolo, Confcommercio potrebbe avere pronti anche degli investitori stranieri.

A darne conferma è Carmelo Picciotto, presidente di Confcommercio Messina, proclamandosi, “in linea di principio, favorevole a ogni iniziativa che irrori la nostra economia”. “Non mi interessano - dice - le posizioni preconcette, sì oppure no. Siamo imprenditori e come tali non possiamo che essere favorevoli allo sviluppo delle Infrastrutture, non ci interessano le beghe che fino a oggi hanno caratterizzato il dibattito su questa opera. Se il Ponte rappresenta un volano per lo sviluppo economico di Messina e, più in generale, della Sicilia, faremo di tutto per sostenere l’idea e anche dell’altro”.

Cosa intenda per “altro” è presto detto: “La Confcommercio Sicilia, attraverso il suo presidente, Pietro Agen, ha avviato una interessante interlocuzione con imprenditori provenienti dall’estero, i quali sono disposti a finanziare l’opera. Ma non c’è tempo da perdere perché chi ha soldi da investire non può aspettare i tempi della nostra burocrazia. Messina e la Sicilia naturalmente sono al centro del Mediterraneo, ma se non si fa in fretta il centro infrastrutturale lo sposteranno nel Pireo”.

“Favorevolissima” si dice Confindustria Messina: “È un’opera che porterebbe sviluppo – sostiene il presidente, Alfredo Schipani – favorirebbe il turismo e permetterebbe all’Università di caratterizzarsi, dando vita a una facoltà d’ingegneria con una specializzazione sul Ponte, una struttura unica al mondo. Per non parlare dell’indotto, del lavoro che deriverebbe dalla costante manutenzione. Senza trascurare che ci libereremmo definitivamente di certi problemi, come quello del costante insabbiamento del porto di Tremestieri”.

Unica condizione, che “il territorio possa tutelarsi”. “Non possiamo stare altri 30 anni a dibattere sull’opportunità o meno di costruirlo – fa rilevare Schipani – Messina è mortificata da questo discorso. Le Istituzioni garantiscano, con una fidejussione a favore del Comune o del territorio in generale, che, in caso di nuove perdite di tempo o di un’eventuale incompiuta, non ci saranno ripercussioni sulla comunità. Un’operazione a rischio zero, insomma. Potrebbe essere la volta buona perché la città decida cosa fare da grande. Oggi è un passaggio obbligato per chiunque attraversi lo Stretto. In presenza del Ponte, verrebbe bypassata e questo le imporrebbe di dotarsi di quelle attrattive che facciano sì che la gente si fermi comunque”.

Più cauto, il neo segretario generale della Camera di commercio, Alfio Pagliaro: “Dipendesse da me, lo farei pure domani. Tuttavia, se la politica non decide una volta per tutte che questa è un’opera indispensabile per lo sviluppo della Sicilia, penso che dovremmo trovare altre strade. Nelle condizioni attuali, quando dobbiamo affrontare il tema dello sviluppo del turismo, dell’industria leggera, quello del Ponte mi sembra un discorso futuristico. Certo, alla domanda se sono favorevole, rispondo che tutti dovremmo esserlo”.

A sostegno delle tesi di Confcommercio e Confindustria vale la pena ricordare quanto riportato lo scorso 17 dicembre, sempre sulle colonne del Quotidiano di Sicilia. La costruzione del Ponte, valutata in 4,5 miliardi di euro, potrebbe essere finanziata con i fondi strutturali europei 2014-2020 e il cosiddetto Piano Juncker, gravando sul Governo italiano per 1,5 miliardi. Secondo Impregilo, capofila del consorzio Eurolink, si potrebbe dare lavoro a circa 40mila persone. Lasciare il sogno nel cassetto costerebbe agli italiani quasi altrettanto: un miliardo di euro, tra penali, oneri finanziari e spese di liquidazione.
 

 
Cia e Confesercenti. Categorie contrarie “Spese inutili e improduttive”
 
MESSINA - Tra i pochi esponenti delle associazioni di categoria messinesi a esprimere la propria “contrarietà” nei confronti del Ponte sullo Stretto, Gino Savoia, presidente della Cia, Confederazione italiana agricoltori, definendolo “un cosa inutile e dannosa, per cui purtroppo sono già stati spesi molti soldi. L’impatto ambientale sarebbe gravissimo – puntualizza – ormai è assodato”. “Sarebbe invece importante – propone in alternativa – utilizzare i soldi delle opere collaterali in Calabria e a Messina, che non si sa bene dove siano andati a finire”. Per favorire il commercio, “bisogna potenziare le autostrade del mare, quindi il sistema portuale e quanto a esso connesso”. “Si dovrebbero potenziare pure le ferrovie – prosegue – ma si va nella direzione opposta. Altro che Ponte, qui la vera difficoltà sta nell’attraversare lo Stretto, non solo da parte dei treni ma anche dei passeggeri, data la riduzione del servizio di traghettamento veloce”.
“Messina ha bisogno di ben altre infrastrutture – conclude Daniele Andronaco, direttore di Confesercenti – per prima cosa occorre mettere in sicurezza il territorio. Siamo sprovvisti di linee ferrate, gli svincoli autostradali non esistono. Quelli di Ritiro sono l’ennesima incompiuta. Il porto di Tremestieri periodicamente si insabbia e non se ne viene a capo. Sono spese inutili e improduttive. Il Ponte è l’ultimo pensiero di questa città”.

Articolo pubblicato il 28 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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