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Pagamenti imprese, in Sicilia tempi biblici
di Oriana Sipala

Secondo l’Osservatorio Cerved nella nostra Isola i fornitori aspettano 33,7 giorni in più rispetto ai termini previsti

Tags: Economia, Crisi, Impresa



CATANIA - A partire dal 2007, anno dell’inizio della crisi, le imprese italiane non hanno certo navigato in buone acque. Molte di queste, purtroppo, sono affondate, altre sono rimaste a galla con fatica, facendo fronte a numerosi protesti e a una cronica carenza di liquidità.
 
Tuttavia le cose sembrano adesso imboccare una direzione diversa: l’Osservatorio Cerved sui “Protesti e i pagamenti delle imprese”, ha diffuso proprio lo scorso mese dei dati incoraggianti, sebbene non si possa ancora affermare di essere tornati ai livelli pre-crisi.
 
Nel 2014, secondo tale fonte, si è fortemente ridotto il numero di imprese cui è stato protestato almeno un assegno o una cambiale e sono diminuiti i tempi di attesa per il pagamento delle fatture. Il miglioramento è stato favorito dall’uscita degli operatori più deboli dal mercato e dalla maggiore cautela, da parte dei fornitori, di concedere credito alle aziende. In particolare, nel 2014, sono state protestate 34,7 mila imprese, in netto calo rispetto alle 42 mila del 2013. Anche i pagamenti sono diventati più regolari: si è passati infatti dai 79 giorni di attesa del 2013 ai 77,5 giorni del 2014 per la liquidazione delle fatture.

Questo il quadro generale del Paese. Bisogna tuttavia precisare che non tutti singoli territori sono stati virtuosi allo stesso modo. Il Mezzogiorno, infatti, si conferma l’area con il maggior numero di imprese protestate (14,4 mila), con la più alta incidenza del fenomeno (pari a 2,3%), e con la differenza maggiore dai livelli pre-crisi (+30,7%). Gli scarti peggiori si registrano in Basilicata (+60,4%), Calabria (+39,2%) e Sardegna (+38,7%), ma anche la Sicilia non è da meno: sebbene il fenomeno abbia registrato un calo nell’ultimo anno, nella nostra Isola, rispetto al 2007, si rileva comunque uno scarto del 32,6%. Confrontando questi dati con quelli del Nord-Est si ha la sensazione di parlare di due Paesi agli antipodi. In tale macro-area, infatti, nel 2014 sono solo 4 mila le società protestate (10 mila in meno rispetto a quelle del Sud), e il fenomeno ha conosciuto una riduzione del 18,1% rispetto all’anno precedente. L’incidenza, inoltre, si ferma allo 0,8% e ritorna, con tale valore, ai livelli pre-crisi.
 
Anche per quanto concerne i pagamenti il discorso non cambia. Sebbene si registri lo stesso trend in tutti i territori del Paese, in alcuni di essi le attese per l’emissione delle fatture restano comunque lunghe. Al Sud e nelle Isole, infatti, si è passati dagli 85,5 giorni del 2013 agli 82,5 giorni del 2014, con una contrazione del ritardo che va da 28,9 giorni a 27,3. Nel Nord-Est, invece, le imprese pagano in genere entro 72,6 giorni (anno 2014), con 13,4 giorni di ritardo. A livello regionale, la Sicilia si distingue per i suoi ritardi, piazzandosi in fondo alla graduatoria. Coi suoi 33,7 giorni di ritardo nei pagamenti, la nostra Isola ha conquistato nel 2014 la posizione peggiore.
 
All’estremo opposto della classifica troviamo il Trentino Alto Adige, con 10,3 giorni di ritardo, seguito da Veneto, Marche ed Emilia Romagna, dove i giorni di ritardo vanno dai 13,1 ai 13,9. Le regioni meridionali si piazzano tutte nella seconda parte della classifica, a partire dalla Basilicata, dove le imprese pagano mediamente con 22,7 giorni di ritardo.

Seguono la Puglia (24,5), il Molise (26), la Sardegna (26,1), la Campania (27,3), il Lazio (29,7) e la Calabria (31,1). Si tratta , insomma, dell’ennesima conferma di un divario economico che spacca in due il Paese.
 

 
In Sicilia il 15,2% delle imprese è in grave ritardo
 
Il fenomeno dei pagamenti effettuati oltre i termini previsti ha conosciuto, negli ultimi anni, una tale diffusione da non destare più alcuna sorpresa. Si tende così a “tollerare” un ritardo di due o quattro settimane, perché in tempi di crisi si può considerare “fisiologico”. Ma quando questi tempi si allungano oltre il mese, si insinua il sospetto, più che fondato, di una situazione abbastanza grave, che può degenerare in un mancato pagamento da parte dell’azienda o, addirittura, in un vero e proprio default. Le imprese che registrano un grave ritardo nei pagamenti sono diffuse in tutto il Paese, ma con incidenze diverse nei vari territori. Quella più alta si registra proprio in Sicilia, dove nel 2014 le imprese in grave ritardo sono il 15,2%. Più in generale, tutte le regioni del Sud presentano percentuali poco invidiabili rispetto a quelle del Nord: si parla di oltre il 10% delle imprese in Puglia e Campania, mentre in Calabria l’incidenza sale al 14,9%. Numeri che stridono rispetto a quelli delle regioni settentrionali, come il Trentino Alto Adige (3,9%), la Lombardia (4,7%), ma anche il Veneto, l’Emilia Romagna, le Marche, il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte, dove l’incidenza delle imprese con gravi ritardi nei pagamenti si aggira intorno al 5%.

Articolo pubblicato il 03 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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