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Quotidiano di Sicilia

Crocetta e Sindaci tagli per lo sviluppo
di Carlo Alberto Tregua

Costi e fabbisogni standard

Tags: Rosario Crocetta



Sia il presidente della Regione che i 390 Sindaci non hanno ben capito una realtà incontrovertibile, da noi fotografata col titolo del libro numero 20 del 2012: Politicanti, la festa è finita, andate in pace. Tradotta, la metafora indicava realisticamente che le risorse finanziarie per alimentare il becero clientelismo e il voto di scambio erano terminate e si preparava un lungo percorso.
Con esso, i responsabili delle Istituzioni avrebbero dovuto cominciare a fare i conti per tagliare la spesa corrente, recuperare le risorse e fare investimenti, in modo da alimentare sviluppo e occupazione. Non l’hanno fatto e ora si trovano con l’acqua alla gola.
Il Sindaco di Partinico si è messo in ridicolo determinando i limiti di velocità delle proprie strade urbane: pensate, 10 km all’ora. Ciò perché, ha dichiarato, non ha i soldi per coprire le buche delle strade, ogni 3/5 metri. Se non fa neanche questo, un Sindaco dovrebbe andarsene, perché non serve né ai propri cittadini né a una politica degna di questo nome.
L’esempio è sintomatico di una situazione non più sostenibile.

Il presidente della Regione si è comportato all’incirca allo stesso modo. Da quando si è insediato (novembre 2012) il Pil è continuato a precipitare e con esso l’occupazione. A distanza di due anni e mezzo dall’inizio di questa terza disgraziata legislatura ad elezione diretta (le altre due sono quelle di Cuffaro e Lombardo), la situazione è diventata tragica.
Ciò perché Crocetta non ha avuto la capacità di imbrigliare immediatamente le spese clientelari, di tagliare le unghie ai privilegiati (dirigenti, dipendenti e pensionati regionali), di lasciare a casa i precari, mentre, aprendo i cantieri, avrebbe creato decine di migliaia di posti di lavoro ove gli stessi precari, se capaci, avrebbero potuto trovare occupazione, oltre a parte dei 379 mila disoccupati.
Crocetta e Sindaci, se fossero stati bravi amministratori, avrebbero dovuto fare redigere i Piani aziendali utilizzando il metodo dei costi e fabbisogni standard.
Che significa questo? Significa che nessun costo relativo a servizi prodotti ed erogati dall’amministrazione, avrebbe potuto superare quello di altro ente o Regione virtuosi.
 
Così agendo, presidente di Regione e Sindaci avrebbero risparmiato risorse da utilizzare per investimenti, apertura di cantieri, infrastrutture, riparazioni idrogeologiche del territorio: tutte attività produttive di ricchezza e di nuovi posti da offrire a chi il lavoro non ce l’ha.
Ma questo, presidente di Regione e Sindaci non l’hanno fatto, cosicché il Pil e l’occupazione sono precipitati e, peggiore del peggio, la drammatica situazione del bilancio 2015 della Regione sembra senza vie di scampo.
Il governo centrale non si fida di Crocetta e dell’Ars e tiene stretti i cordoni della borsa. Senza i provvedimenti statali, Crocetta e Ardizzone hanno solo due possibilità: o dichiarano fallimento, non riuscendo ad approvare il bilancio 2015 entro il termine ultimo del 30 aprile (mancano 26 giorni); ovvero approvare un bilancio inconcludente che prevede solo il pagamento di stipendi ai privilegiati e la sopravvivenza delle dannose partecipate regionali.
In questo caso, non potranno essere previsti i trasferimenti ai 390 Comuni, i quali a loro volta dovranno approvare bilanci preventivi 2015 solo per le spese correnti.

Non si tratta di uno scenario apocalittico, bensì realistico. Agenzie di stampa hanno comunicato che in conseguenza di ciò 40 mila famiglie resterebbero senza stipendio, ma noi abbiamo calcolato che tali privilegiati (perché hanno percepito stipendi senza lavoro produttivo di ricchezza), forse sono 60/80 mila.
Tali agenzie di stampa, però, non rispettando il principio etico della completezza e dell’obiettività dell’informazione, non hanno denunciato che vi sono ben 379 mila disoccupati siciliani e un milione di poveri. Riepilogando: 60/80 mila privilegiati da un canto, un milione di poveri dall’altro. è chiaro che i primi devono fare un passo indietro.
Ecco cosa non ha detto e fatto Crocetta: doveva riunire i privilegiati ai danneggiati (i disoccupati) e aprire contestualmente i cantieri di lavoro perché i migliori trovassero occupazione produttrice di ricchezza.
Appuntamento al 30 aprile per capire come finirà questa tragedia: Crocetta a casa o la Sicilia all’inferno.

Articolo pubblicato il 04 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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