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Autostrade e ferrovia, Sicilia in lista nera
di Liliana Rosano

L’ufficio studi della Cgia ha da poco pubblicato l’elenco delle opere interminabili e, di conseguenza, più costose. Siracusa-Gela e Palermo-Catania, ora si spera di completarle nel terzo decennio del Duemila

Tags: Cgia Mestre, Infrastrutture, Autostrada



CATANIA - Si sono tristemente guadagnate l’appellativo di “interminabili” facendo lievitare costi e segnando tempi lunghissimi di realizzazione. Nella “black list”, da poco pubblicata dalla Cgia di Mestre, anche tre opere infrastrutturali siciliane.

La prima, lo storico asse ferroviario Palermo-Catania, il simbolo di una Sicilia lenta e dai tempi biblici. La Cgia ha calcolato che la fine dei lavori è inestimabile, oltre il 2020. Al 31 dicembre 2014 sono stati spesi 41 miliardi ma ancora ne mancano 37 miliardi da reperire, circa il 91 per cento.

Le altre opere sono l’asse autostradale Messina-Palermo e l’autostrada Siracusa-Gela.
La prima, che collega il capoluogo siciliano alla città peloritana è stata completata, mentre per la seconda sono stati stimati 2 miliardi da reperire ancora e 13 miliardi spesi allo scorso 31 dicembre. Anche qui, bisogna aspettare oltre il 2020 per vedere alla luce un’autostrada.

Secondo il Rapporto della Cgia, nonostante siano ben poche le principali grandi opere incluse nel Programma delle infrastrutture strategiche definite dalla Legge Obbiettivo nel 2001 ad essere state completamente terminate, i costi, invece, hanno subito una vera e propria impennata. Il caso più evidente riguarda la tratta ferroviaria ad alta velocità Milano-Bologna-Firenze. Se nella delibera del Cipe del 2001 era previsto un costo di quasi 1,3 miliardi di euro, al 31 dicembre scorso la mega opera, ormai ultimata, è costata oltre 13 miliardi di euro, pari ad un incremento del 917 per cento.

Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, tiene però a precisare: “È utile sottolineare che il risultato emerso dalle comparazioni tra il costo definito nel lontano 2001 e quello sostenuto o previsto in questo momento va preso con le pinze. Non bisogna dimenticare che rispetto a 14 anni fa molte infrastrutture hanno subito delle importanti varianti in corso d’opera. Per molte di queste, inoltre, si è reso necessario realizzare un elevatissimo numero di interventi complementari. Per  quanto riguarda la Tav Milano-Bologna-Firenze, ad esempio, l’opera è stata definita col passare degli anni: un lavoro in progress che ha snaturato il progetto e i costi iniziali. Tutto ciò, ovviamente, ha contribuito a far lievitare i costi”.

Tuttavia, il dubbio rimane: come mai in Italia le grandi opere subiscono degli aumenti così importanti in corso d’opera ? In questa analisi, tiene a precisare l’Ufficio studi della Cgia, sono stati scelti 27 interventi: sono quelli di maggiore dimensione (a partire da un costo di 2,3 miliardi di euro), come da delibera del Cipe del 2001. Sebbene lo stato di avanzamento di queste 27 grandi infrastrutture prosegua con una velocità molto contenuta, c’è da segnalare che le risorse da reperire per terminare i lavori sono ancora molte. A fronte di un costo per l’ultimazione dei lavori stimato al 31 dicembre 2014 in 223,6 miliardi di euro, all’appello ne mancano ben 134,6 miliardi, pari al 60 per cento del totale.

Articolo pubblicato il 08 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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