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Avanti Pm e GdF, fare piazza pulita
di Carlo Alberto Tregua

Il Decalogo di Anac e Mef

Tags: Anac, Mef



Corruzione e attività mafiosa rappresentano una miscela esplosiva. La mafia non usa più i kalashnikov, tant’è vero che gli omicidi dei clan sono passati dai 718 del 1991 ai 52 del 2013.
Questo non significa che la malavita organizzata ha abbandonato il settore economico. Tutt’altro. Ha cambiato strategia e modus operandi. Ha sostituito all’arma russa un’arma molto più efficace e penetrante qual è quella delle mazzette. Lo ha denunciato Franco Roberti, direttore nazionale dell’Antimafia: La corruzione è diventata il fattore strategico e strumentale dell’espansione mafiosa.
Se a questo si aggiunge il forte indebolimento morale del ceto politico e le insopportabili incrostazioni di quello burocratico, si capisce bene come il nostro Paese sia scivolato in fondo alla classifica di quelli civili.
La maggiore corruzione è nel sistema degli appalti, utilizzati con il meccanismo perverso della revisione prezzi, che consente di recuperare provviste necessarie a pagare le mazzette. Nel sistema degli appalti vi è il sottosistema dei subappalti in cui l’infiltrazione criminale è molto presente.

Il danno di questo meccanismo criminale consiste nel rallentamento dell’esecuzione delle opere e nell’incremento incredibile del loro costo finale: il danno e la beffa. Il danno perché il denaro pubblico viene dilapidato, la beffa perché le opere pubbliche vengono sistematicamente consegnate con molto ritardo, salvo eccezioni in cui addirittura vengono consegnate in anticipo facendo guadagnare all’impresa il corrispondente premio.
All’inizio di questo Governo, Matteo Renzi ha subito nominato Raffaele Cantone presidente dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). Il magistrato ha iniziato ad accendere i riflettori sulle opere grandi e minori, attivando inchieste.
Non solo, l’Anac, insieme con il Mef (ministero dell’Economia e delle Finanze) ha compilato un Decalogo anticorruzione pubblicato il 25 marzo sul sito www.anticorruzione.it, che entrerà in vigore il 15 aprile.
Cantone ha affermato anche che è necessario creare un sistema di anticorpi contro la corruzione, in tutti gli Enti pubblici, una sorta di sistema immunitario che ammazzi virus e batteri. Analizziamo il Decalogo.
 
Viene richiamata la legge 190 del 2012, secondo cui la normativa anticorruzione si applica anche a tutte le partecipate pubbliche di qualunque livello, perché tutte sono esposte ai medesimi rischi che il legislatore ha inteso prevenire.
Tale legge obbliga Enti pubblici e società partecipate a inviare entro il 31 dicembre di ogni anno una relazione all’Anac sui fatti di corruzione che si sono verificati all’interno di tali Enti. Ma solo una minoranza degli ottomila Comuni e delle venti Regioni ha ottemperato alle prescrizioni.
Il Decalogo richiama il Dlgs 231/2001 per garantire la prevenzione dei reati, integrato da misure idonee. Dovrebbe cominciare, in tal modo, una lotta senza quartiere nei confronti di corrotti e corruttori, da parte di ministri, presidenti di Regione, sindaci e amministratori delle partecipate pubbliche.
La citata legge 190/2012 prevede anche che all’interno di ogni Ente debba essere individuato il responsabile anticorruzione, il quale non può aspettare che tali casi si scoprano per pura fortuna, ma deve attivare inchieste interne per scoprire aree di inefficienza, che generano corruzione.

Inoltre, i citati Enti hanno l’obbligo di redigere il Programma triennale della trasparenza. Quando c’è trasparenza totale, la corruzione viene debellata. è proprio l’opacità in Enti pubblici e partecipate a favorire la corruzione.
Il Decalogo prevede l’incompatibilità e l’inconferibilità degli incarichi secondo il Dlgs 39/2013 per gli amministratori di società e per i dirigenti, anche di quelli che hanno cessato il rapporto di lavoro, ma che continuano sotto forma di consulenti.
Prevede anche che i dipendenti che segnalano illeciti siano fortemente tutelati. Obbligo, infine, di monitoraggio e di rotazione fra dirigenti per evitare incrostazioni.
Il sistema di  prevenzione non si traduca in mero adempimento formale e sia, piuttosto, calibrato e dettagliato come modello organizzativo vero e proprio, afferma il Decalogo.
Avanti Pm e GdF, avete la solidarietà dei cittadini per il vostro difficile lavoro, indispensabile per fare pulizia in un sistema pubblico corrotto.

Articolo pubblicato il 08 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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