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“Né tagli né tasse” falso clamoroso
di Carlo Alberto Tregua

Renzi sì, Zambuto no

Tags: Matteo Renzi, Def, Tasse



Abbiamo stima di Matteo Renzi. Ma questo non ci esime di fare il nostro dovere di cronisti rilevando il falso clamoroso che ha affermato il presidente del Consiglio nella conferenza stampa post Def di martedì 7 aprile.
Renzi ha detto che il Def del triennio 2015/2017 non prevede nuove tasse e neanche (questo è il falso) tagli. La contraddizione è del tutto evidente. Ci spieghiamo.
La Legge di Stabilità 2014 prevedeva le cosiddette clausole di salvaguardia, cioè aumento di Iva e accise se non si fosse effettuata una diminuzione di spesa, come dire tagliare la spesa. Proprio questo Def prevede che tale aumenti di Iva e accise non vi saranno perché compensate da tagli di tasse, agevolazioni ed altro: comunque tagli.
È ovvio che i conti dello Stato vadano riequilibrati, ma questo Governo non va nella giusta direzione, che sarebbe quella di fare diminuire la montagna del debito pubblico arrivata al 133,7% del Pil per 2.165,9 mld (gennaio 2015).   

È evidente che il Paese deve agganciare la ripresa internazionale, favorita dal forte calo dei tassi sui crediti e dall’altrettanto forte calo del prezzo del petrolio, nonché dal deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro, che viaggia verso la parità.
Ma tale aggancio potrà avvenire se si rimette in moto l’economia, preliminare per le assunzioni. La decontribuzione relativa ai nuovi assunti, con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, va in questa direzione. Ma se gli ordini delle industrie ed il fatturato delle imprese non aumentano non vi saranno nuove assunzioni, seppure agevolate.
Quelle che si stanno verificando in questi primi mesi sono soprattutto trasformazioni di contratti a tempo determinato, che tuttavia non hanno frenato complessivamente la disoccupazione, inchiodata al 12,7% (febbraio 2015).
Per fare girare la ruota economica occorrono almeno tre iniziative: lotta spietata alla corruzione, che inquina la concorrenza, fa prevalere i malviventi sulle persone oneste e impedisce a quelle brave e meritevoli di prevalere; lotta all’inefficienza generalizzata nella burocrazia; lotta al ceto politico, gracile ed incapace di essere una vera guida di Stato, Regioni e Comuni.
 
Il Def indica una crescita del Pil 2015 dello 0,7%,dell’1,4%nel 2016 e dell’1,5% nel 2017: obiettivi realizzabili solo se si attuano le riforme indispensabili, prima fra le quali quella della pubblica amministrazione.
Dalle bozze del Ddl Madia non sembra che vi siano quei criteri che portino all’efficienza generalizzata del sistema burocratico di tutti i livelli: questo è ovvio perché i testi sono formulati dagli stessi burocrati parrucconi che tentano di perpetuare il loro potere contro l’interesse dei cittadini.
Siccome il ceto politico è ignorante, traduce la sua incapacità di guidare i burocrati in una sorta di accondiscendenza che non porta al sostanziale cambiamento del modus operandi.
È indispensabile una fortissima semplificazione di norme e procedure; è indispensabile la fortissima responsabilizzazione dei dirigenti che vanno sanzionati sino al licenziamento, quando sono inefficienti e non raggiungono i risultati, ma premiati quando li raggiungono.

Un’osservazione su due fatti uguali, ma trattati dalla stampa in modo diverso. Marco Zambuto è stato esautorato e costretto a dimettersi dall’incarico di presidente dell’assemblea regionale delPd perché aveva fatto visita a Berlusconi a Palazzo Grazioli diRoma.Accusato di connivenza con Forza Italia è stato sbattuto fuori senzacomplimenti.
Ricordiamo invece che, a suo tempo, Matteo Renzi si recò ad Arcore, a far visita all’ex Cavaliere. L’allora sindaco di Firenze disse che gli sembrava del tutto normale avere rapporti istituzionalianche conavversari. Perché il Pd non ha fatto lo stesso con Zambuto, che noi non conosciamo, non avendolo mai incontrato?
Due pesi e due misure del tutto incomprensibili.
Sposiamo la tesi di Renzi, che quindi doveva essere applicata anche a Zambuto, e cioè che sono normali i rapporti anche con gli avversari. In ultimo, salutiamo l’emersione di due teneri virgulti delPd, ambedue ex comunisti, quali candidati sindaci di Agrigento ed Enna, cioè Angelo Capodicasa eMirelloCrisafulli. Evviva il rinnovamento! Eureka!

Articolo pubblicato il 09 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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