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Sicilia e Sud, qui essere mamme è più difficile
di Serena Giovanna Grasso

Save the children: rispetto al numero raccomandato di consultori, uno ogni 20 mila abitanti, nell’Isola la proporzione scende a 0,8. Nel Mezzogiorno solo il 10% delle donne in gravidanza ha accesso ai corsi di accompagnamento alla nascita

Tags: Save The Children, Donne, Gravidanza



PALERMO – Dare alla luce una nuova vita non è affatto un gesto semplice e scontato che si esaurisce nel parto. Al contrario, si tratta di un lungo percorso che inizia ancor prima del concepimento, prosegue per i nove mesi della gravidanza e ancora oltre fino alla nascita e alla crescita del bambino. Dunque, è necessario che la donna venga accompagnata lungo questo percorso prima, durante e dopo la gravidanza.
 
Deputato a questa funzione è il consultorio familiare, ovvero quel presidio biomedico istituito negli anni ’70 sotto le pressioni dei movimenti femministi che volevano proporre un’alternativa alle relazioni gerarchiche della medicina in quegli anni vigenti in tema di salute e sessualità. L’intenzione è stata quella di fare dei consultori il perno di un processo di umanizzazione del percorso nascita e della gestione della salute riproduttiva. Proprio in segno della tortuosità del cammino da percorrere si rileva una tale complessità e numerosità delle figure professionali che di norma dovrebbero essere presenti all’interno del consultorio: infatti, si va dal ginecologo all’ostetrico, dallo psicologo all’assistente sociale, fino poi ad arrivare al pediatra.

È compito del consultorio indicare alla donna, in base alla tipologia della sua gravidanza, il percorso assistenziale più appropriato: dunque, se può continuare ad essere seguita dal consultorio stesso, o se è il caso di rivolgersi a strutture ambulatoriali o ospedaliere. Alla luce delle suddette considerazioni, appare lampante la necessità di una diffusione capillare ed efficiente delle strutture. Ma sulla base dei dati forniti da Save the children all’interno del rapporto “Mamme in arrivo”, così non è.
 
Infatti, secondo quanto riportato nel summenzionato rapporto, l’Iss (Istituto superiore di sanità) ritiene necessaria la presenza di un consultorio ogni 20 mila abitanti. Sono davvero poche le regioni che raggiungono appieno questo standard: nella maggior parte dei casi ci si avvicina, senza adempiere pienamente; sintesi ne è il valore medio nazionale pari a 0,7. In questo contesto la Sicilia si uniforma pienamente al valore medio nazionale, registrando 0,7 consultori ogni 20 mila abitanti: in termini assoluti nell’Isola sono presenti 182 consultori, ovvero l’8,5% delle unità totali rilevate a livello nazionale (2.152). risultati decisamente più soddisfacenti sono stati conseguiti dal Piemonte (1 ogni 20 mila abitanti), Valle d’Aosta (3,5), Emilia Romagna (1,1), Toscana (1,4) e a sorpresa per il Mezzogiorno la Basilicata (1,2).

Oltre l’esigua presenza, ulteriori sono le criticità rilevate e denunciate dall’Iss: si va dai pochi fondi messi a disposizione per il servizio, al personale insufficiente fino poi a giungere inevitabilmente alla scarsità dei servizi offerti. Proprio a proposito di servizi, uno dei più importanti è rappresentato dai corsi di accompagnamento alla nascita. È ancora una volta il Sud a dover pagare le inefficienze: infatti, non solo il Mezzogiorno accoglie un numero inferiore di consultori, ma anche a causa di ciò sarà nettamente più contenuta la quota di donne che potranno accedere ai servizi, in particolar modo ai corsi di accompagnamento alla nascita poiché al Sud e nelle Isole sono quasi completamente svolti da questi istituti.

Infatti, mentre al Centro – Nord quasi il 50% di tutti i corsi di accompagnamento alla nascita effettuati vengono organizzati dai reparti ostetrici degli ospedali; al Sud solo i consultori familiari, laddove sono presenti, offrono questa opportunità, mentre gli ospedali svolgono un ruolo assolutamente marginale. Va da sé concludere come questo fattore non fa altro che escludere una quota consistente di donne. Per l’appunto, mentre nell’Italia centro – settentrionale ha avuto accesso al corso di accompagnamento alla nascita il 40% delle donne,  nel Mezzogiorno questa percentuale è destinata a crollare al 10%.
 
Veniamo ad esempio al caso siciliano: nella nostra regione solo il 71% dei consultori organizza questo tipo di corsi, fattore che contribuisce a limitare l’accesso delle donne in gravidanza; si pensi al contempo ad una regione come la Sardegna la cui adesione da parte dei consultori sale al 90%.

Ancora troppe donne in Sicilia, e come rilevato in tutto il Mezzogiorno più in generale, vengono private della partecipazione  ai corsi di preparazione al parto, di preparazione alla nascita e di accompagnamento alla nascita. Naturalmente con tutto quel che comporta per la salute tanto della mamma, quanto del nascituro: è stato dimostrato che la frequenza dei corsi di accompagnamento alla gravidanza riducono la probabilità di un taglio cesareo, migliorando al contempo la soddisfazione percepita dalle donne rispetto all’esperienza del parto.

Alla luce delle riflessioni formulate fino a questo momento, va da sé concludere che l’Isola e tutto il Mezzogiorno più in generale non sembrano essere terre adatte a far venire alla luce nuove vite.

Articolo pubblicato il 09 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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