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Quotidiano di Sicilia

Rischio naturale, tegola sulla Regione
di Rosario Battiato

Annullati 39 decreti per altrettanti lavori di prevenzione idrogeologica: Roma si riprende più di 2 milioni di euro. Agrigento e Messina le province più penalizzate: ad alto pericolo e senza fondi per avviare i cantieri

Tags: Rischio Idrogeologico



PALERMO – A vederli tutti in fila rendono bene l’idea di dismissione, di abbandono. I 39 decreti di annullamento dei fondi per altrettanti cantieri relativi al contenimento del rischio idrogeologico, presenti sul sito del dipartimento Ambiente, non sono soltanto l’ennesima occasione persa per cominciare a sanare alcuni pezzi della Sicilia nel mirino del rischio naturale, ma anche uno spreco produttivo per i 2,4 milioni di euro complessivi che abbandonano le imprese e i lavoratori isolani per tornare a Roma.

Non abbiamo pescato la carta sbagliata dal mazzo degli imprevisti, perché la notizia era nell’aria da dicembre quando si scatenò una durissima polemica relativa alla perdita dei fondi Pac non spesi (fondi europei e nazionali), che lo Stato si è ripreso con l’ultima legge di stabilità. A piangere sono sette province per interventi di varia natura. Ci sono sistemazione degli attraversamenti stradali e ferroviari, messa in sicurezza degli insediamenti produttivi, autostrade da riparare, passaggi fluviali, torrenti, infrastrutture viarie di vario genere.

A rimetterci è soprattutto Messina, la regina del rischio idraulico. Il piano di gestione del rischio alluvioni della Regione segnala, basandosi sui dati della protezione civile regionale, ben 9mila punti critici che potrebbero essere coinvolti dalle alluvioni. Si tratta dei ‘nodi’, cioè “intersezioni tra viabilità e corsi d’acqua o qualsivoglia situazione per la quale sia temibile una situazione di potenziale rischio relativa all’interferenza tra acque superficiali ed elementi antropici”. Ben 2.285 (29%) si trovano in provincia di Messina per una densità di 0,68 nodi per km2. Seguono Palermo (1495) e Agrigento (944).

Non è un caso che proprio nell’area peloritana, assieme all’agrigentina, si concentrasse la parte più sostanziosa dell’azione. Ben nove interventi per circa 540 mila euro, 60mila ad azione, distribuiti tra la sp per Savoca, comuni di Monforte Sangiorgio e San Pier Niceto, Alcara Li Fusi, Pagliara, Reitano e Santo Stefano di Camastra. Ad Agrigento, invece, record di interventi con ben 14 azioni specifiche per circa 900mila euro. Una somma decisiva per assestare le infrastrutture viarie del territorio e mettere in sicurezza torrenti e fiumi.

L’intervento più cospicuo andato perduto è in provincia di Ragusa. Il dettaglio è contenuto nel decreto dirigenziale firmato da Salvatore Anzà che all’articolo 1 precisa come “nelle more della riprogrammazione dei fondi PAC III Nuove azioni regionali e misure anticicliche viene annullato, in autotutela, il decreto D.D.G n. 1181 del 10/12/2014 di approvazione e finanziamento del ‘Lavori di decespugliatura e pulizia della sede alveare di un tratto di fiume Irminio’”, disimpegnando ben 172mila euro.

Non cambia nulla in una Sicilia specialista nella perdita dei fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico. Nell’ultima deliberazione di inizio marzo la Corte dei Conti ha mappato gli interventi nell’Isola, considerando gli accordi di programma quadro del 2010-2011 e la programmazione 1998-2008: appena 218 interventi conclusi a fronte di 439 totali. Numeri che hanno attivato 262 milioni di euro, mentre restano ancora sospesi, tra esecuzione, progettazione o in fase di avvio, 382 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 10 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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