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Per migliorare la qualità dell’aria la normativa europea non basta
di Rosario Battiato

Studio dei ricercatori europei: serve un aggiornamento per raggiungere gli obiettivi dell'Oms nel 2030. La Sicilia nel mirino dell’inquinamento tra sistema di controllo inadeguato e infrazione

Tags: Pm10, Inquinamento



PALERMO – L’aria europea potrebbe non riuscire a rispettare le linee guida dell’Oms senza un rigoroso e coordinato controllo delle emissioni. Lo rivela lo studio “Modelling street level Pm10 concentrations across Europe: source apportionment and possibile futures”, a cui ha collaborato anche l’Ispra, pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics, integralmente scaricabile online. Secondo la ricerca, l’applicazione della legislazione europea attuale sulla qualità dell’aria permetterebbe miglioramenti significativi in termini di inquinamento da particolato, ma, senza ulteriori sforzi di controllo delle emissioni, in molte zone d’Europa si continueranno a rilevare livelli di inquinamento dell’aria al di sopra dei limiti raccomandati dall’Ue e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. C’è anche l’Italia tra le zone più a rischio, e da non sottovalutare nemmeno il ruolo della Sicilia.

Utilizzando le stazioni di monitoraggio presenti in tutta Europa, e avvalendosi del modello Gains che fornisce stime delle emissioni e dei livelli di inquinamento atmosferico in Europa e in tutto il mondo, gli studiosi hanno approfondito i dati sul particolato verificando che “anche se negli ultimi decenni – riporta una nota dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana - le nuove politiche in Europa hanno contribuito a una significativa diminuzione dell’inquinamento atmosferico, si stima che gran parte della popolazione urbana, e non, europea sia ancora esposta a livelli di Pm superiori ai limiti consigliati dalle linee guida dell’Oms e ai limiti fissati dalla legislazione Ue”.

L’inquinamento proviene da una serie di fonti, tra cui le centrali elettriche, l’agricoltura, il riscaldamento domestico e traffico cittadino. Grazie al sistema Gains, i ricercatori hanno prospettato un percorso per avvicinarsi ai valori guida Oms, incidendo sulle diverse fonti di emissione, due delle quali sono state spesso sottovalutate: quelle da combustibili solidi utilizzati per il riscaldamento domestico, soprattutto in Europa Orientale, e quelle derivanti dall’ammoniaca adoperata nell’attività agricola.

Sono due gli scenari ipotizzati dagli studiosi. Il mantenimento dell’attuale normativa, pur abbattendo in maniera considerevole le emissioni, lascerebbe una parte consistente della popolazione europea ancora esposta a concentrazioni di Pm10 superiori agli standard Ue, in particolare nel sud della Polonia, nella Repubblica Ceca, in Slovacchia, nell’Italia settentrionale e in Bulgaria, così come nelle grandi città. Nel secondo scenario, considerando gli effetti dell’applicazione delle tecnologie di controllo dell’inquinamento atmosferico più efficaci in tutta Europa, secondo i loro calcoli, entro il 2030, “il 99% delle stazioni di monitoraggio vedrebbe i livelli di inquinamento atmosferico ridotto al di sotto dei limiti europei, anche se l’Europa orientale rimarrebbe una zona ugualmente problematica”.

C’è spazio anche per la Sicilia che ospiterebbe almeno una zona a rischio arancione (Augusta-Priolo-Melilli), secondo lo scenario ipotizzato dai ricercatori. Ma i problemi dell’aria isolana non si fermano qui. Da una parte si attende ancora il nuovo sistema regionale delle centraline di monitoraggio - l’espletamento del bando di gara per la realizzazione della rete di monitoraggio per la qualità dell’aria è stimato entro il 2015 – e l’aggiornamento del piano dell’aria della Regione. In mezzo c’è una procedura d’infrazione a causa della cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente – Superamento dei valori limite di Pm10 in Italia.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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