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Nicolò Monteleone: "Contenziosi: nel 2014 aumento del 33 per cento"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Nicolò Monteleone, Presidente del Tar Sicilia

Tags: Nicolò Monteleone, Tar Sicilia



Come mai sono aumentati i contenziosi amministrativi in Sicilia?
“Nella sede di Palermo del Tar Sicilia (che comprende le Province di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta) i contenziosi amministrativi nel 2014 sono aumentati del 33% rispetto al 2013, mentre a livello nazionale è stato registrato un incremento del 15%. Le sentenze depositate nel 2014 sono state 4.206 contro le 3.237 del 2013. Quest’esplosione di ricorsi è stata innescata da diversi filoni: la legge Pinto, che disciplina il diritto di richiedere l’equa riparazione per il danno subito per l'irragionevole durata di un processo nonché i ricorsi presentati dagli utenti disabili che hanno diritto ad aver assegnati gli insegnanti di sostegno.
L’altro filone di contenzioso concerne le espropriazioni, poiché le varie amministrazioni puntano a realizzare opere pubbliche che richiedono il decreto di esproprio. Spesso, però, ciò non avviene, perciò i privati, che sono stati espropriati dei propri terreni, ricorrono per avere il risarcimento dei danni. I tribunali amministrativi, in virtù della legge sulle espropriazioni, possono imporre la restituzione del bene o, se quest’ultimo ha subito modifiche irreversibili, condannare l’ente espropriante a corrispondere un adeguato indennizzo all’interessato.
Inoltre, ci sono i ricorsi riguardanti la Sanità ed uno di questi casi recentemente ha riguardato la vicenda del centro oncologico Humanitas. Questo centro aveva presentato un progetto per ampliare i posti letto, potenziando la struttura. L'accordo era stato firmato dall'assessorato della Salute con i vertici della struttura sanitaria e doveva essere rispettato, ma ciò non è accaduto. Altre questioni hanno riguardato i criteri di accreditamento della Regione nel settore sanitario che contrastavano il principio di libera concorrenza imposto dall’Ue. Criteri che non potevano restare in vigore in presenza di ricorsi, com’è avvenuto”.

Come mai lo Stato non paga i suoi debiti, nonostante le somme siano già predisposte in bilancio?
La Pubblica amministrazione spesso non ha la disponibilità immediata delle somme occorrenti, per cui i creditori si rivolgono al giudice amministrativo con il cosiddetto giudizio di ottemperanza. In particolare, l’interessato prima è costretto ad adire la Corte di Appello per ottenere il decreto di liquidazione dell’indennizzo per equa riparazione. Poi, se l’amministrazione non provvede, deve rivolgersi al Tar, poiché il giudice amministrativo è stato designato dal nostro ordinamento per intervenire sull’operato della Pa. Ciò anche perché può nominare un commissario ad acta il quale può anche allocare la spesa nel bilancio ed emanare il decreto di pagamento, cosa che non può fare il giudice ordinario. Ad esempio, nel caso degli espropri, il Tar nomina un commissario ad acta per trovare le somme necessarie per pagare l’espropriato e spesso si tratta di somme cospicue, non di piccoli importi.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze, che dovrebbe essere il depositario di tutti i fondi, ritarda nei pagamenti, mettendo in difficoltà lo Stato stesso. Si tratta di piccoli importi che, però, globalmente nel 2014 sono arrivati a circa 400 milioni, inclusi gli interessi che scattano. La Giustizia amministrativa, nel caso della legge Pinto, nomina, allora, un commissario ad acta talvolta nella persona del Ragioniere generale di Stato che, finora, non ha risolto questo problema dei mancati pagamenti. Così, però, alle somme da versare si aggiunge una penalità di mora, oltre agli interessi. Nel nostro ordinamento infatti è stata introdotta questa possibilità, di origine francese, che fa si che se l’Amministrazione non paga entro il termine stabilito, scatta una penalità pecuniaria”.

La giustizia amministrativa quanti giudici conta a livello nazionale e regionale?
“Tra Tar e Consiglio di Stato, a livello nazionale, sono in servizio circa 500 giudici amministrativi, rispetto agli 8 mila giudici ordinari. A Palermo è previsto un organico di 19 magistrati, di cui solo 15 sono in servizio. Si attende il concorso per l’immissione di 45 posti di referendario del Tar, anche perché, a dicembre del 2015, andranno in pensione circa 50 magistrati amministrativi. Nonostante questo, nell’ultimo quinquennio abbiamo ridotto i carichi pendenti da 31 mila a 11 mila ricorsi”.
 
L’informatizzazione può essere un aiuto per la quantità e per la rapidità dei processi?
“L’informatica è molto utile, però ha dei limiti: ciascun fascicolo va infatti studiato a fondo e questo può essere fatto solo dal magistrato, che deve partecipare all’udienza, ascoltare le parti e scrivere la sentenza, cosa che l’informatica non può fare. L’informatizzazione, però, ci ha agevolato, grazie alla creazione di banche dati, ne disponiamo di quattro, che ci agevolano anche nel rintracciare sentenze precedenti”.

Quali altri provvedimenti sono stati presi per semplificare ulteriormente le procedure?
“Il consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha stabilito, in modo flessibile, la quantità di ricorsi che si possono assegnare e di sentenze che si possono emettere. Ciò è stato fatto per garantire il massimo dell’efficienza possibile, per evitare i ritardi nell’emissione delle sentenze, salvaguardando la qualità dei risultati. Oggi, un altro aiuto ci viene dalla possibilità di emettere sentenze semplificate, emanate dopo soli 15 giorni dal deposito dei ricorsi. Un esempio è dato dai ricorsi riguardanti le richieste, da parte di utenti disabili, di assegnazione di insegnanti di sostegno, le cui sentenze sono state emanate in tempi brevi, definendo nel 2014 circa mille ricorsi rapidamente e con adeguata motivazione. Un altro esempio riguarda gli appalti, per i quali è stata prevista una corsia preferenziale, prevedendo la risoluzione dei casi entro 45 giorni dal deposito del ricorso. Tuttavia, queste corsie preferenziali vanno a discapito dei ricorsi ordinari, perché siamo costretti a darvi priorità d’intervento”.
 
Leggi più semplici possono diminuire i ricorsi?
“Sicuramente. Le amministrazioni sono costrette a districarsi tra leggi e leggine talvolta poco chiare o addirittura contraddittorie, che non aiutano. A questa situazione si è ovviato con la conferenza di servizio, dove in unico contesto sono coinvolti tutti gli enti interessati. Un procedimento amministrativo spesso richiede l’intervento di diversi enti, nonostante la legge vigente abbia previsto la figura del responsabile unico del procedimento. A ciò si aggiunga il ritardo con cui spesso l’amministrazione conclude il procedimento. Ci sono stati, ad esempio, molti ricorsi riguardanti gli impianti energetici, le cui istanze sono rimaste a lungo depositate senza esito negli uffici del competente assessorato regionale. L’amministrazione ha talmente tergiversato che dopo anni le imprese non erano più interessate nonostante le sentenze favorevoli. Per questi ritardi i risarcimenti richiesti sono stati molto elevati (talvolta anche milionari)”.

La Giustizia amministrativa può svolgere un ruolo consultivo?
“A livello nazionale, il Consiglio di Stato svolge anche un ruolo consultivo con l’emanazione di pareri anche per quanto riguarda i ricorsi straordinari al Capo dello Stato. In Sicilia tale ruolo è riservato dal Consiglio di Giustizia amministrativa, il quale svolge due funzioni, quella giurisdizionale di decisione degli appelli avverso le sentenze del Tar siciliano e quella consultiva nei confronti della Regione siciliana. Se le Amministrazioni adottano un provvedimento in conformità al parere, difficilmente incorrono in illegittimità, per cui in questi casi i contenziosi dovrebbero diminuire. Viceversa, il Tar non ha alcuna funzione consultiva, ma soltanto giurisdizionale nel senso che è chiamato a risolvere le controversie con le sue sentenze”.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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