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Strage Ustica, la Corte di appello di Palermo ha respinto il ricorso dei Ministeri
di Redazione

La Corte: “Il Dc9 precipitò o per un missile o per un contatto con un altro velivolo in un'azione aerea militare”. L’illecito della Difesa che ha ostacolato allora la verità è però ormai prescritto

Tags: Ustica



PALERMO - La Corte di appello civile di Palermo, presidente Rocco Camerata Scovazzo, ha respinto il ricorso dei ministeri della Difesa e dei Trasporti alla sentenza del settembre 2011. I giudici di appello di Palermo, pur ritenendo prescritto il presunto illecito del ministero della Difesa che avrebbe ostacolato l’accertamento della verità sulle cause del disastro aereo di Ustica (cioè occultamenti e depistaggi da parte di esponenti militari e delle istituzioni), ha confermato che nel “1999 quando fu depositata la sentenza ordinanza del procedimento penale era già chiara la gravità delle interferenze e degli ostacoli al raggiungimento della verità posti in essere tramite le condotte riconducibili al ministero della Difesa”.

La prescrizione quinquennale, come ha riferito ieri pomeriggio l’agenzia Ansa, secondo i giudici, sarebbe quindi cominciata a decorrere “quanto meno dal deposito della sentenza ordinanza del procedimento penale nel ‘99 e non, come aveva detto il tribunale, dal 6 aprile 2006 col deposito della sentenza con cui la corte di assise di appello di Roma assolse gli imputati Ferri e Bartolucci”.

Dopo la sentenza del giudice Paola Protopisani che condannava i ministeri della Difesa e dei trasporti a risarcire i familiari di 17 vittime della strage di Ustica, nel settembre 2011, il Governo Berlusconi annunciò subito il ricorso. La sentenza venne definita “inaccettabile” dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa e dal sottosegretario Carlo Giovanardi.

Giovanardi convocò una conferenza stampa a Palazzo Chigi, per annunciare che “il Governo impugnerà una sentenza ideologica firmata da un giudice monocratico che butta a mare 31 anni di processi e perizie, ribaltando decisioni prese da una ventina di magistrati”.

La Corte di appello di Palermo, invece, con la sentenza di ieri, che dovrà motivare, ha sposato le tesi di Protopisani anche sui tempi di prescrizione - che decorrono dalla sentenza-ordinanza del giudice istruttore del 31 agosto 1999.

La Corte ha evidenziato che “le azioni risarcitorie civili, in una vicenda così controversa e complessa come quella di Ustica, erano, quanto all’acquisizione degli elementi probatori, interamente subordinate agli accertamenti in sede penale. Solo nel processo penale era di fatto possibile eseguire gli accertamenti rilevanti e indispensabili ai fini dell’individuazione delle cause del disastro”.

La Corte ritiene invece prescritti i tempi per l’illecito consistito nell’aver ostacolato l’accertamento della verità sulle cause del disastro. La Corte ha accettato anche la tesi del tribunale che esclude il cedimento strutturale o l’ipotesi della bomba e sulla base della regola del ”più probabile che non” dice che il Dc9 precipitò o per un missile o per un contatto con un altro velivolo in un’azione aerea militare.

La Corte, inoltre, ha citato un’altra causa risarcitoria, sulla stessa vicenda che ha condiviso l’orientamento del tribunale sulle cause del disastro.

Questo punto - sottolinea l’agenzia Ansa - appare importante considerato che un ricorso è stato presentato alcune settimane fa dall’avvocatura dello Stato contro una altra sentenza risarcitoria che riguarda Ustica. La Corte ha dunque confermato la responsabilità dello Stato sul controllo e sicurezza aerea.

Articolo pubblicato il 16 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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