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Quotidiano di Sicilia

Almaviva, raggiunto l’accordo per garantire l’occupazione
di Michele Giuliano

Lontani i rischi sui possibili licenziamenti di massa per gli operatori call center dell’azienda siciliana. Spauracchio ormai alle spalle, ma rimangono attivi i contratti di solidarietà

Tags: Call Center, Lavoro, Almaviva



PALERMO - Salva in Sicilia una buona fetta del mondo occupazionale in Sicilia. I paventati tagli ai call center, ed in particolare quelli collegati ad Almaviva che contano in Sicilia qualcosa come 2.500 lavoratori, sembrano allontanarsi. Notizie che filtrano da Roma a margine di un accordo raggiunto tra la stessa società i sindacati nella sede degli industriali dove si è tenuto un confronto serratissimo ed a tratti anche ad alta tensione.

Per sommi capi si è riusciti a porre i primi paletti che in pratica sono serviti ad evitare nuovi licenziamenti che sino a qualche giorno fa apparivano inevitabili. Intanto è arrivata la firma in calce all’accordo che sostanzialmente preserva proprio la sede siciliana di Palermo, sino ad oggi invece quella più penalizzata. In pratica si spalmerà l’applicazione dei contratti di solidarietà su tutte le sedi sul territorio nazionale e questo permetterà di evitare i licenziamenti. Sostanzialmente al lavoratore si applicherà una riduzione dell’orario lavorativo in una certa percentuale, facendo abbassare quindi i costi della sua basta paga e permettendo all’azienda di mantenere tutti i dipendenti seppur per l’appunto ad orario ridotto.
 
L’accordo di solidarietà in Almaviva Contact, 25 per cento su base nazionale per 12 mesi (con picchi del 45 per cento su Roma e Palermo) sarà applicato in tutti i siti nazionali e permette ad Almaviva di sciogliere positivamente la riserva per l’acquisizione della commessa di Wind e, in particolare, di salvaguardare l’occupazione del sito di Palermo e di quello di Roma. Un primo tassello di non poco conto se si considera che era in ballo l’intenzione di avviare le procedure di mobilità per 2 mila di questi lavoratori, la maggior parte dei quali erano stati individuati proprio in Sicilia.

Su Palermo, in particolare, dopo le polemiche con l’amministrazione comunale, si è registrato l’impegno di Almaviva a cercare una soluzione insieme alle istituzioni locali per una nuova sede che possa garantire la piena occupazione dell’insediamento produttivo nel capoluogo siciliano.

Lo scorso febbraio l’amministratore delegato di Almaviva aveva annunciato di volere liberare una delle due sedi palermitane, i locali di via Cordova, dove sono impiegati circa 1.500 lavoratori. Si erano prospettati, inoltre, trasferimenti collettivi su altre sedi e una “societarizzazione” dell'azienda. Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno più volte accusato sotto questo aspetto la egione di inerzia: “Con migliaia di lavoratori in questi mesi per ben due volte abbiamo invaso le strade della città e sfilato sotto le mura del governo regionale, che non è stato in grado di produrre nessuna iniziativa. E a nulla sono servite le liturgiche riunioni con le commissioni parlamentari dell’Assemblea regionale”.

Il paradosso è che questa vertenza si cala in un contesto in cui tutte le stime indicano una crescita globale del settore, che passerà nel 2016 da 38 a 46 miliardi di euro. Anche dove c’è crescita la Sicilia rischia di sprofondare, questa la triste realtà.
 

 
Sindacati scettici e stipendio il 10 di ogni mese
 
Nonostante attraverso l’accordo raggiunto si è riusciti ad evitare una ecatombe di possibili licenziamenti, i sindacati non parlano di punto di arrivo ma semmai di punto di partenza. “L’accordo – sottolinea Giorgio Serao della segreteria nazionale della Fistel - rappresenta il punto di partenza per tentare di rilanciare l’azienda nella difficile situazione di mercato dei call center, dove mancano le regole e le delocalizzazioni, le gare al massimo ribasso e i cambi di appalto rappresentano una malattia cronica del settore a cui il Governo non è  ancora riuscito a dare risposte. Il sindacato deve assumersi responsabilità che la politica non è in grado di assumersi”. Un punto, soprattutto, ha fatto infuriare i lavoratori, ovvero la decisione che gli stipendi saranno erogati il 10 di ogni mese. Le Rsu hanno annunciato che terranno delle assemblee per illustrare i termini dell’accordo a tutti i dipendenti coinvolti. L’accordo sarà monitorato a livello territoriale con appositi tavoli che gestiranno la corretta applicazione dell’intesa in merito all’applicazione dei contratti si solidarietà. Le parti hanno anche previsto una mobilità volontaria, con indennizzi, e la ricollocazione dei lavoratori che hanno perso le commesse.

Articolo pubblicato il 16 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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