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Raffaele Cantone: "Prevenire la corruzione, ma poi sanzioni"
di Alessio Petrocelli

Forum del Quotidiano di Sicilia con il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone

Tags: Anac, Raffaele Cantone



Presidente Cantone, l’autorità da lei diretta ha gli strumenti legislativi necessari per intervenire con efficacia e preventivamente sui casi di corruzione?
“La funzione dell’Autorità è quella di far rispettare una serie di norme, con funzione preventiva, al fine di limitare il fenomeno della corruzione. Non spetta, invece, all’Autorità il compito di individuare episodi di corruzione, tranne che in specifici casi, previsti da norme speciali, tra cui il commissariamento degli appalti, in cui abbiamo potere d’intervento.
Ritengo che l’Autorità abbia un ampio potere di controllo a sua disposizione in materia di anticorruzione e di trasparenza, seppur con qualche carenza normativa su alcuni aspetti dell’attività preventiva. Tuttavia, se questi ‘poteri di controllo’ non sono integrati e coordinati da una normativa mirata rischiano di diventare fine a se stessi”.

Le amministrazioni sono tenute per legge ad inviarvi una relazione a fine anno?
“Esatto, anche se le relazioni non sono un aspetto determinante, in quanto noi stessi possiamo procedere a verificare l’effettiva pubblicazione dei dati, su segnalazione o d’ufficio, sui siti delle amministrazioni. Se quella amministrazione ha omesso di pubblicare un certo dato, rileviamo questa omissione e interveniamo ordinando che il dato venga inserito, questo è il “potere d’ordine”.

Quali sanzioni sono previste se non viene osservato l’obbligo di pubblicazione dei dati?
“Non c’è una sanzione, tranne che in alcuni casi specifici che riguardano, ad esempio, la mancata indicazione dei compensi di amministratori.
Il meccanismo sanzionatorio a disposizione dell’Autorità è uno degli aspetti che andrebbe integrato, fermo restando che ho molta fiducia anche in quei sistemi, peraltro diffusi in molti stati del mondo, che utilizzano la sanzione “reputazionale”. Ritengo che nessuna amministrazione vorrebbe avere sul proprio sito una censura di irregolarità per omessa pubblicazione dei dati. Questo provvedimento ha una sua capacità deterrente che, per certi versi, è anche maggiore di una modesta sanzione.
Nel caso del mancato adeguamento dell’amministrazione agli ordini dell’Autorità, invece, la mancanza di una sanzione vera e propria determina il rischio di vanificare l’attività svolta. Per tale motivo ritengo opportuna la previsione di un meccanismo sanzionatorio per questi casi.
Ad oggi a seguito di ordini di adeguamento alle norme sulla trasparenza emessi dall’Autorità, le amministrazioni, nella maggioranza dei casi, si sono messe in regola rispetto alla normative”.

Cosa può dirci per quanto riguarda l’attività anticorruzione?
“Tutte le amministrazioni e gli enti pubblici devono predisporre dei piani, così come previsto dalla legge. Da verifiche condotte risulta che quasi tutte le amministrazioni hanno ottemperato a queste disposizioni. Il piano anticorruzione deve essere considerato come un meccanismo di programmazione: l’amministrazione individua le aree a rischio corruzione, ne effettuata una mappatura e prevede delle azioni volte ad evitare i rischi stessi, così come avviene nel settore privato”.

Ad oggi questo meccanismo dei piani ha funzionato bene?
“Assolutamente no, ha prevalso una logica burocratica: i piani sono stati adottati senza la necessaria formazione ed esclusivamente per ottemperare l’obbligo di legge. I piani sono uno strumento di programmazione che va al di là della lotta alla corruzione se utilizzati intelligentemente.

Cosa fare per far funzionare meglio questi piani?
“Innanzitutto occorre semplificare il piano nazionale il quale funge da schema per la redazione successiva dei piani delle singole amministrazioni. Abbiamo creato un gruppo di lavoro ad hoc che si sta occupando di tale processo di revisione consentendoci così di individuarne gli attuali punti deboli.
Al termine del lavoro, verrà redatta una relazione sullo stato dei piani che servirà come punto di partenza per capire in che modo va migliorato il piano nazionale. Il piano ha durata triennale, quest’anno non è stato ancora stilato - lo faremo forse alla fine del 2015 - poiché, appunto occorre prima terminare la revisione”.
 
C’è un problema di numeri sui controlli che andrebbero effettuati in Italia. Le amministrazioni sono tante, come pensate di poter controllare un numero così elevato?
“Non abbiamo la pretesa di poter controllare tutte le amministrazioni, operiamo in base ad un doppio criterio: su istanza ed attraverso meccanismi di vigilanza d’ufficio. Ogni anno programmiamo le attività dei controlli sulla trasparenza su un certo numero di amministrazioni, ad esempio i principali comuni italiani. Individuiamo i criteri oggettivi e concentriamo la nostra azione su questi, a ciò si aggiungono i controlli su segnalazione. Ritengo che, in un anno, il numero dei controlli che effettuiamo ci consente di avere un campione abbastanza ampio. Aggiungo che sul piano della trasparenza sono stati fatti enormi passi avanti rispetto al passato, grazie ai recenti interventi normativi. C’è una maggiore trasparenza e la situazione sta migliorando. Inoltre, abbiamo avuto modo di rilevare una grande attenzione da parte dei cittadini, degli enti e delle associazioni, da cui deriva una sorta di controllo democratico diffuso. Un dato molto importante che ci porta a pensare, che in prospettiva, ci sarà un ulteriore miglioramento del sistema trasparenza”.

La Guardia di Finanza ha recentemente dichiarato che un appalto su tre è irregolare, che ne pensa di tale stima?
“Il dato della Gdf non riguarda fenomeni esclusivamente di corruzione, bensì appalti irregolari. Le irregolarità sono un concetto amplissimo di cui la corruzione è solo un aspetto”.
 

 
Scarsa fiducia degli enti verso i piani anticorruzione

Quali funzioni ha il responsabile della trasparenza,  nominato dalle amministrazioni per legge?
“Ogni amministrazione individua e nomina un soggetto come responsabile della trasparenza e un soggetto come responsabile dell’anticorruzione.
Attualmente i responsabili  per la trasparenza vengono individuati tra i dirigenti delle stesse amministrazioni. L’ideale sarebbe invece creare un organismo possibilmente autonomo dall’organo politico. Una figura come quella dei segretari comunali che vengono scelti dai sindaci, ma da un albo nazionale. Noi avevamo pensato ad una figura ancor più indipendente, non necessariamente collegata al territorio.
Per quanto riguarda il responsabile dell’anticorruzione, quest’ultimo non ha il compito di scoprire la corruzione, ma quello di far rispettare il piano anticorruzione all’amministrazione. Una volta migliorato il piano nazionale, il nostro obiettivo è di interfacciarci sempre di più con i responsabili locali.
Il piano è lo strumento che può aiutare a prevenire la corruzione. Sono convinto che un buon piano renderebbe più complicato l’affermarsi di fenomeni corruttivi”.

Secondo lei, quali sono le ragioni che ostacolano l’adozione di adeguati piani anticorruzione da parte delle amministrazioni?
“Le ragioni a mio parere sono due, una scarsa fiducia sulla reale utilità di questo strumento e la considerazione che i piani siano l’ennesimo strumento di natura burocratica a carico delle amministrazioni.
Non creda che ci sia soltanto mala fede, c’è un problema di negligenze e di lassismo che sono atteggiamenti anche più difficili da contrastare”.
 

 
Stampa: strumento efficace per diffondere trasparenza

Dato che la diffusione dei pc tra i cittadini ancora non è molto elevata, i quotidiani possono avere un ruolo per promuovere la trasparenza?
“Sono convinto che uno dei meccanismi di prevenzione della corruzione sia la conoscenza. In questo senso la stampa può svolgere un ruolo importantissimo. Se riusciamo a far funzionare bene il meccanismo della trasparenza, di conseguenza potremmo ottenere con facilità tutte le informazioni. Sarà ad esempio semplice sapere chi ha vinto l’appalto nel comune x e così via.
Come accennato, sono stati fatti grandi passi avanti in tal senso. In passato di fronte a queste richieste si potevano incontrare resistenze di vario genere. Oggi sui siti delle Istituzioni è più semplice trovare le notizie che si cercano.  Questo meccanismo di controllo diffuso, d’altra parte, fa si che vengano individuate con maggiore facilità le anomalie del sistema.
Tornando alla sua domanda, se la stampa svolgesse il suo mestiere come dovrebbe, potrebbe dar origine ad un meccanismo anticorruzione molto più efficace degli arresti, dei sequestri”.

Però resta il buco delle sanzioni...
“Rimane il buco, è vero, anche se oggi vi è un impianto sanzionatorio, sicuramente da perfezionare, che in passato non c’era.
Oggi, ad esempio, chi non redige i piani della prevenzione e della trasparenza può essere sanzionato. Il meccanismo va comunque migliorato ed esteso non a chi non mette i dati ma a chi non rispetta gli ordini. Questi ultimi, come anticipato, tendenzialmente vengono rispettati. Il problema è quello di riuscire sempre a utilizzare i dati in funzione anticorruzione.
Il tema delle sanzioni, è certamente importante, ma vi sono altri temi da attenzionare, parimenti rilevanti. Importante è, ad esempio, far passare l’idea anche ai cittadini ed alle associazioni che il meccanismo di controllo diffuso, già in atto, serve a contrastare anche il malaffare”.

Articolo pubblicato il 21 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Raffaele Cantone, presidente dellÂ’Autorità nazionale Anticorruzione (Anac) con il nostro direttore Carlo Alberto Tregua
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