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Quotidiano di Sicilia

Obiettivo di legislatura Pil da 80 a 120 miliardi
di Carlo Alberto Tregua

Crescita della ricchezza, parametro sintetico

Tags: Pil, Raffaele Lombardo, Sicilia



Deve esser chiaro che per potere distribuire risorse ai più deboli e bisognosi, bisogna prima produrre ricchezza, diversamente si può solo distribuire povertà. La produzione di ricchezza, inoltre, libera ognuno di noi dai bisogni, almeno da quelli essenziali e quindi consente libertà d’azione e di pensiero. Chi ha bisogno del tozzo di pane è umano che ceda a qualunque ricatto di chi può darglielo. Per questa ragione i padri della Costituzione hanno inserito al primo articolo il diritto al lavoro e l’obbligo dello Stato di rimuovere ogni impedimento.
La ricchezza non si genera da sola, ci vogliono capacità, competenze, professionalità, tenacia e intelligenza. Tutti requisiti che ognuno di noi può acquisire con forte auto-addestramento, sacrifici e olio di gomito. Non c’è bisogno di essere geni per avere successo nella vita come persone, non solo nel proprio lavoro ma anche nella vita sociale.

La Sicilia produce un Pil intorno al 5 per cento di quello nazionale, per un ammontare di circa 80 miliardi (2008). Questo dato è rimasto fermo per gli ultimi quarant’anni, come abbiamo pubblicato il 6 giugno 2009. Si tratta di un dato di sintesi estremamente significativo perché indica la stasi, la decrescita o la crescita in relazione alla disfunzione o al funzionamento del sistema collettivo. Un governo, ci riferiamo a quello regionale, dovrebbe mettere al primo punto del suo programma la crescita del Pil come obiettivo di legislatura e, dal raggiungimento o meno di tale obiettivo, ogni elettore capirebbe se quel governo ha funzionato bene o male.
Il Presidente dei siciliani, Raffaele Lombardo, non ha inserito nelle sue dichiarazioni programmatiche, rese all’Ars il 18 giugno 2008, questo obiettivo, ma è sempre in tempo a farlo e noi glielo chiediamo con forza. Se indicherà ai siciliani la percentuale di Pil che intende raggiungere a fine legislatura (2013) rispetto al punto in cui è partito (2008) e l’obiettivo verrà raggiunto, in tutto o in parte, non vi è dubbio che gli sarà facile avere il consenso della maggioranza dei siciliani.
 
Allinearsi alla media nazionale, significa portare il Pil della Sicilia poco sopra l’otto per cento e cioè passare da 80 a 120 miliardi, con una crescita del 50 per cento in cinque anni, il che significa una crescita di 10 miliardi per anno. Non è un traguardo difficile ma sicuramente impegnativo. Se fosse comunicato a chiare lettere ai siciliani, comporterebbe mettere la camicia di forza a tutte le amministrazioni regionali e locali che sarebbero vincolate ad ottenere solidalmente questo risultato, indipendentemente dal loro colore politico.
Anche l’opposizione non potrebbe che convenire con questo obiettivo e conseguentemente sarebbe facile coinvolgerla, pur nel rispetto dei ruoli, per arrivare insieme al traguardo.
L’enorme gap della Sicilia rispetto alla media nazionale - per il momento omettiamo il raffronto con la Lombardia, con la Catalogna e con la Baviera - obbliga tutta la classe dirigente siciliana a unirsi accantonando le diversità, le beghe da comari, gli interessi personali e quelli delle corporazioni.

Dobbiamo tutti insieme portare il Pil della Sicilia a 120 miliardi nel 2013, ma questo risultato è irraggiungibile se non si batte il chiodo tutti i giorni, per informare e convincere l’opinione pubblica di questa imprescindibile necessità. A questo servono quotidiani e televisioni regionali,Tgr compresa. Tutti insieme i mezzi di comunicazione devono sostenere questo fondamentale obiettivo.
Nell’ambito del dato relativo alla produzione di ricchezza, vi è un secondo e non meno importante obiettivo che riguarda la sua stessa ripartizione: una parte deve essere destinata alla solidarietà nei confronti di deboli e bisognosi, non certo nei confronti di pelandroni che cercano uno stipendio qualunque indipendentemente dal suo collegamento con un lavoro produttivo.
Anche questo obiettivo deve essere indicato dal presidente Lombardo tagliando senza esitazione, invece, quella pioggia di contributi assistenziali della famigerata tabella H, che compare e scompare a ondate come se al posto dell’assessore alle Finanze ci fosse Mandrake.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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