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Quotidiano di Sicilia

Lavoro nero, arruolati nei campi tra le 4:30 e le 7 del mattino
di Chiara Borzì

Flai Cgil: le aziende in regola chiedono sostegno contro la concorrenza sleale dei caporali. Sarebbero in totale 20.000 i lavoratori non in regola presenti in Sicilia

Tags: Lavoro Nero, Agricoltura, Lavoro



CATANIA - Il problema dello sfruttamento del lavoro in agricoltura diventa sempre più tematica concreta a livello regionale e nazionale. Continuano ad essere scoperte, mese dopo mese, tutte le fila di una rete che in tempi recenti tende sempre più ad essere denunciata come un fenomeno grave; una nuova “schiavitù”, che a detta di molti, non ha nulla a che invidiare a simili tradizioni più antiche che si consideravano superate.

Rimanendo intatto il quadro che vede sfruttati, perché sottopagati o costretti all’irregolarità, uomini e donne, italiani e stranieri, impiegati nei campi e nelle aziende siciliane, continua a riproporsi il problema del danno economico che questa realtà porta al sistema di produzione agricolo regionale. Un comparto basato sul prodotto di qualità e ancora oggi, nonostante la crisi, considerato un capo saldo dell’economia regionale.

Come denunciato dal Quotidiano di Sicilia sono circa 876 i milioni che mancherebbero alle casse dell’erario regionale a causa del lavoro nero. Utilizzando l’ultimo dato fornito dall’Istat sul tasso di irregolarità in agricoltura per la Sicilia (23,6%, dato 2009) e mettendolo in relazione con l’ultimo calcolo del valore aggiunto in agricoltura diffuso da Inea (2,83 mld €, dato 2012) emerge una simile somma, di certo non indifferente. Ulteriori somme vengono diffuse oggi dai sindacati, in particolare la Cgil Flai di Catania, ma anche dal Centro Studi “Pio La Torre” tramite la rivista “A Sud’Europa”. Nuovi numeri riguardano le aziende. Da un controllo effettuato nel 2010 dagli ispettori del Ministero del Lavoro, su 629 aziende ben 302 sono risultate non in regola. Dunque il 48%. Da questo stesso controllo è emerso che su 3.118 lavoratori controllati, 3.106 sono risultati irregolari e 348 totalmente in nero. Sarebbero in totale 20 mila i lavoratori in nero presenti in Regione per un danno economico – reso noto da “A Sud’Europa” - pari a 740 mln di euro annui, cioè un quarto dell’intero bilancio regionale.

Dopo tre anni d’indagine realizzate tramite il sindacato di strada, oggi la Flai Cgil Catania ha scelto d’inserirsi nel dibattito e di muoversi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in provincia. Insieme a Massimo Malerba e Riccardo Napoli, con il sostegno di tutto il sindacato Cgil di Catania, il segretario Flai Cgil Alfio Mannino ha ufficializzato il momento con la proiezione del docufilm “Terranera”. Attraverso la video-inchiesta viene per la prima volta restituita all’opinione pubblica la condizione dello sfruttamento dei lavoratori catanesi e stranieri nelle zone di Santa Maria di Licodia, Palagonia, Biancavilla, Paternò, Aci Catena. Quella che ne risulta è una realtà di lotta tra poveri, i cui protagonisti sono lavoratori impiegati in nero e pagati sempre più a “cassetta” e sempre meno con un salario giornaliero.

La presenza di minori è l’altro scandalo che interessa il fenomeno a livello locale. La crescita del lavoro in nero – secondo quanto stimato da Flai Cgil – interessa soprattutto gli ultimi tre anni. Questa l’analisi: a fronte della perdita di 10 mila posti lavoro in agricoltura e di fronte una riduzione delle giornate di lavoro stimate da 120 a 106, la produzione agricola del catanese di arance, limoni, fico d’india è rimasta sostanzialmente invariata, come se nulla fosse avvenuto. La recluta dei lavoratori avviene – secondo ancora quanto affermato dal sindacato – tra le 4:30 e le 7 del mattino, nel silenzio dei centri abitati e anche in quello delle forze dell’ordine, che seppur al corrente della situazione intervengono raramente.

“Siamo in un contesto particolare di crisi economica, ma questo non giustifica le condizioni riscontrate nel viaggio che abbiamo fatto – ha dichiarato al Quotidiano di Sicilia il segretario Flai Cgil Alfio Mannino -. Ci sono migliaia di lavori che pur avendo un impiego vivono nell’indigenza. Non è dunque solo un problema di natura economica, ma di natura democratica”.
 

 
I vertici Flai Cgil convocati dalla Commissione Antimafia
 
CATANIA – Dal palco del Teatro Sangiorgi di Catania, il segretario Flai Cgil di Catania Alfio Mannino aveva proposto delle soluzioni a contrasto dello sfruttamento, che recentemente è stato possibile portare all’Ars grazie alla convocazione dei vertici Cgil Flai alla Commissione Regionale Antimafia.
“Dopo la proiezione sono scattati gli arresti a Paternò – ha dichiarato al Quotidiano di Sicilia Mannino - a questo ha poi fatto seguito la richiesta avanzate dalle stesse aziende di dotarsi di un codice etico”.
Secondo quanto riferito, anche le multinazionali che operano in Sicilia si starebbero dotando di codici di comportamento.
“In audizioni – ha riferito il segretario Cgil-Flai - abbiamo evidenziato l’attività invasiva di questi cittadini rumeni che in buona parte gestiscono il giro di sfruttamento molto probabilmente insieme alla criminalità organizzata locale. Abbiamo esposto le nostre proposte: ovvero fase di collocamento in un luogo pubblico, l’istituzione di una cabina di regia tra assessorato al Lavoro, Ispettorato e Inps per realizzare un’attività ispettiva organica e senza discrasie”.
A desiderare il cambiamento, secondo quanto riferito, sono le restanti aziende siciliane che lavorano onestamente.  A Catania sono le stesse imprese in regola con i contratti a cercare un contatto con i sindacati, perché danneggiate dalla concorrenza sleale messa in campo dal caporalato.
 

 
Collaborazione con istituzioni e una normativa ad hoc
 
“Quello dello sfruttamento è un filo rosso che lega il Nord con il Sud, con la stesse problematica: non riconoscere la dignità della persona”. Ad affermarlo da Catania è stato Marco Bermani segretario nazionale Cgil Flai, il quale ha aggiunto: “Hanno accusato la Flai di volersi sostituire alle istituzioni, ma in realtà in questa battaglia vogliamo semplicemente accogliere chi vorrà esserci davvero”. Di collaborazione con le istituzioni aveva discusso anche Giacomo Rota, segretario Cgil di Catania. Secondo Rota una normativa ad hoc - specialmente in regioni come Calabria, Puglia e Sicilia - potrebbe essere fondamentale, ma in attesa di un cambiamento sono le regole che normano il mercato del lavoro a dover contenere anche lo sfruttamento. Secondo Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, alcune buone regole sarebbero oggi inapplicate, mentre potrebbe essere applicato anche al settore agricolo quel che lo stesso Damiano aveva introdotto nel 2007 nel settore edilizio, ovvero la chiusura delle aziende che superano la “soglia d’irregolarità” in merito alla posizione lavorativa dei propri dipendenti.

Articolo pubblicato il 25 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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