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Ditte in “odor di mafia” e appalti pubblici. Caputo: “Necessario un regolamento”
di Luigi Ansaloni

Il presidente della commissione legislativa attività produttive all’Ars ha presentato un disegno di legge. Tanti i ricorsi al Tar che contribuiscono al blocco degli appalti e alla crisi del settore

Tags: Mafia, Ars, Appalti Pubblici, Salvino Caputo



PALERMO - Centinaia di milioni di euro bloccati, ricorsi al TAR, spese processuali, infinite discussioni e confusione generale.
Sono ancora molte (troppe) le ditta in odor di mafia che regolarmente partecipano ad appalti pubblici, senza che ci sia un regolamento chiaro e uniforme per stabilire certi criteri.

Un problema sollevato nei palazzi della Regione, più precisamente dal presidente della commissione legislativa attivitá produttive e componente la commissione regionale antimafia, Salvino Caputo che ha presentato un disegno di legge per impedire alle suddette ditte di partecipare agli appalti pubblici.
L’iniziativa del parlamentare del Pdl scaturisce dal monitoraggio sugli appalti pubblici indetti dagli enti locali ed economici controllate dalla Regione, dal quale emerge che centinaia di gare e appalti di importi superiori al miliardo di euro, in questo momento sono bloccati per contenziosi davanti al TAR avviati dalle stesse imprese che, a seguito dei controlli effettuati dalle Prefetture, sono risultate legate, direttamente o indirettamente, a personaggi mafiosi o condizionate dalla criminalità organizzata.

“È assurdo - ha dichiarato Caputo - che decine di imprese che sono risultate positive ai controlli delle prefetture siciliane continuino a partecipare alle gare, consapevoli del fatto che in caso di assegnazione verrebbero bloccati dai controlli antimafia. Tutto questo ha comportato un aggravio di spesa per gli enti locali in quanto costretti a rifare le procedure di gara o ricorrere al Tar per ottenere la revoca delle assegnazioni. Il disegno di legge - ha continuato Caputo - prevede l’immediata cancellazione per cinque anni dall'albo per le imprese ed il divieto per lo stesso periodo di partecipare a gare pubbliche. Ad ogni modo fino a quando le stesse imprese non modificheranno la struttura societaria e dimostreranno di avere interrotto ogni collegamento con persone o ambientale con le associazioni mafiose. Soltanto con iniziative rigorose - ha detto ancora Caputo - si potrá evitare non solo il blocco degli appalti”.

Per quanto riguarda la “buona accoglienza” da parte dello Stato e della Regione del disegno di legge, Caputo è sembrato ottimista: “Ormai è un problema che non riguarda solo noi, ma tutta Italia. Si deve fare qualcosa per fermare questo circolo vizioso - continua - che non permette, inutile negarlo, di lavorare e di compiere delle importanti opere pubbliche con la giusta serenità. Dobbiamo impedire alle organizzazioni mafiose di radicarsi sempre di più”.
 

 
L’approfondimento. Serve un centro di controllo unico per la Sicilia
 
PALERMO - è nelle provincie di Palermo e Agrigento dove le ditte che hanno legami accertati con la mafia partecipano a più gare di appalto pubbliche. Ma, come spiega Salvino Caputo, il “fenomeno” non si ferma certo a queste realtà: “Certo, nel palermitano su otto comuni almeno dieci ditte “sospette” partecipano sempre alle gare. Il problema però è che manca un centro di controllo unico da parte delle autorità. Ad esempio, se una ditta a Palermo è conosciuta dalla prefettura, che sa dunque tutti i pro e  i contro, non è detto che la stessa cosa succeda in un’altra provincia. Dunque - continua - se tale ditta ha le porte chiuse da una parte, è possibile che in un’altra zona le cose siano diverse. Per questo succede che molti partecipano anche a dieci gare contemporaneamente in tutta la Regione, per essere sicure di accaparrarsi qualcosa senza problemi”.
Un centro di controllo unico, dunque, permetterebbe di fare controlli più veloci, approfonditi e soprattutto unilaterali. Senza più due pesi, due misure.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Salvino Caputo
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