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Termini Imerese, sogno (forse) interrotto
di Rosario Battiato

L’accordo con la Blutec per produrre auto ibride e la denuncia della Cgil: “Non abbiamo certezze sulle prospettive industriali”. Tra diretto e indotto ci sono mille operai che attendono la ripresa produttiva dello stabilimento

Tags: Termini Imerese, Lavoro, Fiat, Metec



PALERMO – L'entusiasmo dei mesi scorsi è stato presto ridimensionato. Termini Imerese, una città intera che ormai si identifica con l'ex stabilimento Fiat, è di nuovo in allarme. E non soltanto per i circa 300 operai dell'indotto, senza paracadute sociale da mesi, ma anche per i 700 ex lavoratori di Fiat e Magneti Marelli che non hanno ancora ricevuto il pagamento della Cig di aprile. Il punto della situazione l'hanno fatto i sindacati proprio a ridosso della festa del lavoro.

C'è una data che ha marchiato l'esistenza dell'ex polo automobilistico isolano. È il 24 novembre di tre anni fa, giorno della chiusura dello stabilimento del Lingotto. In seguito soltanto una lunghissima trattativa che ha idealmente portato a Termini capitali stranieri e capitali italiani soltanto virtuali. Un lungo processo che pareva concludersi lo scorso dicembre con la firma dell'accordo tra azienda, istituzioni e sindacati per la ripartenza del sito automobilistico che ha visto il passaggio di consegne dalla Fiat/Fca alla Blutec (controllata del gruppo Metec) di Roberto Ginatta per l'avvio della produzione di due modelli di auto ibride.
 
Un passaggio condito da un piano industriale che aveva previsto il reintegro, entro il 2018, di tutte le tute blu, e che poi era stato ulteriormente condito dall'ottimismo dei mesi scorsi quando si era addirittura previsto un anticipo sui tempi prefissati.
Un sogno (forse) interrotto. Qualche giorno fa il sindacato dei metalmeccanici della Cgil ha aggiornato la situazione in cui si trovano i lavoratori dell'area e dell'indotto, denunciano il ritardo nel pagamento della cig dei primi e i cinque mesi senza paracadute sociale per i secondi.
 
“Fino a ieri – ha spiegato il segretario regionale della Fiom, Roberto Mastrosimone - da Blutec ci hanno assicurato il pagamento dell'anticipo della cassa integrazione, che è stata regolare fino a marzo, oggi però il responsabile delle risorse umane non ha saputo darci risposte, rinviandoci all'amministratore delegato di Blutec”. A ispessire la preoccupazione per l'area c'è anche il rapporto con i dirigenti di Blutec che, secondo quanto riferito dai sindacati, “non varcano i cancelli da tempo”. Una situazione delicata, soprattuto facendo riferimento ai 350 milioni di fondi pubblici messi a disposizione da Stato e Regione per tornare a produrre auto e far rientrare i 700 operai.

Insomma, le ombre che ben conosciamo, avendo seguito questa vicenda negli ultimi anni, sembrano essere prepotentemente tornate. A partire dalla riqualificazione degli operai che non è ancora partita a distanza di quattro mesi dalla sottoscrizione dell'Apq del 23 dicembre. “Non abbiamo certezze nemmeno sulle prospettive industriali – ha proseguito il sindacalista - siamo preoccupati per gli stipendi, ma anche per l'accordo del 23 dicembre”. Qualche segnale però c'è stato. Lo scorso 29 aprile l'azienda ha comunicato ai sindacati che il 20 e il 21 maggio prossimi cominceranno i colloqui con i lavoratori anche se “la sensazione – secondo Mastrosimone - è che sia stata fornita questa informazione solo per mantenere un profilo basso”.

Date queste premesse la tensione è tornata ai livelli di guardia di qualche mese fa. Ieri gli operai dell'indotto hanno bloccato l'ingresso dell'Agenzia delle entrate a Termini Imerese contro il mancato pagamento della cassa integrazione in deroga. Da cinque mesi 142 lavoratori delle aziende Biennesud, Manital e Ssa non percepiscono il sostegno al reddito e per questo chiedono lo sblocco delle somme. La situazione potrebbe ancora peggiorare perché il 31 maggio scadrà la cig in deroga.

Articolo pubblicato il 05 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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