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La Sicilia si scopre "poco turistica"
di Liliana Rosano

Primato al Veneto con 61 milioni di turisti. Solo 20 per cento di presenze al Sud, secondo Unicredit e Touring Club. Nella spesa dell’incoming vince il Lazio, mentre la prima regione meridionale è la Campania

Tags: Sicilia, Turismo



PALERMO - Ultima chiamata Expo di Milano. L’appuntamento che si è da poco inaugurato nella capitale meneghina è una grande occasione per il turismo italiano. E anche di quello siciliano che sembra non essere in ottima forma, se si considerano le potenzialità. Mare, sole, montagna e secoli di storia sembrano non bastare alla Trinacria. Secondo l’ultimo Rapporto curato da Unicredit insieme a Touring Club, la Sicilia non è tra le regioni più turistiche d’Italia.

Il primato spetta al Veneto, con oltre 61 milioni di turisti nello scorso anno, tre volte tanto le performance della Campania (17,7 milioni), quattro volte quelle della Sicilia (14,5 milioni di presenze). Giusto per avere un termine di paragone: la piccola Provincia di Bolzano (29 milioni di presenze) “produce” turismo come l’intera regione Lazio (30,7), poco meno della Lombardia (33,7) ma quasi il triplo della Sardegna (10,7). Se possiamo contare annualmente su quasi 377 milioni di presenze totali - il 49% delle quali straniere - nemmeno il 20% si registra al Sud.
E se si guarda a cosa succede esclusivamente a quelle estere, il quadro è ancora più pesante: solo il 14% riguarda una regione meridionale.

Altro discorso merita la spesa dell’incoming. Quanto lasciano i turisti al Belpaese? Al primo posto il Lazio con  5,8 miliardi euro lasciati dagli stranieri, sugli oltre 33 miliardi complessivi dell’Italia, segue a ruota la Lombardia (5,5) e, un po’ più distanziate, Veneto (4,7) e Toscana (3,8). La prima regione del Sud - in settima posizione -
è la Campania con meno di 1,5 miliardi di euro provenienti dai flussi incoming.

In basso il Sud, con la Sicilia che raccoglie appena 1,1 miliardo di euro.

A frenare il turismo siciliano da un decollo vero e proprio sembra essere il fattore stagionalitá, lo stesso che pesa in tutta l’Italia. Stagionalitá significa presenze che registrano il picco nei mesi che vanno da giugno ad agosto per poi diminuire bruscamente negli altri mesi.

Stessa cosa in Sicilia, che nel 2014 ha visto un incoming del 19 per cento sulla media del 21 nazionale ad Agosto, scendendo poi fino al 3 per cento nei mesi autunnali.

Amano la nostra isola i francesi, seguiti da tedeschi ed inglesi. Pochi i turisti dall’Oriente e dai paesi del Medio Oriente. La vocazione all’internazionalitá si ferma in Sicilia al 49% contro il 66 per cento del Lazio.

Se non decolla il turismo di 365 giorni l’anno, che in Sicilia potrebbe essere il volano dell’economia, considerate le condizioni climatiche, forse è anche colpa di un sistema di prenotazione non al passo con i tempi tecnologici. Parliamo delle regioni e province che nei loro siti istituzionali consentono il booking di prenotazione (pacchetti turistici, tour) on line. La Sicilia non é tra le regioni, a differenza di Veneto, Trentino e Piemonte, che consente di scegliere la propria vacanza con un clic dal sito dell’assessorato al turismo.

Cosa pensano delle strutture alberghiere siciliane i turisti che sono sbarcati sull’Isola lo scorso anno? La valutazione, frutto anche di una valutazione sui social, ha raggiunto il punteggio di 56 (media italiana 55). In testa l’Alto Adige con 77 su 100.
Poca visibilitá anche per gli alberghi siciliani: su 1359 registrati come ufficiali solo 849 sono nella rete dei bed  banks.
Insomma il turismo siciliano presenta alcuni gap che ostacolano la crescita rispetto alle piene potenzialità di una regione che offre storia ed enogastronomia cosí come natura.

Il treno Expo, con la Sicilia a capo del cluster biomediterraneo, rappresenta un’occasione da non perdere.

Articolo pubblicato il 06 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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