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Pressione fiscale sul reddito delle Pmi in Sicilia prevista al 64,1% nel 2015
di Liliana Rosano

Pubblicato il rapporto “Comune che vai, fisco che trovi” dell’Osservatorio permanente Cna sulla tassazione delle Pmi. Almeno fino ad agosto le Piccole e medie imprese lavorano solo per pagare le tasse allo Stato

Tags: Fisco, Impresa, Pmi, Cna, Tasse



PALERMO - La scure del fisco minacciosa sembra attenuarsi sullle piccole imprese italiane. Lo rileva il Rapporto 2015 dell’Osservatorio CNA sulla tassazione della piccola impresa, curato dal Centro studi e dal Dipartimento politiche fiscali.

Nel 2015, il peso complessivo del fisco (Total Tax Rate), in Italia, registra un calo dell’1,7%, passando dal 63,9% del 2014 al 62,2%. Siamo ancora, come si vede, ben al di sopra del 59,2% raggiunto nel 2011, l’anno zero del federalismo fiscale.
Il calo del 2015, secondo lo studio, va interamente intestato all’abolizione della componente lavoro dell’Irap. Un beneficio che poteva essere ben più corposo, se non fosse stato dimezzato dal maggior prelievo dell’Irpef e dei contributi previdenziali degli imprenditori (Ivs).

La finalità dell’Osservatorio è, pertanto, quella di esaminare l’andamento, nel tempo e nel territorio italiano, dell’incidenza della pressione fiscale sul reddito d’impresa, calcolato su un’azienda tipo che può dirsi rappresentativa del tessuto produttivo italiano. Calcoli sono stati effettuati considerando tutti gli elementi che rientrano nel concetto di pressione fiscale Istat, quindi sia i tributi (Irpef, Irap, Addizionale regionale all’Irpef, Addizionale comunale all’Irpef, Imu e tassazione sui rifiuti) sia i contributi dovuti dall’artigiano o dal commerciante, identificati con l’acronimo Ivs (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti).

In base alle proiezioni sull’anno 2015, emerge che al primo posto della classifica dei diciannove capoluoghi di regione, si posiziona il comune di Bologna con un Total Tax Rate del 72,9%, che nel 2014, aveva fatto registrare una tassazione complessiva superiore al 75%. Per Bologna dal 2011 l’incremento del Total Tax Rate resta di ben 8,3 punti percentuali.

Palermo si trova in undicesima posizione con una proiezione per il 2015 del 64,0% contro il 65,1 per cento dello scorso anno. Se il valore medio del reddito netto disponibile delle piccole imprese in Italia è di 18.930, a Palermo è di 18 mila contro i 21 mila di Aosta.
A livello regionale il Total Taxe rate siciliano prevede, per il 2015, una diminuzione passando dal 65,2% nel 2014 al dato del 64,1.
A sorpresa, Catania si conferma per il 2015 uno dei 10 comuni con il total taxe rate più alto: 70,5% contro una media italiana del 60,2%.

Sul podio Reggio Calabria, la città che si è piazzata prima nella classifica 2015 per fiscalità, il total tax rate tocca il 74,9%: dunque, i tre-quarti del reddito prodotto dalle piccole aziende finiscono allo Stato.
In tre anni il balzo è stato del 12,5%. La situazione è difficile anche a Bologna, seconda con il 72,9%, e a Napoli, terza con il 71,9%. Seguono Roma con il 71,7% e Firenze con il 70,9%. All’opposto, i comuni meno onerosi sono Cuneo, con il total tax rate che si ferma al 54,5% e Gorizia con il 55,2%

Viene confermato a grandi linee che oltre 6 euro per ogni 10 generati dalle aziende finisce in tasse. Così, per un reddito d’impresa di 50mila euro, restano in tasca appena 18.930 euro. Non proprio un incentivo a fare impresa e ad attrarre capitali dall’estero. Guardando al calendario, nell’anno in corso le piccole imprese lavoreranno per il Fisco fino al 14 agosto (nel 2014 il giorno della liberazione dalle tasse è arrivato sei giorni più tardi). Resteranno, quindi, poco più di quattro mesi per godere il frutto di quanto prodotto nell’intero anno.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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