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Sanzioni europee? Le pagano i cittadini
di Rosario Battiato

Rifiuti: l’assenza degli impianti di recupero energetico si sta per rivelare un’eredità pesante per il Meridione. Il ministro Galletti: “Multe a carico di coloro che hanno votato amministratori responsabili della situazione”

Tags: Gian Luca Galletti, Rifiuti, Unione Europea



PALERMO – La classe politica siciliana potrebbe costarci sempre di più. Non bastassero i sostanziosi stipendi e i lauti rimborsi, adesso c’è il rischio manifesto che le responsabilità della pessima gestione dei rifiuti, quindi le eventuali sanzioni comunitarie, ricadano sulla tassazione dei cittadini. Un passaggio che questo giornale ha più volte messo in evidenza – anche per il caso assai più noto della depurazione – e che proprio nei giorni scorsi è stata confermato dal ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

C’era una nota del ministero dell’Ambiente di qualche anno fa, quando alla guida c’era ancora Stefania Prestigiacomo, in cui si faceva riferimento alle sanzioni europee e alla precisa del scelta di rivalersi sulle regioni, e quindi sui comuni, in caso di conclusione negativa del procedimento. Per i rifiuti la sostanza non cambia. “Non è lo Stato che prende le multe – ha fatto rilevare Galletti - la responsabilità è in capo a Regioni e Comuni, e sono loro che pagheranno. Nessuno pensi che quelle regioni che hanno fatto gli impianti e si sono adeguate paghino anche per quelle regioni che non lo hanno fatto”. Le sanzioni – tanto per ribadire ulteriormente il concetto - “verranno pagate dalle Regioni che le hanno prese perché, queste, hanno nome e cognome”. Forse è ridondante ricordare come la Sicilia, che smaltisce ancora il 90% dei rifiuti in discarica, mantiene uno dei peggiori sistemi di gestione di tutta Europa (dati Eurostat) e che, pertanto, i siciliani possono cominciare a mettere mano al portafogli. “Come immagine la paghiamo tutti la multa, - ha proseguito il ministro - ma come tasca la pagheranno solo i cittadini che hanno votato per quegli amministratori che li hanno portati in queste condizioni. Mi dispiace per loro”.

Ricordiamo infatti che la Sicilia è a rischio infrazione, tra le altre cose, per le 12 discariche abusive presenti sul suo territorio da bonificare entro il 3 giugno. Altrimenti possiamo preparare a sborsare circa 200mila euro ogni sei mesi per ogni discarica non sanata. La Regione si è già attivata con un accordo di programma quadro per sei discariche, ma bisognerà valutare l’intero intervento quando sarà tutto completato.

Poi uno sguardo al futuro, considerando che l’assenza degli impianti di incenerimento con recupero energetico, ha ammesso il ministro, è un peso per il meridione.

Per Galletti la soluzione finale è una differenziata al 100%, facendo evidentemente riferimento a un sistema di riciclo totale, ma è un progetto utopico. Oggi nessun Paese – nemmeno le gestioni più avanzate – possono permettersi un livello del genere e Galletti ne è ben cosciente. “La realtà è diversa: in mezzo c’è una fase di transizione, nella quale dobbiamo capire bene cosa fare. La discarica è molto peggio dei termovalorizzatori. Io non sono un amante dei termovalorizzatori, scordatevelo – ha proseguito - sono per la raccolta differenziata”.

La ricetta è quindi dettata. Del resto in linea con quanto riportato anche nello Sblocca Italia (convertito con legge 11 novembre 2014 n.64) che all’articolo 35 riporta tutte le urgenze nazionali relative agli impianti di incenerimento dei rifiuti con recupero termico ed elettrico. In Sicilia l’unico impianto, che peraltro non prevedeva recupero, si trovava in provincia di Messina ed non è più operativo da diversi anni.

Articolo pubblicato il 09 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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