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Quotidiano di Sicilia

Sfruttamento immigrati, manodopera in mano alle mafie
di Michele Giuliano

Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil richiedono all’assessore Bruno Caruso soluzioni contro l’illegalità. Sindacati portavoce anche delle condizioni di sfruttamento degli immigrati

Tags: Lavoro Nero, Agricoltura, Lavoro, Immigrati, Mafia, Bruno Caruso



CATANIA - Caporalato, lavoro nero, lavoro fittizio finalizzato ad assicurare indebite prestazioni previdenziali: sono i problemi del mercato del lavoro agricolo in Sicilia, evidenziati da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil regionali in un documento consegnato nei giorni scorsi alla Commissione regionale antimafia nel corso di un’audizione, alla quale hanno partecipato anche le associazioni datoriali e il Centro Pio La Torre.

In un settore dove solo il 10 per cento della manodopera è a tempo indeterminato e in seguito alla soppressione negli anni ‘90 del collocamento pubblico, rilevano i sindacati, la situazione è peggiorata al punto che “la gestione della manodopera è oggi prevalentemente in mano ai caporali e alle mafie, con ripercussioni negative anche sul piano dei diritti dei lavoratori, buona parte dei quali non raggiunge neanche cinquantuno giornate di lavoro annue, cioè il minimo per accedere all’assistenza e alla previdenza”. Su questi temi sono molte le iniziative messe in campo dai sindacati, che hanno anche firmato nel 2012 un ‘Avviso’ comune con le altre parti sociali.

Le carenze strutturali del mercato del lavoro agricolo, dice il documento, vengono “colmate” da “cooperative e aziende senza terra, annoverate spesso tra le attività criminali e mafiose, che forniscono servizi chiavi in mano, tra cui manodopera sui presupposti dell’evasione contributiva e fiscale e in assenza di diritti e di sicurezza sul lavoro”.

Nel documento anche le proposte dei sindacati: dal riordino dei servizi per l’impiego ai maggiori controlli per punire abusi e illegalità. Per Flai, Fai e Uila occorre: istituire presso Comuni, sedi Inps e Centri per l’impiego un luogo di coordinamento istituzionale per la gestione del collocamento; istituire una cabina di regia per monitorare le condizioni di lavoro; prevedere un meccanismo premiale per le aziende virtuose; stilare un codice etico del lavoro agricolo per dimostrare che rispettare diritti e dignità delle persone che lavorano è possibile; impegnare la Regione affinchè nei bandi per i fondi pubblici siano sostenute le aziende e i produttori che fanno proprio il percorso della legalità.
 
Sulla stessa falsa riga è stato richiesto anche un tavolo di confronto per trovare soluzioni al problema dell’illegalità nel mercato del lavoro agricolo siciliano. Ad avanzare l’istanza all’assessore regionale al Lavoro Bruno Caruso sono stati sempre la Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil siciliane, dopo il blitz anticaporalato nelle campagne di Paternò, nel catanese.

Da tempo i sindacati denunciano il fenomeno assieme alle condizioni di sfruttamento degli immigrati, costretti a lavorare più di dodici ore al giorno per una paga inferiore a 30 euro, con il coinvolgimento anche di donne e bambini. Una situazione che spesso innesca tensioni sociali con i lavoratori del luogo e che, dicono, “potrebbe sfociare in una nuova Rosarno”, dove negli anni scorsi c’è stata una vera e propria rivolta dei lavoratori  seguita anche da blitz delle forze dell’ordine, che hanno portato a decine di arresti.
 


“Terranera”, docufilm di denuncia prodotto da Cgil e Flai Cgil
 
“L’incontro tra domanda e offerta di lavoro - sottolineano i segretari generali di Flai, Fai e Uila Salvatore Tripi, Fabrizio Colonna e Gaetano Pensabene - non può svolgersi nelle piazze o nei crocevia delle strade controllate dai caporali, ma deve avvenire in un luogo istituzionale e pubblico”. Il tema era già stato affrontato il 26 febbraio dal comitato regionale dell’Inps, svoltosi alla presenza di sindacati, istituzioni, forze dell’ordine. “Ora - concludono le organizzazioni sindacali - si tratta di dare consistenza alle proposte e agli impegni già emersi in quella sede”. Nell’ambito di questo delicato tema un videomaker e tre sindacalisti hanno deciso di documentare una realtà fatta di sfruttamento nei campi, caporali, lacrime per la dignità perduta e notti all’addiaccio nella provincia catanese. Nasce così “Terranera”, docufilm denuncia prodotto dalla Cgil e dalla Flai Cgil di Catania sulle drammatiche condizioni di chi lavora nei campi tra l’indifferenza delle istituzioni: immagini reali, volti che raccontano storie, intere famiglie (compresi bimbi di 8-9 anni) stipate su fatiscenti pulmini destinati all’inferno delle campagne senza regole. Il trailer del video è stato presentato alla Camera del lavoro di Catania.

Articolo pubblicato il 12 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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