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La Sicilia rinnovabile senza eccellenze
di Rosario Battiato

Diffuso l’ultimo rapporto di Legambiente: grande sviluppo delle fonti verdi, ma le migliori realtà sono tutte al Nord. Il comune di Catania si prende la segnalazione per il solare termico nell’edilizia pubblica

Tags: Regione Siciliana, Energia, Fonti Rinnovabili, Legambiente



PALERMO – C’è veramente poca Sicilia tra le eccellenze raccontate nell’ultimo rapporto Comuni Rinnovabili 2015 di Legambiente, realizzato col contributo del Gruppo Asja e in collaborazione con il Gse (Gestore servizi energetici). I comuni siciliani, seguendo la tendenza diffusa che riguarda l’intera penisola, proseguono sulla via del potenziamento delle fonti pulite, ma non meritano ancora nessuna menzione speciale per le buone pratiche.

Gli impianti italiani sono ormai 800mila, tra elettrici e termici, distribuiti nel territorio e nelle città, sempre più spesso integrati con smart grid e sistemi di accumulo o in autoproduzione, e tutti i comuni italiani ne ospitano almeno uno. La via verde nazionale si fa sempre più affollata, soprattutto se consideriamo che nell’ultimo decennio si è passati dal 15,4 al 38,2% dei consumi elettrici da energie pulite. Nel 2014 le rinnovabili hanno inoltre contribuito a soddisfare il 16% dei consumi energetici finali e oggi l’Italia è il primo Paese al mondo per incidenza del solare rispetto ai consumi elettrici.

Attenzione però a esultare troppo perché nel 2014, a fronte di un aumento delle installazioni per tutte le fonti, i ritmi di crescita sono risultati purtroppo molto inferiori rispetto al passato: per il fotovoltaico negli ultimi due anni sono stati installati 1.864MW contro i 13.194 del biennio 2011-2012, nell’eolico sono stati installati 170MW nel 2014 contro una media di 770 degli anni passati, stessi dati per il mini idroelettrico e le altre fonti. Le responsabilità, spiegano dall’associazione del Cigno, arrivano dall’assenza “di procedure chiare per l’approvazione dei progetti che blocca gli impianti eolici (per quelli offshore ancora nessun impianto è stato realizzato a fronte di 15 progetti presentati), solari termodinamici, da biomasse, mini idroelettrici, geotermici” e dalla totale incertezza in cui “il settore si trova a seguito di interventi normativi che in questi anni hanno introdotto tagli agli incentivi, barriere e tasse senza al contempo dare alcuna prospettiva chiara per il futuro”.

Come sta la Sicilia? Al di là dello sviluppo evidente, le segnalazioni da fare sono veramente poche. Dalla necessità di ridurre le perdite sulla rete e i costi legati ad alcuni colli di bottiglia - “come quello tra Sicilia e Calabria che costa 800 milioni di euro l’anno in bolletta”, scrivono dall’associazione facendo implicitamente riferimento alla costruzione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi di Terna che sta trovando non poche difficoltà – alle potenzialità inespresse legate al geotermico che si trovano “in Sicilia e in alcune zone del Veneto, dell’Emilia-Romagna, della Campania e della Lombardia”.

L’unico comune siciliano che si è preso una citazione diretta è stato Catania nell’ambito del solare termico nell’edilizia pubblica. Nella graduatoria, vinta dal Comune di Milano con 1.565 mq installati su scuole, coperture dei depositi dei mezzi pubblici e punti ristoro, seguono Roma con 1.485 mq e, appunto Catania, con 1.410 mq. Complessivamente l’Isola è la seconda regione d’Italia per potenza installata nel settore eolico (2.054 MW), settima nel solare fotovoltaico (1.302 MW), e tra le ultime per bioenergie e idroelettrico.

Un’altra importante segnalazione, tra le pratiche virtuose, è andata al comune di Caltagirone per il progetto di un impianto a biomassa alimentata da scarti agricoli e forestali locali a servizio delle linee di produzione di pallet ecologici, biomateriali per la bioedilizia, biocosmetici e nuove applicazioni biomedicali.

Articolo pubblicato il 16 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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