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Tasse lavoro: minori agevolazioni per il Mezzogiorno svantaggiato
di Serena Giovanna Grasso

Svimez: nel Meridione tra il 2011 e il 2014 un taglio del cuneo fiscale inferiore di 329 € rispetto al Settentrione. Nel 2015 le deduzioni Irap saranno pari a 1.245 euro al Nord e 1.192 al Sud

Tags: Lavoro, Svimez



PALERMO – Sofferenze nei mercati economici, ma non solo. Certamente la crisi ha inferto il colpo mortale all’occupazione, anche se occorre non sottovalutare l’oneroso aggravio determinato dai contributi fiscali che molto spesso scoraggia ogni forma di nuova assunzione. A tal proposito, è interessante il focus “Modifiche alla disciplina dell’Irap ed effetti sul costo del lavoro e sul cuneo fiscale: un raffronto territoriale”, elaborato dalla Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno).

Il documento procede con un’analisi anno per anno a partire dal 2011, dalla quale emerge che con il passare del tempo si contraggono sempre più i benefici riservati alle imprese meridionali, d’altra parte espandendo le agevolazioni rivolte al Centro-Nord. Infatti, partendo da una retribuzione lorda mensile nel 2011 pari a 30.137 euro nel Centro-Nord  e di 25.488 euro nel Mezzogiorno e aggiungendo a questi rispettivamente 12.728 euro e 10.710 euro di imposte, giungiamo ad un costo medio complessivo per lavoratore pari in ordine a 42.865 euro e 36.198 euro.

Soffermandoci esclusivamente sul valore economico tributario, nel 2011 notiamo una differenza di 2.018 euro, tutta a discapito del Settentrione. Differenza che con il trascorrere degli anni si riduce solo a 1.689 euro (nel 2014 un lavoratore al Centro-Nord costava 10.136 euro, contro gli 8.447 del Mezzogiorno). Entrambe le circoscrizioni territoriali hanno assistito ad un ampio taglio del cuneo fiscale, ma nel Settentrione il peso contributivo è sceso con maggiore velocità. La differenza del valore delle imposte pagate dalle imprese settentrionali tra il 2011 e il 204 supporta tale tesi: infatti, mentre al Centro-Nord nel 2014 si sono pagati 2.592 euro in meno rispetto al 2011, nel Mezzogiorno la differenza è più contenuta (2.263 euro). Dunque, il Mezzogiorno ha beneficiato di un taglio del cuneo fiscale inferiore di 329 euro rispetto al Settentrione.

Se questa è la situazione che ha caratterizzato gli anni compresi tra il 2011 e il 2014, nel 2015 non si fa altro che peggiorare. Infatti, la Legge di Stabilità 2015 ha previsto un ulteriore abbattimento del cuneo fiscale per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre del corrente anno pari a 8.362 euro per le imprese centro-settentrionali e 8.144 euro per quelle meridionali, con una penalizzante differenza pari a 218 euro.

A proposito dei vantaggi fiscali Irap, si riscontra il medesimo trend finora descritto. Infatti, nel 2011 le imprese meridionali potevano vantare un vero e proprio vantaggio fiscale, godendo di una riduzione media pari a 425 euro per azienda, contro i 179 euro del Centro-Nord. Negli anni successivi le deduzioni crescono in entrambe le circoscrizioni territoriali, ma con il definitivo sorpasso tutto a beneficio del Settentrione che nel 2015 godrà di una deduzione media pari a 1.245 euro, contro i 1.192 del Meridione (esattamente 53 euro in più).

A ciò dobbiamo anche aggiungere già a partire dal 2015 una forte limitazione delle misure agevolative differenziate destinate esclusivamente alle imprese meridionali. Infatti, da quest’anno sarà impossibile usufruire delle deduzioni quando l’entità complessiva delle misure agevolative superano il costo del lavoro al lordo degli oneri sociali.
 


Le proposte Svimez. Aumentare investimenti e ridurre oneri tributari sul capitale
 
La Legge di Stabilità 2015 impartisce un ulteriore schiaffo alle imprese meridionali. Infatti, imponendo sgravi contributivi Inps ed Inail mai superiori agli 8.060 euro a livello nazionale, di fatto contrae di 3.300 le cifre prima deducibili per il Mezzogiorno, incrementando di mille euro quelle del Settentrione. In base a quanto detto finora, possiamo trarre in conclusione che nel Mezzogiorno le imprese continueranno ad assumere pochissimo, non essendo stimolate da particolari agevolazioni. Al fine di far ripartire l’occupazione ed in generale l’economia tutta, la Svimez propone la riduzione dell’onere tributario sul capitale sul modello della politica tributaria tedesca:tra il 2000 e il 2012 proprio in Germania l’aliquota è diminuita del 4,7%, mentre in Italia è aumentata del 9,4%.  Inoltre, occorrerebbe una manovra fiscale più ampia di incentivi agli investimenti privati, ad esempio riducendo l’onere fiscale sul capitale e sugli investimenti, soprattutto al Sud. Infine, serve soprattutto una politica economica di incremento degli investimenti pubblici che punti a superare il gap del Mezzogiorno nella minore dotazione di infrastrutture e a migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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