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Mario Draghi: "Crescita si rafforza dopo sette lunghi anni di crisi"
di Redazione

Ma ripresa ciclica non risolve problemi da sola: servono riforme

Tags: Mario Draghi, Crescita, Economia, Crisi, Bce, Lavoro



ROMA - Le prospettive economiche dell'area euro sono oggi "migliori di quanto lo siano state negli ultimi sette lunghi anni di crisi", ha affermato il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo ad un convegno a Sintra, in Portogallo. "La politica monetaria si sta facendo strada nell'economia. La crescita si sta rafforzando e le attese di inflazione sono risalite dopo i loro minimi".

Questo però non significa "che i problemi siano risolti", ha avvertito Draghi. Quella in corso "è una ripresa ciclica" che da sola non può rimuovere i problemi di lungo termine dell'area euro. Problemi che invece richiedono riforme strutturali, che oggi, grazie anche alla politica monetaria, possono essere affrontati in circostanze economiche più favorevoli. Servono riforme, ha detto Draghi "per agganciare il ritorno alla crescita".
 
Innanzitutto occorrono riforme del mercato del lavoro. Devono fare leva su flessibilità di orari e salari, piuttosto che su licenziamenti ed esuberi, se si vuole massimizzare i loro benefici positivi già sul breve termine. Secondo il capo della Bce inoltre, durante la crisi si è visto in diversi Paesi che le imprese che potevano avvalersi di sistemi di contrattazione decentralizzati hanno ridotto l'occupazione meno di quanto lo abbiano fatto quelle che si dovevano attenere a contratti nazionali, "in parte perché hanno potuto adattarsi meglio alle condizioni economiche".
 
Purtroppo però il potenziale di crescita dell'insieme dell'area euro è finito sotto l'1 per cento. E questo in prospettiva "significa che una parte significativa delle perdite subite durante la crisi diventerebbe permanente, con la disoccupazione strutturale che resterebbe sopra il 10 per cento e la disoccupazione giovanile elevata".

La crescita a rilento rende anche più difficile risanare i conti pubblici e ridurre i debiti in vari Paesi, mentre mina l'efficacia della politica monetaria comune.

Proprio per questo "è da quando sono presidente della Bce" che alla fine dei comunicati post Consiglio direttivo "ripeto gli appelli ad accelerare sulle riforme strutturali in Europa". Un messaggio che del resto veniva continuamente proposto anche dai predecessori di Draghi, tanto da essere menzionato "nei tre quarti delle conferenze stampa" dall'introduzione dell'euro. E che contrasta in maniera stridente con il marginale 2 per cento di interventi di esponenti della Federal Reserve, la Banca centrale americana, in cui viene menzionata la necessità di riforme.

"Se parliamo così spesso di riforme strutturali è perché siamo consapevoli che la nostra capacità di ricreare stabilità e opportunità non dipende solo dalle politiche cicliche, inclusa la politica monetaria, ma anche dalle politiche strutturali. Le due - ha concluso Draghi - sono molto interdipendenti". (askanews)

Articolo pubblicato il 22 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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