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Margiotta sul viadotto Himera: "Indagare in modo accorto i percorsi da intraprendere"
di Redazione

La parola al presidente della Consulta Ordini Ingegneri Sicilia Giuseppe Maria Margiotta: “A 45 giorni dal crollo del pilone ancora nessun monitoraggio”

Tags: Viadotto Himera, Anas, Protezione Civile, Giuseppe Maria Margiotta



PALERMO - Era il 10 di aprile quando il cedimento del pilone del viadotto Himera, al chilometro 61 dell’autostrada Palermo Catania, tra gli svincoli di Scillato e Tremonzelli direzione CT, ha convinto i tecnici dell’Anas a interrompere la circolazione sulla A19.
Si era capito subito, già dalla stessa mattina, che si trattava di una vera e propria emergenza nazionale, perché interrompeva in maniera drammatica la circolazione sulla più importante arteria stradale dell’Isola e metteva in crisi l’intero sistema dei trasporti in Sicilia.

Un’emergenza che portava in quel tratto di autostrada i massimi vertici dei governi nazionale e regionale e dell’Anas. Tutti, ma proprio tutti convenivano che la situazione era gravissima e occorreva immediatamente attivare lo stato d’emergenza per rimediare i fondi, predisporre i progetti e realizzare intanto le opere provvisionali per ripristinare la continuità fisica ed economica fra due parti dell’isola drammaticamente separate dal cedimento.

Abbiamo sentito sull’argomento il presidente della Consulta Regionale degli Ingegneri, Ing. Giuseppe Maria Margiotta.
Sono trascorsi 45 giorni e l’unico tangibile risultato ottenuto da tanto impegno è stata la dichiarazione dello stato di emergenza.

“Proprio un bel risultato, non c’è che dire! – esordisce il presidente – quasi un mese e mezzo soltanto per dichiarare ciò che centinaia di migliaia di siciliani hanno avvertito fin dai primi istanti dal crollo come un’emergenza di tipo epocale. Un’emergenza che ha riportato indietro la Sicilia praticamente di quarant’anni. Abbiamo assistito finora ad un ridicolo rimpallo di responsabilità, a cui siamo abituati da parte del governo regionale ma non da parte di un Governo nazionale accusato al contrario di essere decisionista, come quello del premier Renzi”.

Presidente, lei già nei primi giorni, sul Giornale di Sicilia ha lamentato la mancanza di un sistema di monitoraggio continuo delle strutture strategiche nell’isola.
“Ho soltanto detto che esistono dei sistemi di monitoraggio attraverso sensori wireless che sono in grado di controllare in maniera continua e a distanza gli eventuali spostamenti di grandi strutture come i ponti e viadotti di un’autostrada e non lo abbiamo fatto; anzi abbiamo sprecato l’occasione di farlo con i fondi PO-FESR . Oggi, ad un mese e mezzo dal cedimento, mi rendo conto che non si è messo in atto nemmeno “dopo” un qualsiasi sistema di monitoraggio che ci dica in tempo reale se e come evolve il fenomeno in corso”.

Si parla insistentemente di realizzare una bretella provvisoria e demolire i viadotti interessati… 
“Il tempo che è trascorso fino alla dichiarazione dello stato di emergenza non pare sia stato utilizzato per analizzare a fondo lo stato di salute della carreggiata in direzione Palermo, la natura e profondità delle fondazioni del viadotto che non ha subito apparentemente alcun danno di rilievo, se non uno spostamento di pochi centimetri. Non è stata indagata l’interazione con il sistema franoso in atto e la effettiva natura e consistenza di quest’ultimo fenomeno. Però si prospettano già le soluzioni e si parla di progettazione in corso. Tutto ciò è tecnicamente inconcepibile”.

Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Palermo ha dichiarato e messo nero su bianco che le scelte sembrano essere state fatte in assenza di qualsiasi indagine tecnica, diretta o indiretta.
“Non posso che essere d’accordo con il collega ing. Giovanni Margiotta, e non solo per la grande indubbia stima di cui gode in campo geotecnico. Effettivamente già tre giorni dopo il dissesto era stata manifestata dall’Anas l’intenzione di procedere alla demolizione di entrambi i viadotti, nelle due direzioni, e anche dopo non risulta che siano state effettuate analisi approfondite sia sotto l’aspetto geotecnico sia sotto l’aspetto della effettiva sicurezza statica delle strutture. Anche sulla famosa bretella non vi sono elementi tecnici e scientifici sufficienti per individuarne un percorso che tranquillizzi nel breve-medio periodo, così come non ci risulta che siano stati approfonditi in maniera puntuale i meccanismi che muovono la frana che interessa l’intero versante fino a Caltavuturo”.

In un primo momento era stata chiamata in causa la facoltà di Ingegneria dell’Università Kore…
“Mi risulta che l’Università ennese, chiamata subito a collaborare dall’Assessore regionale Pizzo, non sia stata coinvolta nelle analisi e nelle scelte progettuali da parte dell’Anas. Conoscendo le potenzialità strumentali e scientifiche della dinamica equipe guidata dal prof. Tesoriere, credo che in mano loro il tempo finora trascorso infruttuosamente avrebbe potuto essere utilizzato per un’analisi più completa del fenomeno ed una proiezione attendibile delle possibili soluzioni”.

In conclusione?
“In conclusione, atteso che abbiamo inutilmente perso un mese e mezzo, facciamo adesso di necessità virtù e operiamo scelte ponderate. Non cerchiamo di recuperare pericolosamente il tempo perduto con scelte affrettate e mal supportate scientificamente: così facendo creeremmo soltanto l’ennesima precarietà delle nostre infrastrutture. Indaghiamo invece in maniera accorta i percorsi progettuali da intraprendere, magari utilizzando esperienze e professionalità tecniche locali”.
 
F.M.

Articolo pubblicato il 26 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuseppe M. Margiotta, presidente della Consulta Ordini Ingegneri Sicilia
Giuseppe M. Margiotta, presidente della Consulta Ordini Ingegneri Sicilia


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