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Qualità ambientale, bussola di ricchezza
di Rosario Battiato

Gli ultimi dati Istat su risorse idriche, rifiuti e bonifiche: la Sicilia non si schioda e si conferma agli ultimi posti d’Italia. Le regioni che hanno gli indicatori migliori sono le cosiddette “locomotive”, come la Lombardia

Tags: Ambiente, Sviluppo Economico, Economia, Istat, Bonifica, Rifiuti



PALERMO – Ci sono degli indicatori statistici molto utili per comprendere il rapporto tra una sana gestione dell’ambiente e lo sviluppo economico di un’area. L’Istat, infatti, assegna alla voce “tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse” una serie di valori assai precisi per valutare proprio questo aspetto. Dai rifiuti alle bonifiche dei siti industriali fino alla qualità delle risorse idriche, si tratta di fattori che contribuiscono a determinare lo stato di salute e quindi anche le potenzialità economiche di un luogo. Non è un caso che gli indicatori peggiori corrispondano alle regioni più povere d’Italia.

L’ultimo aggiornamento relativo alle aree bonificate d’Italia in valore assoluto ci restituisce il quadro della lentezza siciliana. Nel 2013 risultavano bonificate ben 7.185 aree, di queste soltanto 347 in Sicilia, pari al 4,8%. Complessivamente le aree isolane da bonificare, in corso di bonifica e già bonificate sono 1.034. Ben poca cosa se confrontiamo questo dato con due locomotive d’Italia come Piemonte (1.259) e Lombardia (1.300), cioè pari a circa il 17 e 18% del totale nazionale.

Un altro record tutto siciliano riguarda le famiglie che denunciano irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua. Nell’Isola sono quasi mezzo milione su 1,8 milioni complessivi, un dato che sebbene risulti in calo rispetto agli ultimi anni, resta comunque il più elevato tra tutte le regioni italiane. Consideriamo, ad esempio, come la Lombardia, ha soltanto 162mila famiglie, su 3,6 milioni, che dichiarano di aver ricevuto irregolarità nell’erogazione dell’acqua.

La situazione nel settore dei rifiuti è stata ampiamente approfondita su queste pagine e quindi non stupisce che tra il 2012 e il 2013 la Sicilia sia stata l’unica regione ad aver addirittura aumentato la sua quota di rifiuti smaltiti in discarica che sono passati da 2 a circa 2,2 milioni. Si tratta di circa un quinto (10 milioni) dello smaltimento nazionale e si capisce bene che senza una rivoluzione gestionale siciliana, difficilmente l’Italia potrà avere un servizio all’altezza dei migliori europei, strada su cui sono già avviate regioni come la Lombardia che dal 2002 al 2013 è passata da 1,1 milioni di tonnellate conferite in discarica ad appena 268mila per una popolazione residente che è il doppio di quella siciliana, circa 10 milioni contro appena 5.

Indicatori ambientali che hanno un effetto diretto sul motore economico di queste regioni. Sul fronte delle bonifiche la Sicilia non è stata in grado di utilizzare milioni di euro di risorse – l’ultimo caso ha riguardato lo spreco di 50 milioni della delibera Cipe n.87 che la Regione non ha speso in tempo, come denunciato dal ministero dell’Ambiente -  bloccando di fatto il risanamento del territorio e un’occupazione sostenibile che avrebbe potuto risanare i luoghi e restituirli agli usi legittimi. Un discorso assai simile vale per gli investimenti nel settore idrico, dove l’Isola ha speso soltanto una parte infinitesimale dei fondi per la depurazione, circa un miliardo stanziato nel 2012, e adesso vede l’imminenza della multa da più di 180 milioni che potrebbe arrivare sin dal 2016.
 
Le ultime speranze sono riposte nell’assessore Vania Contrafatto che, in quanto commissario, dovrebbe accelerare la spesa per una prima parte di fondi. Anche per i rifiuti si sono bruciati i potenziali risparmi gestionali conseguiti con la raccolta differenziata, nonché i bonus del Conai per i comuni che riciclano e i vantaggi relativi all’utilizzo dei rifiuti come carburante per la produzione di energia come avviene nel resto d’Italia e d’Europa.

Articolo pubblicato il 26 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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