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Palermo - Irpef, il Consiglio blocca tutto e l’Amia punta solo sui tagli
di Luca Insalaco

L’azienda deve recuperare un deficit di 180 milioni di euro, come dimostrato nel consuntivo 2008. Stoppato il raddoppio dell’imposta varato appena un mese fa dalla Giunta

Tags: Palermo, Amia, Rifiuti, Diego Cammarata



PALERMO - Irpef, dietro-front. Il Consiglio comunale ha bocciato l’aumento dell’imposta, varato - grazie ad una deroga concessa dal Premier, Silvio Berlusconi - dalla Giunta di Diego Cammarata appena un mese fa, votando all’unanimità la delibera presentata dalla “nuova maggioranza” che proponeva la decurtazione dell’aliquota dall’8 al 4 per mille. Un ritorno all’antico, dunque, che per il capogruppo dell’Italia dei Valori, Fabrizio Ferrandelli, rappresenta una “sfiducia di fatto” nei confronti del primo cittadino, e che costringerà ora l’esecutivo a scovare altrove le risorse aggiuntive per adeguare il contratto di servizio con l’Amia.
Il voto di Sala delle Lapidi segue la decisione del Comune di costituirsi parte civile nel processo contro i vecchi amministratori dell’Amia, tra i quali l’ex presidente Enzo Galioto e l’ex d.g. Orazio Colimberti. Una mossa a sorpresa, visto che appena qualche mese fa il sindaco non volle agire contro il management dell’azienda, accusato di falso in bilancio, attirandosi gli strali dell’opposizione e della cosiddetta società civile.

Parla di un Cammarata “fulminato sulla via di Damasco” il capogruppo del Pd, Davide Faraone, il quale si augura innanzitutto che “alla richiesta di risarcimento dei danni economici nei confronti di Galioto & c. si aggiunga la quantificazione del micidiale danno all’immagine della città, dal momento che le foto e si servizi televisivi sulle strade di Palermo stracolme di rifiuti hanno fatto il giro del mondo”; quindi che il sindaco chieda al cda dell’Amia “per la quale i termini non sono ancora scaduti, di presentare la querela di parte in modo da permettere l’avvio di un’indagine penale che faccia finalmente luce a 360 gradi sulla precedente gestione”.

Intanto, l’azienda di via Nenni ha approvato il consuntivo 2008, che si chiude con un passivo di quasi 180 milioni di euro, mentre la previsione di perdita per il bilancio 2009 è di 14 mln di euro. La sforbiciata agli sprechi adottata da Gaetano Lo Cicero (il segretario generale del Comune a cui il sindaco ha affidato l’improbo compito di salvare l’azienda dal fallimento) ha portato a una riduzione delle perdite mensili da 3 mln a 800mila euro. La dimostrazione, secondo Faraone, che l’azienda è in grado “di trovare da sola le forze per uscire dalle secche della mala gestione” e che quindi non è necessario alcun aumento del contratto di servizio e, di conseguenza, di Tarsu e Irpef per finanziarlo.
 

 
Scontro. In difesa delle prerogative dell’Assise
 
PALERMO - “Continua l’appropriazione da parte della Regione, in modo a dir poco irregolare, di competenze e poteri che sono del Consiglio comunale e, a colpi di commissariamento, la Regione seguita a proporre e disporre varianti allo strumento urbanistico in palese violazione di precise disposizioni di legge”.
È l’accusa che muove Nadia Spallitta, capogruppo di Un’Altra Storia, dopo il commissariamento dell’ex Albergo delle Povere, che l’Opera Pia, proprietaria dell’immobile, “trasforma da attrezzatura assistenziale a sede direzionale Sovracomunale.
Tutto ciò non solo in variante allo strumento urbanistico, ma disattendendo anche gli standard urbanistici previsti dal decreto ministeriale n. 1444/68 e non garantendo i parcheggi pubblici e pertinenziali, né tantomeno aree destinate a verde e godendo altresì di una prerogativa, quella della variante adottata dalla Regione, senza però averne titolo”.

Articolo pubblicato il 30 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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