Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Tar libera trivelle: avanti col piano Eni
di Rosario Battiato

No al ricorso di comuni e associazioni: via libera al completamento di sei pozzi e perforazione di altri due. Il cane a sei zampe prevede un investimento da 1,8 miliardi per i nuovi giacimenti a gas

Tags: Trivelle, Regione Siciliana, Eni, Greenpeace, Wwf, Legambiente, Enimed, Trivellazione, Sicilia



PALERMO – I piani del governo e di Eni per aumentare la produzione degli idrocarburi nazionali, così come previsto dallo Sblocca Italia e dai programmi di investimento del cane a sei zampe in Sicilia, non si fermano. È dello scorso 3 giugno la sentenza del Tar del Lazio che ha respinto il ricorso delle associazioni (Greenpeace, Wwf, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Anci, Legacoop Pesca Sicilia e Touring Club Italia) e dei comuni (Ragusa, Santa Croce Camerina, Palma di Montechiaro, Licata, e Scicli) che avevano richiesto l'annullamento di alcune concessioni di coltivazione attraverso la perforazione, la ripresa e la messa in produzione dei pozzi concessi a Eni ed Enimed. Nel mirino dei ricorrenti proprio il progetto Offshore Ibleo nell'area del Canale di Sicilia.

I progetti continuano. Associazioni e comuni avevano richiesto al Tar di annullare la concessione di coltivazione che prevede, tra le altre cose, la perforazione e il completamento di sei pozzi di estrazione di gas nei campi Argo e Cassiopea e perforazione di due pozzi esplorativi (Centauro 1 e Gemini 1)  e tutte le autorizzazioni annesse (Vas-Via, pronuncia di compatibilità ambientale, etc...).
Nella corposa parte dedicata alle richieste dei ricorrenti, che citavano le presunte violazioni delle direttive comunitarie e di altre normative nazionali, c'erano quattro punti di ricorso che, semplificando, comprendevano la violazione della direttiva habitat e l'impatto del progetto sulle aree costiere e sulla terraferma, la mancata distanza delle 12 miglia marine, i due pareri negativi della Regione nel corso del procedimento, la mancanza di una valutazione approfondita relativa ai danni verificabili con la pesca.
 
Andando più in dettaglio i ricorrenti si appellavano all'assenza di compatibilità ambientale del progetto “Offshore Ibleo”, tra cui la presenza di un'area marina protetta nella zona dei pozzi e un'area a terra che prevedeva la realizzazione di infrastrutture di connessione con la rete distributiva e per stoccaggio temporaneo a circa 5 chilometri dal centro del Comune di Gela con vincolo idrogeologico e 2,6 chilometri dal Biviere di Gela.

Tutto rispedito al mittente. La sentenza documenta, punto per punto, la regolarità delle richieste del cane a sei zampe. Dalla questione delle opere onshore, le quali rientrano “nell'area Greenstream di Gela destinata ad attività industriali”, all'assenza di impatti significativi con i siti di Rete Natura 2000. A convincere il collegio anche le prescrizioni previste per Eni nella fase di cantierizzazione, dal nulla osta della capitaneria di porto per evitare interferenze con le rotte navali allo scenario alla presentazione di un progetto di dismissione e di ripristino “dell'ambiente nella configurazione marina 'ante operam'”. Attività che il Tar considera importanti per riconoscere come il provvedimento impugnato “non abbia ignorato gli aspetti della valutazione ambientale cui era predisposto”. Un complesso prescrizionale che conferma “il carattere definito del progetto e la sua assentibilità”.
 
Un concetto che si estende anche alla porzione offshore dove si specifica che nessuna attività di coltivazione “è posta all'interno di aree marine o costiere protette a scopi ambientali”. Cestinato anche il motivo di ricorso legato al parere della Regione siciliana in quanto “nella normativa applicabile non si riscontra l’obbligatorietà di alcuna 'intesa' con l’ente regionale” e “sussiste la competenza esclusiva statale in materia ambientale”.

Continua, pertanto, il Piano Enimed che tra il 2015 e il 2018 ha previsto un investimento da 1,8 miliardi per la messa a produzione di nuovi giacimenti a gas che permetterebbero un aumento del 18-20% della produzione di gas nazionale.

Articolo pubblicato il 06 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐