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Viadotto Himera, ritardi divenuti inaccettabili
Giuseppe Maria Margiotta, presidente Consulta: “Il nostro programma di verifiche inascoltato”. A tutt’oggi non ci risulta sia stato avviato il progetto della cosiddetta “bretella”

Tags: Viadotto Himera, Autostrada, Catania-palermo, Giuseppe Maria Margiotta



La vicenda del cedimento del viadotto Himera sulla A19 non sembra ancora sul punto di essere risolta. Gli Ingegneri siciliani non si stancano di sollecitare scelte operative che permettano una risoluzione di quella che è una emergenza eccezionale per l’isola ma sembra essersi impantanata nella peggiore burocrazia di cui il nostro paese è capace.

Le interferenze fra Stato, Regione e Anas sembrano aver trovato le condizioni perfette per rallentare l’iter di risoluzione di questo empasse che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema economico siciliano.

La dichiarazione dello stato di emergenza è arrivato solo dopo 40 giorni dall’evento, e a quasi due mesi dal cedimento sono stati nominati ben due commissari, cui se ne aggiungerà, come immaginiamo, un terzo da parte dell’Anas.

A tutt’oggi non ci risulta sia stato avviato il progetto della cosiddetta “bretella” che dovrebbe ridurre a pochi minuti il disagio degli automobilisti e premettere il transito anche ai mezzi pesanti, costretti tuttora a percorsi alternativi più lunghi addirittura di centinaia di chilometri.

“Ma la cosa più grave - ci dichiara il presidente della Consulta degli Ingegneri siciliani Giuseppe Margiotta - è che non è stato ancora individuato con certezza nemmeno il percorso che la bretella dovrà seguire, se a nord o a sud dell’autostrada; né gli interventi sulla viabilità ordinaria”.

“Siamo convinti che approntando un sistema di monitoraggio continuo della carreggiata non danneggiata, collegato ad un sistema semaforico di allerta immediata, potrebbe essere ripristinata in sicurezza intanto la viabilità nei due sensi di marcia.
Comprendiamo - aggiunge Margiotta - che sarà necessaria una preliminare verifica degli apparecchi di appoggio delle travi e la messa a punto del sistema che coordini l’insieme dei sensori wireless (accelerometri, inclinometri, estensometri), ma non è tollerabile che non si sia ancora messo mano nemmeno alla dismissione della carreggiata che ha ceduto!”

Fin dalle prime ore dopo il cedimento del viadotto gli Ingegneri siciliani avevano sollecitato l’avvio di un programma di verifiche in tempo reale sulle infrastrutture interessate, indicando le tecnologie necessarie, ma non sembra siano stati ascoltati.

Addirittura ci risulta che uno di questi sistemi di monitoraggio sperimentale, messo in atto dall’Ance di Caltanissetta in accordo con l’Anas sul viadotto “Ponte Cinque archi”, non sia stato ancora pagato dall’Anas all’impresa realizzatrice, e comunque si è arrivati addirittura al sequestro del tratto di autostrada senza che si sia avuta notizia degli esiti del controllo in atto.

“Alla soddisfazione per essere stati formalmente coinvolti nella vicenda, attraverso l’Ordine di Palermo territorialmente competente – conclude Margiotta – non si accompagna la soddisfazione assai maggiore di vedere un orientamento unitario e fattivo per la risoluzione del problema, che non ci faccia sentire ai margini del mondo civilizzato”.

F.M.

Articolo pubblicato il 09 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuseppe Maria Margiotta
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