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Quotidiano di Sicilia

Disagio imprenditoriale di casa in Sicilia
di Chiara Borzì

Fondazione Impresa: nel 2014 l’Isola occupava il primo posto nazionale, nel 2015 è stata scavalcata dalla Sardegna. Recessione pronunciata, stretta creditizia, elevato tasso di procedure concorsuali, contrazione degli impieghi vivi, calo delle aziende attive

Tags: Fonadzione Impresa



MILANO - Imprenditoria non è sinonimo di Sicilia, piuttosto l’habitat offerto dalla nostra regione a chi vuole fare impresa è tra i più ostili in Italia. I dati che confermano questa tendenza sono forniti dalla ricerca condotta da Fondazione Impresa, che ha osservato l'indice di disagio imprenditoriale 2015.

Quanto registrato per la nostra regione è preoccupante. Come evidenziato nel rapporto: “Sardegna e Sicilia presentano un grado di Disagio Imprenditoriale molto alto collocandosi entrambe al di sopra del punteggio soglia di 63 (rispettivamente 68,5 e 63,7)”. Nel 2015 la Sardegna fa un grosso balzo in avanti, diventando prima in classifica da sesta, scavalcando la Sicilia che fa invece un passo indietro, scendendo al secondo posto nazionale dal primo. Nel giro di un anno, dunque, la nostra situazione regionale sembrerebbe migliorata, ma rimane intatta la gravità del caso siciliano, comunque ancora da top ten nella classificazione nazionale.

Nelle prime dieci posizioni tracciate dal report sull’indice di disagio imprenditoriale troviamo soltanto regioni meridionali e alcune dell'Italia centrale. Sorprende la posizione delle Marche, nel 2014 presente all’ottavo posto e ora balzata al quarto nazionale, mentre migliora di molto la posizione dell’Umbria passata dal secondo posto all’ottavo. Peggiorano le posizioni della Calabria, passata dal quinto al terzo posto, del Molise, salito dal settimo al sesto posto e della Puglia, anch’essa salita di una posizione dal decimo al nono posto. Più grave tra tutte è la situazione dell’Abruzzo, passato in un solo anno dalla quindicesima posizione alla sesta, “guadagnando” esattamente 15 posizioni negative nel ranking 2015 sul disagio imprenditoriale.

Ancora una volta le regioni del Nord Italia, sia quelle posizionate ad Est che ad Ovest della penisola, si confermano territori in cui è più plausibile pensare di fare imprese perché è rilevato basso o medio-basso l’indice di disagio. Stabili alla diciannovesima e la ventesima posizione si trovano Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige, mentre migliorano addirittura rispetto il 2014 le collocazioni di Veneto (-3 posizioni) e Friuli Venezia-Giulia (-6 posizioni), così come quelle di Emilia-Romagna (-2 posizioni) e Lombardia (-1). Nel passaggio dal 2014 al 2015 il miglior risultato spetta, però, ad una regione meridionale: è la Basilicata che in questo arco di tempo ha perso ben 10 posizioni rispetto i primi posti del ranking del disagio imprenditoriale.

Leggendo la classificazione non deve essere dimenticato un elemento fondamentale: quella che viene tracciata è la percezione di un disagio comunque esistente nel fare impresa in Italia. Ne consegue che in Trentino Alto-Adige il disagio imprenditoriale è giudicato molto basso ma è percepito, lo stesso può dirsi per i territori del Veneto, il Friuli e la Valle d'Aosta dove la valutazione del grado è bassa; o in Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna dov'è considerato medio-basso il grado di difficoltà.

Per ben sei regioni italiane (Umbria, Puglia, Lazio, Liguria, Lombardia e Basilicata) la valutazione di questo indice è definito “medio”. Questa parte del rank 2015 è la più numerosa sia rispetto quella finora considerata, sia rispetto le restanti divise per gradi più alti. Infatti, i territori che il report della Fondazione impresa riconosce con un disagio “alto” sono cinque (Calabria, Marche, Campania, Molise e Abruzzo), mentre quelli con un grado di disagio “molto alto” solo due (Sardegna e Sicilia).
 


Nelle prime dieci posizioni in sette indicatori su dodici
 
MILANO - A cosa è dovuta concretamente la difficoltà vissuta dalle imprese siciliane, ma soprattutto dalla Sicilia, lo spiega lo stesso rapporto realizzato da Fondazione impresa. Nessuna novità secondo l’analisi condotta, si legge infatti: “Il secondo posto della Sicilia non rappresenta una sorpresa e la regione insulare abbandona la maglia nera solo grazie al netto peggioramento della Sardegna”. Per la nostra regione non si può parlare, dunque, di un miglioramento reale delle condizioni, ma di una crescita scaturita dal peggioramento dell’indice in altre regioni. “Il posizionamento della Sicilia - scrive ancora il report - è determinato da una situazione molto negativa rispetto alla maggioranza degli indicatori presi in esame. In 7 indicatori su 12 la regione si trova nei primi 10 posti delle classifiche (cioè nella metà alta che evidenzia i rank peggiori) e in 4 casi su 12 ottiene il peggior terzo risultato. Questi 4 indicatori più sfavorevoli sono riconducibili – secondo quanto messo in evidenza nella ricerca sull’impresa - al contesto imprenditoriale che denota per la Sicilia un sensibile calo di imprese attive (-7,91% dalla crisi in poi) e un tasso elevato di procedure concorsuali (29,2 ogni mille imprese attive), unito ad una recessione pronunciata (perdita di 13,2 punti di Pil dal 2008 al 2014) e alla stretta creditizia (-8,85% la contrazione degli impieghi vivi tra febbraio 2014 e febbraio 2015)”.

Articolo pubblicato il 10 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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