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Quotidiano di Sicilia

Presidente responsabile di Pil e occupazione
di Carlo Alberto Tregua

Disoccupati record a 392.000

Tags: Pil, Lavoro, Occupazione, Economia



Istat ha comunicato i dati sulla disoccupazione del primo trimestre che è aumentata rispetto all’ultimo trimestre del 2014. Per la Sicilia il dato è traumatico perché vi sono 392.000 disoccupati contro i 379.000 della rilevazione precedente.
La disoccupazione in Sicilia è così arrivata a livelli record del 23% contro la media nazionale del 13%. Dieci punti in più sono la certificazione della catastrofe economico-sociale, la cui responsabilità istituzionale è a carico della giunta regionale e del suo presidente, nonché dell’Assemblea regionale, che non vota tempestivamente le leggi di riforma con l’obiettivo di abbattere la spesa corrente (cattiva) e di potenziare fortemente la spesa per investimenti (buona).
Sentiamo le menzogne regionali e comunali riguardanti il fatto che le diminuzioni delle risorse taglierebbero i servizi sociali o quelli sanitari. Non è vero. La verità è che nella spesa corrente (cattiva) si annidano inefficienza e corruzione che la fanno mantenere a livelli insopportabili.  

Il presidente della Regione, chiunque esso sia, ha la responsabilità primaria di fermare la discesa del Pil e l’aumento patologico della disoccupazione. Se non fa questo non dovrebbe avere il coraggio di andare nella sua stanza a Palazzo d’Orleans, con dimissioni indispensabili per passare la mano a chi, invece, ha la capacità di perseguire i due obiettivi primari dell’istituzione regionale: aumento del Pil e aumento dell’occupazione.
Per tagliare la spesa corrente (cattiva) ci vogliono notevoli attributi professionali, competenze, saperi e una dirittura morale, che non nasconda scheletri negli armadi, in grado di affrontare l’orda di famelici privilegiati.
Sabino Cassese, professore emerito e già membro della Corte Costituzionale ha enunciato un principio etico sacrosanto: i privilegi acquisiti non sono diritti acquisiti perché essi contrastano con i diritti di tutti gli altri cittadini.
Quando su un piatto della bilancia vi sono i privilegi, che pesano più dei diritti, e sull’altro si trovano i diritti, i primi vanno eliminati senza indugio e senza remore, di modo che i due piatti ritornino in equilibrio, quell’equilibrio tra i diritti e i doveri tra tutti i cittadini in osservanza tassativa dell’articolo 3 della Costituzione.
 
In Sicilia, il retrocedere del Pil e l’aumento della disoccupazione sono frutto dell’incapacità della giunta e dell’Assemblea regionale di colpire i privilegi ovunque si trovino, di recuperare le risorse che oggi sono a perdere e investirle in attività produttive, nella costruzione d’infrastrutture, nelle opere di risanamento idrogeologico, nel turismo inteso come attività economica, nell’insediamento degli impianti energetici a base di rifiuti solidi urbani, nel potenziamento di agricoltura e zootecnia ed in altre azioni che mirino a portare la Sicilia e la sua importante e forte nomea nel mondo al centro di un’azione oggi inesistente.
Non si annoino i lettori perché ripetiamo queste soluzioni quasi maniacalmente. Non possiamo assistere ancora allo scempio che degli incompetenti ed egoisti stanno facendo del tessuto economico e sociale della nostra meravigliosa Isola.
Un milione di poveri gridano vendetta e 392.000 disoccupati non urlano abbastanza nel chiedere il lavoro che non s’inventa con una bacchetta magica, bensì mettendo in atto piani produttivi in tutti i settori e aprendo i cantieri con l’utilizzazione totale di tutti i fondi europei e i fondi statali Fsc (Fondi per lo sviluppo e la coesione).     
 
Ci sarebbe da urlare contro l’incapacità di giunta e Assemblea regionale per la vergogna delle vergogne: la restituzione per mancata utilizzazione dei fondi europei del Po 2007/13. è noto infatti che entro il prossimo 8 dicembre, cioè tra appena sei mesi, scadrà l’ultimo giorno in cui si potranno effettuare le spese certificate, secondo l’attuale andazzo. Con molta probabilità bisognerà rinunziare a ben 4,3 mld.
Ma aggrava questa situazione di responsabilità generalizzata il fatto che del Po 14/20, dopo un anno e mezzo, non si è ancora speso quasi nulla su una disponibilità complessiva di circa 12 mld. Ciò significa che nei primi diciotto mesi del settennio si sarebbero dovuti spendere già 2,5 mld.
È attraverso la spesa pubblica per investimenti (buona) che si può fare aumentare il Pil e per conseguenza l’occupazione. Ma questo non lo fanno presidente, giunta e Assemblea. è ora che se ne vadano.

Articolo pubblicato il 11 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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