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Palermo - Orlando, sentenza Amia un "ritorno alla legalità"
di Redazione

Il sindaco di Palermo: “Anni di ruberie e falsi in bilancio”. La quarta sezione fallimentare del Tribunale civile di Palermo, accogliendo il ricorso del Comune, gli ha riconosciuto un credito per circa 85 milioni di euro.

Tags: Palermo, Amia, Leoluca Orlando



PALERMO – “La decisione del tribunale fallimentare sull’Amia è di straordinaria importanza, perché legata al passaggio dalla illegalità e inefficienza alla legalità ed efficienza delle aziende partecipate”. L’ha detto il sindaco in conferenza stampa a Villa Niscemi parlando della decisione della quarta sezione fallimentare del Tribunale civile di Palermo che, accogliendo il ricorso del Comune, gli ha riconosciuto un credito per circa 85 milioni di euro.

Si tratta di quote azionarie e immobili trasferiti dal Comune prima del crac Amia alla stessa partecipata, che gestiva il servizio di rifiuti a Palermo. I giudici fallimentari il 29 aprile scorso hanno riconosciuto al Comune la restituzione del 49% (46 mln di euro) delle azioni di Amg Energia, che ora torna ad essere al 100% partecipata dallo stesso Comune; palazzo La Rosa, in via Alloro, e palazzo ex Ferrovie, in piazzetta Cairoli, già sede dell’Amia e oggi sede della Rap e somme per circa 59 milioni, destinate in passato dal Comune alla ricapitalizzazione della fallita Amia.

“Si era proceduto a sostenere ruberie - ha proseguito Orlando - falsi in bilancio e l’assunzione degli amici degli amici, attraverso una ricapitalizzazione dell’Amia che abbiamo scoperto che era finta”.

L’assessore al Bilancio Luciano Abbonato ha aggiunto: “Non c’è mai stata un’assemblea dei soci di Amia che abbia deliberato l’aumento di capitale con il conferimento di questi beni, perché nel 2010 il Consiglio comunale aveva condizionato il perfezionamento del conferimento al buon esito del processo di risanamento, dando un termine di 12 mesi. Il risanamento non si è realizzato e l’Amia è fallita nel 2013”.

“Il Tribunale - ha aggiunto Abbonato - nel dispositivo ha stabilito che aziende partecipate che per più di tre esercizi accumulano perdite non possono procedere ad aumento di capitale, pena la nullità. Rap, che ha pagato alla curatela fallimentare di Amia dal luglio del 2013 l’affitto della sede, chiederà indietro circa 100 mila euro l’anno, pari al canone di affitto”.

Articolo pubblicato il 12 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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