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UberPop ancora tra le polemiche ma arriva un assist dall'Autorità 
di Federico Arcidiacono

Continua l’ira dei tassisti che vedono in un’app una profonda mancanza di rispetto per la professione. Un polverone che fa emergere la necessità di avvicinare domanda e offerta

Tags: UberPop, Antitrust, Taxi



ROMA - A seguito dei provvedimenti emessi dal Tribunale di Milano nei confronti dell’applicazione UberPop, le polemiche non accennano a scemare. I sempre più infuriati tassisti, che vedono nell’applicazione l’emblema dei più atavici terrori, continuano a ritenerlo un servizio che lede profondamente i loro diritti o, sarebbe meglio dire, le loro licenze pagate profumatamente.
Sembra però che a favore dell’applicazione vi sia un’insospettabile alleato, infatti l’Autorità di regolazione dei trasporti, con a capo Andrea Camanzi, è intervenuta sulla questione, generando un’apertura nei confronti delle emergenti e tecnologiche formule di trasporto non di linea.

Non si parla di una liberalizzazione vera e propria o di un’accettazione sregolata del fenomeno, piuttosto si tratta di nuove necessità a cui i legislatori, secondo l’Autorità, devono prestare orecchio ed intervenire con una serie di normative ad hoc, come la possibilità di espandere l’attività dei taxi, fornendo più licenze con modalità diverse da quelle attuali.

Emerge quindi la necessità di assottigliare la trafila burocratica ed i vincoli legislativi che soffocano il settore facendo dei tassisti, e di molte altre professioni su licenza, una vera e propria casta. L’Autorità arriva infatti a chiedere una revisione radicale della legge 21/192, quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea, in modo da fornire un consono livello di regolazione alle nuove formule di trasporto. I cambiamenti della normativa sembrano necessari non solo per gli imprenditori che volessero intraprendere questo tipo di servizio ma anche per i passeggeri, che meritano di essere protetti dal punto di vista legislativo e sapere da chi sono trasportati in giro per la città.

Come afferma Andrea Camanzi, è necessario “far emergere questo mercato, affinché domanda e offerta di servizi possano incontrarsi in modo trasparente e nel rispetto delle regole applicabili all’attività economica d’impresa”.
Le innovazioni proposte non si limitano unicamente alla normativa per le  nuove forme di servizi di intermediazione su richiesta, ma si concentrano anche sull’estensione delle restrittive norme che regolano gli esistenti taxi e Ncc.

Per quanto concerne i taxi sembrerebbe interessante l’introduzione della possibilità di praticare sconti, nonché l’acquisizione di più licenze in modo che si possano costituire vere e proprie imprese. Per quanto concerne i titolari di autorizzazione Ncc sembrano profilarsi ulteriori aperture, come l’abolizione dell’obbligo di rientrare in rimessa dopo ogni prestazione erogata e l’affidamento alle Regioni, e non ai Comuni come accade attualmente, dell’individuazione dei bacini di gestione dei servizi di autotrasporto non di linea.

Rimane dunque da constatare come si evolveranno i fatti per quanto, in ogni sviluppo possibile, il caso Uber ha segnato l’inizio di un dibattito sulla materia dei trasporti che si spera possa portare ad una revisione della normativa in favore di tutti i consumatori.
 


Il servizio rimane in standby rigettata istanza di sospensione
 
La country manager di Uber in Italia, Benedetta Arese Lucini, ha subìto innumerevoli aggressioni verbali, divenendo il volto ufficiale contro cui canalizzare la rabbia per il colosso con sede a San Francisco. Recentemente ha rilasciato un’intervista in cui spiega la sua carriera a stelle e strisce e, ovviamente, ha protetto il frutto del suo lavoro, ovvero l’approdo di Uber nel Bel Paese. A suo avviso la share economy, di cui l’applicazione è una manifestazione, è il futuro dell’imprenditoria, motivo per cui non può essere bollata come illegale un servizio che, sempre nella sua ottica, è più che altro non regolamentato.
La visione ottimistica della giovane manager sembrava, per un attimo, trovare riscontro anche nei piani alti delle nostre istituzioni. Il presidente della sezione specializzata in imprese del Tribunale di Milano, Marina Tavassi, in un primo momento aveva posto il riservo sull'istanza di sospensione del blocco della app Uber-pop presentata dalla multinazionale statunitense. Ieri però il tribunale di Milano ha respinto l’istanza di sospensione del blocco, rendendo effettiva la decisione. Nel caso in cui Uber dovesse lasciare attivo il servizio, da oggi in poi, scatterebbero penali da 20 mila euro al giorno.

Articolo pubblicato il 13 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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