Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Tagliare Irap, tasse e raccomandati
di Carlo Alberto Tregua

Regione, ma la manovra non fa crescere

Tags: Irap, Tasse, Berlusconi



Le Gazzette regionali (Gurs) sono state riempite quest’anno di variazioni al Bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2009, cioè spostamenti di importi da un titolo all’altro, da una rubrica all’altra tra assessorati diversi o all’interno dello stesso assessorato. Si tratta di operazioni contabili che non cambiano la sostanza del più importante strumento finanziario di un ente pubblico che è il bilancio preventivo.
Apparentemente vi è una contraddizione tra un bilancio contabile che presenta un avanzo e un bilancio finanziario che presenta un deficit. Così non è perché nel primo caso si tratta solo di variazioni contabili, nel secondo si tiene conto delle entrate ed uscite effettive.
Ma tutti i marchingegni adottati non comportano sviluppo e crescita economica, tanto è vero che il Pil della Sicilia su quello nazionale rimane inchiodato a poco più del 5 per cento da oltre quarant’anni. Lo sviluppo si ottiene mediante investimenti diretti e indiretti, cioè promuovendo le attività economiche delle imprese qui insediate e attirando capitali di investitori internazionali, cui bisognerebbe stendere il tappeto rosso, cioè dare loro tutte le concessioni lecite in massimo trenta giorni.

Berlusconi ha fatto balenare l’ipotesi di ridurre l’Irap che è un’imposta regionale. Per la Sicilia, nel 2009 l’entrata prevista è di 1,6 mld il che significa che, se fosse eliminata, in cinque anni la Regione dovrebbe tagliare poco più di trecento milioni l’anno. Siccome non vi potrebbe essere un’entrata sostitutiva, ecco che il taglio dell’Irap dovrebbe essere accompagnato dal taglio di uscite. Fra queste ve ne sono tre che potrebbero essere eliminate fin da ora senza che i servizi regionali ne risentirebbero. La prima riguarda i raccomandati, cioè quei siciliani privilegiati che sono entrati nelle Pa regionali e locali senza concorso. Solo i raccomandati-precari della Regione in un anno costano circa 150 mln.
La seconda riguarda gli incompetenti (cioè i formatori che negli ultimi dieci anni si sono mangiati quasi tre miliardi senza avere apportato nessun beneficio ai giovani). La terza riguarda una particolare categoria di fannulloni che sono i 29 mila forestali di cui nessuno sa cosa facciano, a che servano, tenuto conto che in Lombardia lo Stato per tutti i servizi forestali ne mantiene circa un migliaio in un territorio uguale a quello della Sicilia.
 
Da anni chiediamo ai precari di smentirci che siano entrati nelle amministrazioni pubbliche mediante la raccomandazione di questo o di quel politico. Parecchi hanno scritto lamentandosi del loro stato ma nessuno ha negato la circostanza prima indicata. È il momento di dire basta a questa situazione. È da stabilire, anche in base al decreto legislativo approvato dal CdM il 9 ottobre, il numero e le figure professionali occorrenti per la produzione dei servizi pubblici, che confrontato con il numero dei dipendenti in organico può determinare deficienza o esubero per ciascuna figura professionale. In caso di deficienza bandire i concorsi, in caso di esubero non rinnovare i contratti in scadenza.

Perché definiamo incompetenti i formatori? La risposta è nei fatti. Con migliaia e migliaia di offerte di lavoro in Sicilia per attività professionali, non vi sono risposte da parte degli enti di formazione. Risulta evidente che essi hanno solo bruciato risorse e rilasciato attestazioni fasulle, ma non hanno fornito preparazione per quelle competenze indispensabili per abilitarli al mondo del lavoro produttivo.
La Regione è nei guai, i Comuni sono nei guai, ma i relativi responsabili i guai se li sono cercati con la loro incapacità e con un comportamento moralmente e politicamente corrotto, che ha impedito di fare primeggiare i meritevoli e di mandare a casa i fannulloni.
I dissennati comportamenti di tanti governi e maggioranze regionali, basati più sul clientelismo che non sulla politica di alto profilo, hanno danneggiato la Sicilia perché hanno contribuito a diffondere una mentalità parassitaria e lassista .

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus