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Il "lavoro che c’è" in Sicilia ma è solo per gli specializzati
di Michele Giuliano

Un’indagine Isfol svela che nell’Isola c’è la più grande ricerca di ben precisi fabbisogni professionali. Le figure più richieste: tecnici, mediatori sociali e interculturali, psicologi

Tags: Lavoro, Sicilia



PALERMO - Educatori professionali, operatori sociosanitari, figure tecniche delle mediazione sociale ed interculturale, psicologi e assistenti sociali. Sono queste le figure professionali che servono alle imprese, soprattutto a quelle che orbitano nel sociale.

E si scopre che in Sicilia, tanto per sfatare i soliti stereotipi, il lavoro c’è eccome, solo che le richieste sono molto esigenti. Nel senso che i lavoratori generici non servono più ma si vogliono invece dei profili altamente specializzati. A rivelarlo è l’indagine “Audit sui fabbisogni professionali delle imprese non profit” condotta dall’Isfol per conto del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, su un campione nazionale di circa 3 mila imprese sociali con almeno un dipendente (con contratto a tempo indeterminato, a termine, di apprendistato).

Per quanto riguarda le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione il fabbisogno si concentra soprattutto in Sicilia dove si cercano lavoratori con precisi ambiti formativi pari al 7,4 per cento. L’isola è la quarta regione d’Italia con il più alto numero di richieste di specializzazioni, dietro soltanto a Lombardia (25,3 per cento), Veneto (12,4), Puglia (7,6) e Sicilia (7,4). I fabbisogni di conoscenze e competenze naturalmente mutano in base alle professioni citate dai responsabili delle imprese del sociale che orbitano nella sfera del “no profit”.

Per quanto riguarda le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, tipicamente deputate nell’ambito dell’impresa sociale alla progettazione di interventi, al loro monitoraggio e valutazione, il fabbisogno di aggiornamento si concentra soprattutto sul versante delle conoscenze afferenti alle scienze sociali e psicosociali. Per il grande gruppo delle professioni tecniche, a cui sono riconducibili tutte le figure che animano i servizi e gli interventi sociali territoriali, si segnala invece la necessità di aggiornare le competenze relative a risolvere problemi complessi, orientamento al servizio, valutare e prendere decisioni.

L’indagine effettuata dall’Isfol contribuisce ad alimentare il portale professionioccupazione.isfol.it, che descrive tutte le professioni esistenti in Italia (800 schede di ‘Unità Professionali’), con un’attenzione particolare all’analisi dei fabbisogni delle imprese, ai contenuti professionali, alle previsioni di occupazione a medio termine a livello nazionale e regionale, alle previsioni sugli andamenti dell’economia e dell’occupazione settoriale nei prossimi anni.

Più in generale in Italia il 41 per cento delle imprese sociali con almeno un dipendente ha dichiarato di avere nell’ambito dell’organizzazione almeno una figura professionale per cui si registra un fabbisogno da soddisfare nell’arco dei prossimi mesi con specifiche attività di aggiornamento per stare al passo con la domanda sociale proveniente dalla popolazione, con riferimento a varie tipologie di servizi e prestazioni (servizi di assistenza sociale, attività ricreative e di socializzazione, attività sportive, attività culturali e artistiche, servizi sanitari, istruzione) rivolte a singoli, gruppi e comunità.
 


Nei grandi gruppi professionali le esigenze più forti
 
Le professioni presenti nelle imprese sociali per cui si registrano le esigenze più forti di aggiornamento, da colmare nel corso dei prossimi mesi con specifiche attività formative, sono quelle dei grandi gruppi delle professioni esecutive nel lavoro di ufficio (33,1 per cento), delle professioni tecniche (24,5), delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (20,9) e di quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (12). Le esigenze di aggiornamento relative alle professioni esecutive nel lavoro di ufficio si registrano in prevalenza in Lombardia (14,9 per cento), Lazio (12), Toscana (9,7) e Veneto (9,1). Il discorso è in parte diverso per quel che concerne le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi: Lombardia (23,7 per cento), Piemonte (10,3), Toscana (7,9) e Veneto (7,6). Infine il grande gruppo delle professioni tecniche, che presenta nel complesso un fabbisogno consistente in diverse regioni, tra cui Lombardia (19,3 per cento), Piemonte (10,3), Toscana (7,4), Veneto e Sardegna (7 per cento in entrambi i territori). Lavoro sì, dunque, ma solo per i competenti.

Articolo pubblicato il 23 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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