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Salvezza comprata, Pulvirenti in manette
di Antonio Leo

Falsate le ultime partite del campionato di B

Tags: Calcio Catania, Antonino Pulvirenti, Pablo Cosentino



CATANIA - Il martedì nero. Così potrebbe essere ricordata la giornata di ieri dai tifosi del Calcio Catania, svegliati di sobbalzo con l’incubo di un nuovo inferno. Come poco più di vent’anni fa. Il presidente Nino Pulvirenti e il suo vice, Pablo Cosentino, sono finiti – tra gli altri - in manette.
 
L’accusa è gravissima: avrebbero comprato cinque, forse sei, partite attraverso un sistema di corruttele da fare invidia perfino ai Buzzi o ai Carminati di Mafia Capitale. Una cupola il cui vertice sarebbe stato proprio il presidente della squadra rossazzurra, intercettato dalla Polizia di Stato a parlare di treni e orari di arrivo. Non voleva però lanciarsi nel business delle linee ferrate dopo aver fallito in quello delle rotte aeree: le locomotive a cui alludeva sarebbero, secondo gli investigatori, i giocatori avvicinati o da avvicinare, gli orari di arrivo, invece, le maglie che gli stessi avrebbero indossato contro il Catania.

Le rotaie sarebbero passate lungo cinque direttrici, prima fra tutte Giovanni Luca Impellizzeri, 48 anni, agente di scommesse sportive online, da cui secondo la Procura dipendeva l’intera sostenibilità economica dell’operazione. Di fatto sarebbe stato lui il “tesoriere” e – secondo le ricostruzioni della dirigente della Digos Paglialunga – soltanto dopo aver ottenuto il suo benestare, Pulvirenti avrebbe messo in moto la macchina. Poi c’è Daniele Delli Carri, all’epoca dei fatti direttore sportivo del Liotru team (tra gli arrestati). “Daniele ma cosa stai combinando?”, domanda spazientito il presidente in un’intercettazione.  “Stiamo lavorando al treno di venerdì”, risponde l’ex ds alludendo a un “direttissimo” (si tratterebbe della partita Catania-Trapani, vinta per 4-1 dagli etnei).
 
Ma i “direttissimi” sarebbero passati da altri due personaggi. Il quarto uomo è infatti tale Piero Di Luzio, tesserato del Genoa, con cui Delli Carri vanta una lunga amicizia dai tempi in cui erano entrambi dirigenti del Pescara Calcio. Proprio Di Luzio avrebbe chiuso l’operazione con il procuratore sportivo e agente Fifa Fernando Arbotti, molto noto nell’ambiente calcistico abruzzese e molisano, con diversi assistiti tra serie B e Lega Pro. Questi, a quel punto, si sarebbe dovuto preoccupare soltanto di mandare la palla in goal, o meglio farla mandare ai calciatori da lui avvicinati. A favore di chi si capisce.

Insomma, un sistema studiato a tavolino, dove il fine pare non fosse soltanto l’acquisizione del risultato in sé. “Pulvirenti – spiega Paglialunga -  acquisita la notizia, ne dava comunicazione all’Impellizzeri che, come agente di scommesse online, attivava la sua rete di fiduciari non solo in Sicilia, ma anche oltre”.

“Ci risulta – aggiunge il procuratore Giovanni Salvi - che sono state comprate cinque partite consecutivamente in un periodo di grande difficoltà del Catania Calcio. Naturalmente lavoriamo anche sull’ipotesi che questo abbia delle implicazioni sulle scommesse clandestine. Infatti sono stati segnalati degli improvvisi sbalzi nelle quotazioni. Potrebbero indicare operazioni anomale derivanti dalla consapevolezza che il risultato sarebbe stato già noto”.

Quello che si conosce è il prezzo della corruzione. Secondo gli inquirenti, i giocatori avrebbero intascato in media 10 mila euro a casacca. Mazzette che avrebbero dovuto evitare la retrocessione del Catania. “Sono dei deficienti – afferma Impellizzeri in un’intercettazione - troppo scarsi. Se non ci pensavamo noi per queste cinque partite, eravamo retrocessi veramente”.

L’operazione “Catania in serie B” avrebbe preso avvio proprio all’indomani della sconfitta dei rossazzurri contro la Virtus Entella per 2-0. Con un piede in Lega Pro, gli etnei sono riusciti a risollevarsi grazie a quattro vittorie ravvicinate con Varese, Trapani, Latina, Ternana e il pareggio con il Livorno (sono in corso accertamenti anche su Catania-Avellino).

Vittorie in cui molti tifosi hanno creduto, pagando il biglietto dello stadio o l’abbonamento in Tv. Ma secondo gli investigatori era tutto finto, dannatamente finto. Se il quadro accusatorio fosse confermato, per i tifosi del Catania rappresenterebbe un’incredibile beffa, anche perché in passato la società di Pulvirenti ha regalato emozioni indimenticabili e otto anni in Serie A non si dimenticano facilmente.

Così, mentre il presidente professa la propria “estraneità rispetto ai fatti” e si dice pronto a difendersi “con la massima serenità”, salvaguardando anche “gli interessi della società sportiva”, cresce il risentimento dei tifosi. “Ormai l’ho inquadrato il campionato di Serie B, l’anno prossimo arrivo primo”, afferma Pulvirenti in un’altra intercettazione. Parole che suonano amare, visto che a decidere il fato del Catania Calcio sarà la giustizia sportiva, mentre su quello di Pulvirenti e della presunta cupola rossazzurra si esprimerà invece la giustizia ordinaria.

Certo è che nella mente di molti tifosi non possono che risuonare le parole di Impellizzeri, infastidito dallo stop alle scommesse sul Catania: “Ho caricato altri 1.500 euro con la carta di credito e non li ho potuti manco giocare. Comunque, viva lo sport”. Al di la delle sentenze che arriveranno nei prossimi mesi, è proprio lo sport più amato d’Italia, il calcio, insieme a tutti i suoi tifosi, a uscire con le ossa rotte da quest’ennesimo scandalo estivo.

Articolo pubblicato il 24 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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