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Milena, l’antico borgo delle robbe che sorge nell’entroterra nisseno
di Annalisa Di Stefano

Il suo antico toponimo era Milocca, dall’arabo mulok che significa “ciliegio”

Tags: Milena



Una città “reale”. Milena, il caratteristico borgo delle robbe (villaggi), deve infatti  il suo nome alla regina Milena del Montenegro, suocera dell’allora Re d’Italia Vittorio Emanuele III, alla quale fu dedicato nel 1933.
Il suo antico toponimo era Milocca, dall’arabo mulok, che significa ciliegio. Il comune però è nato di recente, con un decreto regio di Vittorio Emanuele III di Savoia del 30 dicembre del 1923.

Milena è un paese unico nel suo genere, perché è costituito da un centro e da ben tredici villaggi, chiamati dalla gente del posto robbe, alcune delle quali risultano distanti le une dalle altre anche diversi chilometri. Il territorio comunale di Milena è nato dalla fusione delle frazioni di Milocca e di San Biagio, la prima appartenente a Sutera, la seconda a Campofranco, le quali a loro volta includevano numerose frazioni, che prendevano il nome dalle famiglie che le avevano edificate. A partire dal 1928, questi villaggi vennero raggruppati in numero di tredici e assunsero i nomi di fatti e personaggi storici dell’epoca risorgimentale.
 
Le robbe costituivano dei veri e propri piccoli mondi rurali, autonomi e funzionali, abitati dal proprietario del feudo e dai cosiddetti rubbittieri, i guardiani che controllavano gli interessi del padrone. Oggi restano a testimonianza della vita contadina di un tempo. Il villaggio Montegrappa, che prende il nome di robba Magaru, è uno dei più particolari, per i suoi antichi manufatti in gesso che mostrano ancora la bellezza di una volta. Un caratteristico dammusu, nel villaggio robba Ranni, è stato trasformato in un museo, dove sono custodite importanti testimonianze della cultura dell’abitare e gli attrezzi di lavoro del mondo contadino locale.

Il centro, che conta poco più di tremila anime, si sviluppa su un tracciato di strade irregolari. In piazza Garibaldi, tra le basse abitazioni, spicca la mole della chiesa Madre, affiancata da un’alta torre campanaria. L’edificio religioso fu realizzato nel 1881, per accogliere un maggior numero di fedeli ed  in sostituzione della chiesetta della fattoria-convento di San Martino, risalente al XV secolo, che fino al 1860 costituì l’unico centro di aggregazione religiosa, culturale ed economica del paese. Al suo interno conserva tele e statue di Francesco Biangardi, la cui tecnica scultorea affonda le proprie origini nella tradizione napoletana dei presepi della seconda metà dell’Ottocento.

Milena sorge nell’entroterra nisseno, nel cuore dell’isola, tra colline coltivate a grano e bellezze naturalistiche. Nel territorio solcato dalle acque del fiume Gallo d’Oro, si trova la riserva naturale Monte Conca. L’area della riserva, che si presenta modellata anche nel sottosuolo, dove l’azione erosiva dell’acqua ha scavato le rocce gessose dando vita ad un imponente sistema carsico sotterraneo, conserva ancora tracce archeologiche e antropiche, testimonianze di una storia millenaria di grande fascino. Le più antiche sono costituite dai resti di villaggi capannicoli risalenti al neolitico, le più recenti dalle tombe a forno e a tholos di età greca rinvenute sulle pendici del monte, oltre ad una strada consolare di epoca romana che attraversa tutta la valle.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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