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Quotidiano di Sicilia

Pmi, crolla la redditività del capitale
di Paola Giordano

Fotografia di Confindustria e Cerved sulle piccole e medie imprese di capitali del Meridione: la Sicilia ha i dati più scoraggianti . Dal 2007 al 2013 -5,6 per cento. Anche il fatturato è diminuito sensibilmente: -6,3 per cento

Tags: Impresa, Pmi, Confindustria, Cerved



CATANIA - Gli oltre sette anni di crisi hanno messo a dura prova le piccole e medie imprese meridionali: tra il 2008 e il 2014 sono fallite quasi 3.000 Pmi, vale a dire un decimo delle 28.751 Pmi attive nel 2007 ed è nel 2014 che si è registrato un massimo storico (618, ovvero +5,2% rispetto al 2013), in controtendenza rispetto al dato nazionale (-4,6%).

La redditività del capitale proprio investito in azienda (Roe) è diminuita costantemente, passando dal 7,3% del 2007 al 2,1% del 2013 e tra 2012 e 2013, diversamente dal lieve recupero verificatosi a livello nazionale, ha continuato a calare. Nonostante il costo medio del debito per le Pmi meridionali si sia ridotto tra il 2007 e il 2013 di quasi un punto e mezzo (dal 6,9% al 5,4%), il Meridione è ancora distante dalla media nazionale, che dal 6,5% del 2007 è arrivata nel 2013 al 4,8%.

La fotografia scattata da Confindustria e da Cerved sulle Pmi meridionali nel Rapporto 2015 mostra con nitidezza i segni della crisi e i dati sulla Sicilia confermano tale trend negativo: il Roe delle imprese siciliane è calato drasticamente, passando dal 6,2% del 2007 allo 0,6% nel 2013, e il costo medio del debito - malgrado si sia abbassato sensibilmente tra il 2007 e il 2013 (dal 7,1% al 5,6%) - mantiene un gap negativo rispetto alla media nazionale.

I dati mostrano che anche produttività e fatturato sono in calo: tra il 2007 e il 2013 le Pmi siciliane hanno contratto il proprio fatturato del 6,3% (la percentuale del Mezzogiorno è di quasi un punto più bassa) e hanno visto crollare la propria produttività di ben 17,3 punti percentuale (contro il 6,1% del Mezzogiorno). Entrambi i fattori hanno avuto conseguenze gravi sulla redditività lorda: i margini operativi si sono contratti del 50,2% tra 2007 e 2013, con una flessione maggiore di quelle già pesanti osservate a livello meridionale (38,6%) e nazionale (31,5%).

Durante la crisi sono cresciute nel Mezzogiorno le imprese con un margine operativo lordo negativo ma è in Sicilia che il dato è tra i più allarmanti: se nel 2007 era il 12,5% delle Pmi che non riusciva a generare margini lordi positivi, nel 2013 si è arrivati al 17,6%, quasi un’impresa su cinque.

In una situazione di scarsa liquidità e di accesso al credito difficoltoso come quella verificatasi nel corso degli ultimi anni è aumentato anche il ricorso al capitale proprio, con una crescita di circa 30 punti percentuali tra il 2007 e il 2013 sia a livello nazionale sia a livello meridionale.

In linea con tale dinamica, la Sicilia mostra un aumento della capitalizzazione del 26,9%. Nonostante il quadro sconfortante, i segnali positivi non mancano: negli ultimi due anni la natalità è tornata a crescere e nel 2014 si è raggiunto un nuovo massimo storico (6.319 nuove società di capitale).

La percentuale delle Pmi siciliane fallite tra il 2008 e il 2014 è inferiore a quella meridionale di quasi un punto (9,3% contro 10,2%). Migliora anche la situazione delle Pmi fortemente sottocapitalizzate, quelle cioè per cui i debiti finanziari superano il doppio del capitale netto: dal 34,4% del 2007 la loro presenza è diminuita al 25,7% nel 2013.

Secondo i relatori del Rapporto irrobustimento del tessuto imprenditoriale, ripresa degli investimenti da parte delle imprese, calo degli oneri finanziari e maggiore presenza sui mercati internazionali dovrebbero essere le leve da utilizzare per portare tutto il Mezzogiorno sui binari di una crescita duratura.
 

 
Pagamenti: 30 gg di ritardo rispetto alle scadenze
 
Analizzando i dati relativi alle abitudini di pagamento delle PMI siciliane emerge un quadro tutt’altro che positivo: oltre ad essere la regione con le Pmi più ritardatarie rispetto alle scadenze concordate (30,6 giorni di ritardo alla fine del 2014 a fronte dei 26,3 giorni del Mezzogiorno e dei 15,6 nazionali), la Sicilia ha anche la maggiore presenza di Pmi che hanno accumulato ritardi di oltre due mesi (17,1% contro il 13% del Mezzogiorno e il 7% dell’Italia). Inoltre, se è vero che la maggiore prudenza dei fornitori ha comportato una riduzione dei tempi concessi in fattura pari a 4,7 giorni dall’inizio del 2012 (67,1 giorni) alla fine del 2014 (62,4), è anche vero che tali termini restano i più lunghi tra le regioni del Mezzogiorno: peggio della Sicilia fanno solo l’Abruzzo (65,9) e la Basilicata (64,5).
Ad aggravare la situazione contribuiscono infine i dati relativi alla liquidazione delle fatture: i fornitori delle Pmi siciliane attendono in media 93,1 giorni, 6,1 in più rispetto alla media meridionale e addirittura 16,1 in più rispetto a quella nazionale. L’unica nota positiva si riscontra nella quota di mancati pagamenti: rispetto agli inizi del 2012, quando la Sicilia ha toccato il picco del 34,8% di fatture scadute (mentre la percentuale nazionale era pari al 22,2), al termine del 2014 le PMI siciliane non hanno saldato il 24,5% delle fatture scadute, riducendo in tal modo la forbice rispetto al dato nazionale (20,9%).

Articolo pubblicato il 30 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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