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Crocetta è onesto ma è un incapace
di Carlo Alberto Tregua

Urgono più Pil e occupazione

Tags: Rosario Crocetta, Pil, Economia, Sicilia



Nulla da dire sull’onestà di Rosario Crocetta. Ma Papa Bergoglio ha detto che l’onestà è una precondizione di chi opera nella Cosa pubblica. Ci vogliono competenza e capacità di far funzionare le cose.
In questi trenta mesi, la dimostrazione dell’inconcludenza del presidente della Regione è nei fatti: la disoccupazione ha raggiunto lo stratosferico indice del 23% contro il 12,6% della media nazionale, ma al peggio non c’è fine.
La disoccupazione e il crollo del Pil di ben 15 punti, quasi il doppio della media nazionale, certificano, a onore del vero, non soltanto l’incapacità dell’attuale presidente, ma la pessima conduzione dei due che lo hanno preceduto: Cuffaro e Lombardo.
L’analisi della gravissima malattia che ha attanagliato, e attanaglia, la Sicilia è stata ripetuta più volte su queste colonne. A essa abbiamo aggiunto costantemente le soluzioni, cioè la terapia indispensabile per avviare un processo di guarigione, atteso che la guarigione stessa non può arrivare prima di uno o due anni.

Una forte terapia riguarda la totale spesa dei Fondi europei. In atto, circa 4 miliardi non sono stati eseguiti e dubitiamo che la certificazione del Po 2007/2013, che ha come ultima data il 31 dicembre 2015, possa alleviare il pesantissimo ritardo. Per chiarezza, quando citiamo i Fondi europei ci riferiamo anche ai Fondi di sviluppo e coesione e a una piccola parte di finanziamento regionale.
Perché il complesso dei fondi disponibili non si sono spesi? Almeno per tre ragioni.
La prima riguarda l’incapacità della macchina regionale nel governare i processi. La seconda si riferisce alla mancanza di progetti esecutivi. La terza, alla insipienza della Regione, che ha sempre scelto di soddisfare la spesa corrente (cattiva), non trovando così le risorse per finanziare la spesa in conto capitale (buona). è stato proprio questo impedimento, forse, la più grave delle tre cause citate.
Dal che si deduce che la maggiore responsabilità del presidente della Regione in carica è quella di non avere approntato una vera riforma della sua Pa riducendo i dirigenti da oltre 1.700 a 300, come in Lombardia, e i dipendenti da oltre 17.000 a 3.000, ancora come in Lombardia (che ha il doppio degli abitanti della Sicilia).
 
Il presidente della Regione si sarebbe dovuto occupare dei Piani di sviluppo in agricoltura, nell’industria, nei servizi avanzati e, soprattutto, turismo (l’oro blu) ed energia (oro verde).
La Sicilia possiede ricchezze incommensurabili: ambientali, storiche, archeologiche, paesaggistiche. Ma anche un territorio dove un’agricoltura moderna avrebbe notevoli possibilità di svilupparsi. Certo, in questo declino vi è una grande responsabilità degli imprenditori agricoli, i quali non hanno capito che lo sviluppo delle loro imprese passa attraverso la messa in rete e il collegamento con i mercati nazionale e internazionale. Solo sfruttando le sinergie si possono ottenere risparmi di massa e, per conseguenza, rendere competitivi, per prezzo e qualità, i prodotti.
Il presidente della Regione avrebbe dovuto far realizzare ad alcuni bravi dirigenti (che ci sono) Piani per lo sviluppo delle start-up e delle imprese che hanno bisogno di un ambiente opportunamente attrezzato e idoneo, teso all’inserimento nei mercati. Il digitale consente di andare in tutto il mondo, ove la concorrenza è piena e fondata sulle capacità di chi intraprende.

La Regione, invece, è il principale ostacolo allo sviluppo delle attività. Non solo Crocetta non le promuove, anche perché non capisce di che cosa si tratti, ma nulla fa per trasformare i rapporti farraginosi, inutilmente complicati e anche oggetto di corruzione in procedure telematiche ove tutto è tracciato e da cui emergono le responsabilità di dipendenti e dirigenti, che non provvedono alle istanze di cittadini e imprese in tempi europei.
Da dieci anni sosteniamo la necessità di un articolo unico, peraltro già inserito in un Ddl che è in un binario morto dell’Assemblea regionale. Esso dovrebbe stabilire che un dirigente rilascia il provvedimento richiesto in trenta giorni oppure esso, se non denegato motivatamente, si intende approvato.
Ma da quest’orecchio i dirigenti non ci sentono. Inutile parlare di Crocetta, che è orbo, muto e sordo.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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