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"Crocetta e Faraone litigano e la Sicilia rischia di fallire"
di Giovanna Naccari

Falcone e Cordaro, capigruppo rispettivamente di FI e Pid-Cp, ieri alla stampa. Si susseguono gli abbandoni da parte degli assessori

Tags: Ars, Rosario Crocetta, Marco Falcone, Toto Cordaro



PALERMO – La “preoccupantissima situazione finanziaria della Regione”, con i conti che non tornano per oltre un miliardo di euro, e la giunta regionale che perde tre assessori in una settimana, aprono la corsa al dopo Crocetta. Ieri Marco Falcone, presidente di Forza Italia e Toto Cordaro, capogruppo Pid-Cantiere popolare, in conferenza stampa a Palazzo reale, hanno segnato il “disastro” del governo negli ultimi anni, partendo proprio dal bilancio regionale.

Tutto avviene all’indomani della sfiducia al presidente lanciata all’Ars dal renziano Fabrizio Ferrandelli, e dopo la decisione del segretario regionale dei democratici, Fausto Raciti, di convocare la direzione del partito “sul futuro della Regione Siciliana e su rapporti col Governo nazionale”. Per Falcone e Cordaro “La Sicilia rischia di finire come la Grecia”.

Osservano i deputati: “Per chiudere il bilancio in equilibrio mancherebbero un miliardo 123 milioni di euro”. Aggiunge Falcone: “Vogliamo accendere i riflettori sulla situazione finanziaria in cui versa oggi la Regione siciliana. Non si hanno notizie dei 450 milioni di euro promessi dal governo nazionale che servono a mettere il bilancio in equilibrio. E, a distanza di due mesi dalla pubblicazione della Finanziaria non sappiamo nulla sui 300 milioni di euro di compensazione fiscale per i siciliani residenti dell’Isola che pagano i tributi fuori dalla Regione, né sui 150 milioni di euro sulla rinegoziazione dei mutui accesi con la Cassa depositi e prestiti”.

Il presidente dei forzisti richiama l’attenzione anche su una corrispondenza con il governo nazionale. Osserva Falcone: “Il ministero dell’Economia in una lettera inviata all’Ars pone dei dubbi sull’utilizzo di 673 milioni di euro del Fondo di sviluppo e coesione, destinati ad opere infrastrutturali e investimenti, per coprire il concorso alla spesa pubblica nazionale”.

E continua: “Questo è un momento particolare per i contrasti politici nella maggioranza e per quelli tra il governo nazionale e regionale. Crocetta e Faraone litigano e la Sicilia rischia di fallire. E a pochi giorni dal giudizio di parifica della Corte dei Conti sul rendiconto 2014 ci sono ombre sulla finanziaria. Senza l’intervento del governo nazionale il disavanzo di gestione, che ammonta a 1 miliardo e 755 milioni, schizzerebbe dal prossimo anno a 2 miliardi e 500 milioni di euro”.

Sulla situazione finanziaria della Regione commenta Toto Cordaro, capogruppo del Pid-Cantiere popoalre: “Anche l’assessore all’Economia Baccei è seriamente preoccupato perché i contrasti all’interno del Pd e con il governo nazionale mettono in serio dubbio i 350 milioni di euro porterebbero all’assestamento di bilancio”. Per i due presidenti dei gruppi parlamentari: “Se il Pd presenterà una mozione di sfiducia, noi la sosterremo come l’abbiamo sostenuta presentandola come opposizione per ben due volte”. Poi i riflettori si accendono sulla Giunta Crocetta, che perde pezzi. Dopo le dimissioni degli assessori alla Funzione pubblica e Agricoltura, Ettore Leotta e Nino Caleca, sostituiti da Giovanni Pistorio e Rosaria Barresi, ieri circolavano le voci di un possibile addio dell’assessore alla Salute, Lucia Borsellino. Notizia che commenta Falcone: “Il Governo brancola nel buio e, dopo trentotto assessori, se adesso, come parrebbe, si dimette anche la Borsellino saremo al trentanovesimo assessore, è evidente che il governo Crocetta è ormai ai titoli di coda”.

Dopo le notizie sulla Borsellino, si aggiunge al coro il Movimento 5 Stelle: “Doveva essere il governo della rivoluzione ed invece si è rivelato il peggior fallimento politico che la Sicilia potesse conoscere – dicono i deputati - Crocetta faccia la prima cosa buona del suo mandato, stacchi la spina, ma lo faccia subito, forse siamo ancora in tempo per salvare qualcosa dal disastro”. Intanto ieri l’assessore Borsellino ha riunito i collaboratori per avvisarli sulla possibile decisione di abbandonare il governo. Alla base della scelta ci sarebbero, tra l’altro, le difficoltà incontrate sulle nomine dei manager della sanità e il riordino dei punti nascita. 

Intanto ieri sono ripresi i lavori d’Aula con all’ordine del giorno lap revisione dell’avvio dell’esame di quattro disegni di legge: completamento riforma ex Province, modifiche alla legge sugli appalti, ddl sui centri storici, ddl Biobanche di ricerca. All’ordine del giorno anche diverse mozioni.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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