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Pagamenti, Pmi siciliane meno puntuali. Ritardi doppi della media nazionale
di Serena Giovanna Grasso

Confindustria - Cerved: nell’Isola la più consistente incidenza di pagamenti espletati con più di due mesi di ritardo (17%). Rispetto ai 62 giorni richiesti dai fornitori, i pagamenti avvengono dopo 93 giorni, con 30 giorni di ritardo

Tags: Impresa, Pmi, Confindustria, Cerved, Pagamenti



PALERMO – Ed eccoci qui giunti al secondo appuntamento che esamina la risposta del mondo imprenditoriale alla negativa congiuntura economica che tutt’oggi ci attanaglia. Medesima è la fonte di cui ci avvarremo, ovvero il “Rapporto Pmi – Mezzogiorno 2015”, pubblicato lo scorso 12 giugno da Confindustria e Cerved (società che valuta la solvibilità di imprese e persone). Dopo esserci occupati nella puntata di ieri dell’andamento delle newco (new company), in questa sede tratteremo dei tempi medi di pagamento e delle insolvenze provenienti dalle piccole e medie imprese allocate nelle otto regioni meridionali.

Purtroppo per noi, il Mezzogiorno ed in particolar modo la nostra Isola continuano a distinguersi negativamente. Infatti, è proprio dalle nostre parti che i fornitori devono attendere tempi più lunghi, a causa di ritardi parecchio più accentuati e ancor peggio, spesso si rischia anche di non veder neppure saldata la fattura.

Iniziamo innanzitutto rilevando come i fornitori a partire dal quarto trimestre 2013 abbiano iniziato a richiedere il rispetto di tempi particolarmente stringenti per il pagamento delle fatture. In particolar modo, in Sicilia si è passati dai 67,7 giorni richiesti nel quarto trimestre, ai 63,2 giorni previsti nel quarto trimestre, fino poi a giungere ai 62,4 giorni del quarto trimestre dell’anno scorso. Ciononostante, tempi ancora più stretti sono riservati alle Pmi sarde (58,1 giorni), pugliesi (58,3) e campane (59,6 giorni).

Ma vediamo nello specifico come le piccole e medie imprese meridionali rispondano a queste più o meno rigide richieste. Com’era d’altronde assai facilmente intuibile, tutto il Mezzogiorno lancia dei segnali di allarme. Infatti, mentre a livello nazionale si rilevano mediamente 15,6 giorni di ritardo, tutto cambia in peggio quando si passa alla parte meridionale ed insulare dello Stivale che fa registrare mediamente 26,3 giorni di ritardo (oltre dieci in più rispetto al valore medio italiano). Per non parlar poi della nostra Isola, la quale non fa altro che doppiare in maniera perfettamente esatta i giorni di ritardo nel pagamento rilevati a livello nazionale (30,6), portando a 93,1 i giorni necessari per espletare il pagamento (risultanti dalla somma dei 30,6 giorni di ritardo e 62,4 richiesti dai fornitori). Risultati maggiormente confacenti al contesto nazionale sono stati rilevati in Molise (19,5 giorni) e Basilicata (20,3).

Ma se quelli considerati fino a questo momento sono i ritardi fisiologici, occorre certamente non trascurare dalla considerazione anche l’esistenza dei cosiddetti ritardi patologici, ovvero quelli che superano abbondantemente i due mesi di ritardo.
 
Anche in quest’ambito spicca la negativa posizione occupata dalla Sicilia che conta quasi una pmi su cinque in grave ritardo (17,1%), il dato peggiore tanto a livello nazionale quanto meridionale. Infatti, mentre a livello nazionale la percentuale di imprese in grave ritardo nel 2014 si attestava al 7%, nel Meridione era pari al 13%. In questo caso è l’Abruzzo la regione che rileva il valore più vicino alla media nazionale (9,6%).

Infine, concludendo peggio di come avevamo iniziato, evidenziamo come al di qua dello Stretto sia presente anche un elevato tasso di fatture non saldate: esattamente si tratta del 24,5%, ovvero una ogni quattro, superiore di quattro punti percentuali rispetto al valore medio nazionale (20,9%). Ma stavolta a rincuorarci sopraggiungono Campania e Basilicata, regioni in cui circa una fattura su tre non viene saldata (rispettivamente 30,9% e 30%).

Articolo pubblicato il 03 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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