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Terremoti, responsabilità e ferrei controlli
di Carlo Alberto Tregua

Leggi antisismiche e assicurazioni

Tags: Terremoto, Abruzzo



Quando si verifica un evento tragico, si ricomincia a discuterne in maniera intensiva e sproporzionata per giorni e giorni. Poi, dopo qualche settimana, la discussione si attenua e sparisce. In occasione del sisma d’Abruzzo le Istituzioni hanno risposto positivamente. Ora bisogna procedere a ricostruire sul modello del terremoto del Friuli (1976) e non su quello del Belìce (1968) o dell’Irpinia (1980), a fronte dei quali la speculazione e la corruzione hanno impedito il ritorno pieno alla normalità.
La ricostruzione della terra marsicana non deve essere affidata agli enti locali, ma a una task force della Protezione civile, che ha funzionato con grande efficienza, dotata di strumenti legislativi che taglino l’inutile burocrazia.
È proprio lo strumento legislativo che deve fare muovere il treno della ripresa. Esistono i decreti ministeriali 14/09 del 2005 e 14/01 del 2008 rimasti lettera morta perché il centrodestra e poi il centrosinistra e ancora il centrodestra non li hanno dotati dei regolamenti di attuazione.

La circostanza peggiore, quando capitano questi eventi, è che la Pubblica amministrazione dà il cattivo esempio. Infatti, in Italia vi sono oltre 80 mila edifici utilizzati dalle istituzioni a vario livello che non sono a norma antisismica e neanche a norma di sicurezza, di cui alla legge 123/2007.
L’aspetto che non sorprende più, è la corruzione degli appalti. Gli imprenditori hanno costruito, utilizzando sabbia marina, che oltretutto è corrosiva. Bene fa il procuratore capo della repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, a comunicare che non aprirà procedimenti contro ignoti, bensì contro soggetti pubblici e privati che hanno precise responsabilità. Tuttavia, non è pensabile affidare alla repressione la corretta costruzione degli immobili. Essa deve essere controllata dai tecnici preposti a verificare che tutte le norme, non solo formali, siano osservate dai costruttori.

Per gli imbrogli insiti nella costruzione di fabbricati sono conniventi imprenditori, professionisti e tecnici. Tutti disonesti. Non si gioca infatti con la vita delle persone che può essere compromessa in caso di disastri.
Una terra che aspetta il big one come la costa tirrenica della Calabria e la costa egea della Sicilia dovrebbe cambiare la cultura dell’approccio al sisma, al maremoto e, nel caso della zona etnea, all’eruzione. Bisognerebbe adottare una cultura di tipo giapponese, ove i palazzi non crollano, la gente non muore e non c’è bisogno di ricostruire. Perché là i controlli pubblici sono rigorosissimi e il senso comune è orientato strategicamente verso la prevenzione di terremoti e maremoti.
Comprendiamo che per noi meridionali è difficile essere rigorosi. Però è indispensabile, per cui i vertici istituzionali sono oggi obbligati a cambiare l’approccio e a costituire gruppi di controllori moralmente intonsi, ben pagati, che non chiudano neanche di un millimetro gli occhi.

L’enorme quantità di costruzioni abusive è certamente fuori norma. Com’è possibile che esse siano sorte e nessun vigile, nessun sindaco o nessun assessore le abbia mai viste? Bisogna essere bacati nella testa per non capire l’enorme danno fatto alla collettività quando si sono lasciati passare abusi su abusi.
L’idea di Brunetta di attivare l’assicurazione obbligatoria di tutti gli immobili contro i rischi di disastri, non è nuova. È già attuata, con formule diverse, in Francia, Germania, Spagna, Belgio, Gran Bretagna, Portogallo, Usa e altri Paesi. Se tutti gli immobili del territorio italiano fossero soggetti a Rc obbligatoria, si risolverebbero due questioni: la prima, con l’obbligo della certificazione di conformità alle norme di ogni unità, senza della quale l’assicurazione non potrebbe essere stilata; la seconda, che in caso di catastrofe lo Stato non affronterebbe in prima botta il risarcimento,  affrontato dalle compagnie, sicuramente con procedure più snelle e rapide.
Però, le assicurazioni da sole non ce la farebbero, ma potrebbero riassicurarsi anche con lo Stato.

Articolo pubblicato il 17 aprile 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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