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Congedo parentale, cosa cambia
di Mariaelena Casaretti e Patrizia Penna

Entrato in vigore il 25 giugno il Dlgs. 80/2015 sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Al Sud numero limitato di richieste: incidono disoccupazione e lavoro irregolare

Tags: Congedo Parentale, Maternità, Paternità



ROMA - Calo delle nascite, donne multitasking sempre più frustrate dall’aut–aut “figli o carriera” e padri sempre più stanchi nel tentativo di aiutare le proprie compagne nella gestione del ménage familiare. In questo quadro di grande difficoltà per tutte quelle neo mamme che provano a conciliare famiglia e lavoro, si inserice l’intervento del Governo Renzi finalizzato a ripristinare quello che sempre più spesso il lavoro ci sta portando via: il tempo libero. Se lavorare per vivere è ormai una conseguenza certa, vivere per lavorare non deve affatto diventarlo.

Questo l’obiettivo del decreto legislativo 80/2015 sulla conciliazione tra vita e lavoro, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 24 giugno 2015.

Vediamo insieme nel dettaglio le novità in materia di tutela alle cure parentali.

Cosa cambia: il provvedimento con disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro va ad aggiornare una buona parte del Testo unico del 2001 sulla maternità e la paternità (Dlgs 151) allungando i termini dei diritti di sospensione dall’attività lavorativa per l’assistenza sia dei figli naturali sia dei figli adottivi, per i quali, in particolare, la possibilità di fruire del congedo parentale inizia a decorrere dall'ingresso del minore in famiglia. Fino a ieri, il padre o la madre avevano diritto ad un semestre di astensione volontaria da lavoro, da ripartire tra entrambi, entro e non oltre i primi otto anni di vita del nascituro. Grazie alle modifiche apportate dal decreto attuativo del Jobs Act, l’arco temporale di fruizione del congedo parentale sarà, invece, estendibile fino al dodicesimo anno di età del minore.

Indennità: se la legge Fornero prevedeva un’indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo di tempo pari a 6 mesi complessivi tra i genitori, fino ai 3 anni di vita del bambino, con le nuove disposizioni, fortemente volute dal governo Renzi, i genitori avranno diritto a ricevere dall’Inps l’indennità del 30% fino al sesto compleanno del proprio figlio;

Congedo parentale a ore: secondo  le nuove disposizioni, sarà il genitore a scegliere se usufruire del congedo giornaliero o di quello orario. Quest’ultimo viene consentito in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga (quadrisettimanale o mensile) immediatamente precedente a quello che interessa il periodo di congedo richiesto. Esclusa la cumulabilità della fruizione oraria del congedo con altre tipologie di permesso;

Congedo di paternità: buone notizie per i papà. Secondo la precedente legislazione il diritto al congedo di paternità riguardava solo i lavoratori dipendenti, mentre la nuova normativa estende diritto al congedo a tutte le categorie di lavoratori;

Congedo di maternità: il congedo di maternità viene esteso anche alle lavoratrici autonome con l’allungamento del periodo di utilizzo del congedo parentale fino a sei mesi e possibilità di fruirne anche su base oraria con una forma di part time al 50%. Altra  novità è l’estensione delle indennità di maternità alle lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata Inps e alle lavoratrici del settore agricolo, nonché per le professioniste per le quali viene prevista la possibilità di assentarsi dal lavoro per un massimo di 5 mesi (anche in questo caso con possibilità di formula part time al 50%).

Se il Governo fa le pentole, non può certo dimenticare di fare i coperchi. La normativa sul congedo parentale e sul diritto alla maternità non è certo cosa nuova, ma i dati forniti dall’Inps dal 2008 al 2013 mostrano una scarsa richiesta di congedi soprattutto nel Sud e nelle Isole.

Come già precedentemente trattato dal QdS in data 22 gennaio 2014, la distribuzione per aree territoriali di richieste per congedo parentale era tutt’altro che omogenea. Nel 2012, il maggior utilizzo dei congedi parentali da parte dei genitori era essenzialmente concentrata al Nord (62%), contro il 21,5% delle regioni centrali e il 16,5% registrato nel Mezzogiorno e i dati aggiornati al 2013 non lasciano intravedere miglioramenti, con un totale di 4.031 beneficiari tra lavoratori autonomi e parasubordinati di cui 2.176 al Nord, 854 al Centro e 1.001 al Sud, isole comprese. Dietro questi numeri c’è sicuramente la forte presenza nel Mezzogiorno, e in particolare in Sicilia, di disoccupati e lavoratori irregolari. Per poter iniziare a parlare di tutele è, dunque, prima necessario debellare questi fenomeni diffusi e nei confronti del Jobs Act sono tante le novità che fanno ben sperare.

L’applicazione dei nuovi strumenti di tutela di maternità e paternità, tuttavia, vale in via sperimentale esclusivamente per il 2015.

Articolo pubblicato il 10 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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