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Quotidiano di Sicilia

Porti, il piano del governo non convince
di Rosario Battiato

Palermo e Augusta nella prima fascia (core) degli scali europei, gradino più in basso per Messina, Catania esclusa. Priorità di investimenti agli scali inseriti all’interno della rete trans-europea dei trasporti Ten-t

Tags: Porto, Catania, Palermo, Augusta, Messina



PALERMO – C’è un piano per i porti. Il 3 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica (Psnpl) da adottarsi con decreto del presidente del Cdm. Il Piano, redatto in attuazione di quanto previsto nello Sblocca Italia, intende “favorire la crescita economica del Paese - attraverso il rafforzamento della competitività del sistema portuale e logistico italiano”. Al centro del progetto ci sono Palermo e Augusta.

La gerarchia dei porti d’Italia è tutta scritta. La classificazione europea suddivide gli scali in porto core e porto comprehensive, mentre tutti gli altri non sono inclusi nella classificazione europea pur essendo sede di autorità portuale. Nell’Isola sono quattro i porti mappati: Palermo e Augusta sul gradino più alto (core), Messina (comprehensive) e Catania nell’elenco non incluso nella classificazione Ue. I porti che rientrano nelle rete centrale – scrivono dal ministero – sono “ritenuti strategici ai fini del conseguimento degli obiettivi della rete trans-europea dei trasporti, nonché rispondenti all’evoluzione della domanda di traffico e alla necessità del trasporto multimodale”.

Assieme ai due siciliani ci saranno anche Ancona, Bari, Cagliari, Genova, Gioia Tauro, La Spezia, Livorno, Napoli, Ravenna, Taranto, Trieste e Venezia. “Grande rilievo – si legge nel Piano strategico nazionale della portualità e della logistica - viene dato ai vari tipi di infrastruttura di trasporto che contribuiscono alla costruzione della rete: ferroviaria, per vie navigabili, stradale, marittima e autostrade del mare (che rappresentano la ‘dimensione marittima delle reti trans-europee di trasporto’), aerea e multimodale: per ognuna di esse viene fornito il requisito minimo dell’infrastruttura e le priorità di sviluppo”. Il porto del capoluogo, in particolare, avrà un ruolo importante nel corridoio Scandinavo-Mediterraneo che si estende dal confine russo-finlandese a Stoccolma e attraversa la Svezia meridionale, la Danimarca, la Germania, l’Austria occidentale, l’Italia (collegamenti con i porti della Spezia, Livorno, Ancona, Bari, Taranto, Napoli Gioia Tauro e Palermo) e raggiunge Malta.

Per Augusta un ruolo preciso anche per i corridoi merci che sono stati aggiornati nel 2013 rispetto ai nuovi corridoi infrastrutturali Ten-T. In Italia ce ne saranno 4 e uno di questi (Rfc 3) coinvolgerà la Sicilia. Si tratta del corridoio che va da Stoccolma ad Augusta e Palermo e che dovrebbe essere istituito per novembre 2015. Sempre Augusta, inoltre, risulta uno dei porti, secondo l’analisi del programmi triennali 2015-2017, su cui si investirà maggiormente. Dopo Civitavecchia (1,5 miliardi) troviamo Napoli (636 milioni) e quindi lo scalo aretuseo (348 milioni).

Nel rapporto c’è spazio anche per analizzare il sistema portuale siciliano e le sue criticità. “Il traffico contenitori è attualmente molto modesto; le prospettive riguardano soprattutto il traffico Ro-Ro (nave traghetto dedicata al trasporto merci senza servizio passeggeri, ndr) petrolifero/energetico di Augusta”. I mercati di riferimento restano sostanzialmente due: il cabotaggio nazionale (es.: il Ravenna–Catania, le linee sul Tirreno ed i collegamenti con le isole) e il cabotaggio internazionale entro l’Ue (es.: direttrici Livorno–Genova–Marsiglia–Barcellona riproponibili sul corridoio adriatico tra Italia, Grecia, Croazia e Slovenia). “I mercati target che presentano le migliori opportunità sono in tal senso la Tunisia, il Marocco e l’Algeria; ad Est, i Paesi dell’ex Iugoslavia, Egitto, Israele e soprattutto Turchia ed i Paesi che si affacciano sul Mar Nero e sul Golfo Persico”.

Articolo pubblicato il 14 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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