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Pensioni, prendi per quello che hai versato
di Carlo Alberto Tregua

Pensionati privilegiati contro i giovani

Tags: Tito Boeri, Inps, Pensioni



Il rapporto di Tito Boeri, presidente dell’Inps, presentato alla Camera l’8 luglio, offre un quadro del sistema previdenziale a sostegno della socialità ed equità generale.
In questi settant’anni repubblicani in materia pensionistica, soprattutto nel settore pubblico, sono stati stabiliti privilegi inauditi che hanno consentito la formazione di una categoria che definiamo senza possibili controindicazioni come ”pensionati privilegiati”.
Sono tutti coloro che percepiscono un assegno di gran lunga superiore ai contributi versati, seppur in base a leggi che un ceto politico clientelare e farcito di favoritismi ha approvato per i propri clientes.
Dalla relazione Boeri emerge che ben il 28,4 per cento dei pensionati percepisce un assegno molto superiore a quanto avrebbe dovuto ricevere per due cause: la prima riguarda il calcolo retributivo, non già in base ai contributi versati, la seconda riguarda l’anticipo rispetto alla soglia di pensione di vecchiaia. Per cui ancor oggi paghiamo pensioni a chi ha cessato il lavoro a 36/40/50 anni.

Pensioni, prendi per quello che hai versato. Così si fa in tutta Europa. Questa è una regola etica. Invece, chi percepisce di più dei contributi versati non solo grava sull’attuale fiscalità generale, ma sottrae alle future generazioni le risorse necessarie perché esse ricevano alla fine del percorso lavorativo, presumibilmente settant’anni, la pensione commisurata ai contributi da loro versati.
Infatti, se l’attuale sistema non verrà modificato, quei giovani diventati pensionati non riceveranno nemmeno la pensione adeguata ai loro contributi: un vero furto che stanno compiendo gli attuali pensionati rispetto ai loro figli e nipoti.
La manfrina che le attuali pensioni costituiscano diritti acquisiti è deprecabile, perché si tratta di privilegi acquisiti che devono cessare al più presto.
Nessun cittadino può continuare a pretendere di ricevere un assegno pensionistico privilegiato anzichè quello cui avrebbe diritto, ripetiamo, in base ai contributi versati.
C’è un modo per rabberciare questa situazione fortemente squilibrata a favore dei pensionati e contro i giovani?
 
L’abbiamo indicato più volte: occorre una legge costituzionale, e non ordinaria, per evitare i ricorsi dei privilegiati, che statuisca la regola: pensioni, prendi per quello che hai versato. Ovviamente, come recita l’articolo 136 della Costituzione, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Cosicché i pensionati non perderebbero nulla dei privilegi di cui hanno goduto fino ad oggi, ma da quel momento il loro privilegio cesserebbe e le future generazioni potrebbero tirare un grosso sospiro di sollievo.
Infatti, dice Boeri, che ricalcolando tutte le pensioni col metodo contributivo si avrebbe un risparmio di ben 46 miliardi l’anno con cui finanziarie attività, investimenti, infrastrutture ed altre opere pubbliche, fra cui il risanamento idrogeologico del territorio, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro e producendo ricchezza, oggetto di maggiori incassi per imposte da parte dello Stato.
Il presidente dell’Inps ha sottolineato come il disavanzo 2014 di 7,8 miliardi sia frutto degli squilibri di gestione ex Inpdap, cioè delle pensioni dei dipendenti pubblici.

Boeri ha fatto bene a ricordare che la soglia di povertà, fissata nel 2007 da Eurostat è di 9.380 euro l’anno, è stata aggiornata successivamente tenendo conto dell’inflazione. Ha ricordato che a causa della crisi i poveri, così intesi, sono passati da 6 a 10 milioni, un milione solo in Sicilia, facendo aumentare la diseguaglianza fra i ceti sociali perché il 10 per cento più ricco della popolazione ha subìto un calo del proprio reddito disponibile solo nella misura del 5 per cento.
Boeri ha indicato cinque punti per ribaltare il sistema pensionistico italiano e fra essi rileviamo la profonda innovazione che l’Inps sta attuando per stare in contatto con i suoi 15.579.065 pensionati al 31 dicembre 2014, di cui 724.250 percepisce da tremila euro in su di assegno mensile.
A carico di questi ultimi, propone Boeri, sarebbe equo imporre un contributo di solidarietà a favore di coloro che non hanno raggiunto ancora l’età pensionabile, ma non trovano lavoro, fra cui gli esodati.

Articolo pubblicato il 14 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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