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Lotta al caporalato, mobilitazione congiunta delle Forze dellÂ’ordine
di Michele Giuliano

Al via controlli e sanzioni per decine di migliaia di euro, interventi ancora in corso in tutte le province. Accertata presenza di lavoratori, sia comunitari che non, totalmente in nero

Tags: Lavoro, Lavoro Nero, Caporalato



PALERMO - Forse finalmente in Sicilia qualcosa si sta cominciando a muovere sul fronte del contrasto efficace al caporalato. è notizia filtrata in questi giorni che gli ispettori del lavoro di tutte le direzioni territoriali facenti capo alla Regione Sicilia, coadiuvati dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e dei comandi provinciali, stanno effettuando controlli ‘anticaporalato’ nel settore agricolo e per l’emersione del lavoro nero.

Nel corso delle operazioni degli ultimi giorni, gli ispettori ed i militari hanno controllato decine di aziende impegnate nella raccolta di ortaggi vari di stagione. Sono state verificate decine di posizioni lavorative e scoperti lavoratori in nero, anche extracomunitari. Una vera e propria azione massiccia che prende le mosse dagli ultimi dati forniti in Sicilia sul fenomeno proprio del ‘caporalato’ da cui è emerso uno spaccato davvero allarmante. Un lavoro che si sta mettendo sul campo in forma più incisiva nonostante negli ispettorati siciliani continui il problema della carenza cronica di risorse economiche, professionali e strumentali. Al momento ciò che filtra da questi controlli, che sono ancora in via di definizione, è che sarebbe stata accertata la massiccia presenza di lavoratori comunitari in stato di irregolarità contrattuale o di extracomunitari totalmente sconosciuti alle autorità amministrative.
 
I controlli proseguiranno nei prossimi mesi con la massima variazione degli orari e delle giornate degli interventi grazie alle auto personali messe a disposizione dell’amministrazione regionale da parte del personale ispettivo al quale verrà forse riconosciuto solo il rimborso benzina (un litro di carburante ogni cinque chilometri percorsi). Situazione che però ancora una volta evidenzia lo stato di assoluta incertezza e precarietà in cui versano gli ispettorati.
 
Questi rimborsi infatti, considerata la situazione economica della Regione, verrà rimborsati con ogni probabilità in tempi molto dilatati e resta sempre il solito problema delle altre indennità che continuano a non essere riconosciute: dal lavoro straordinario ai pasti consumati durante le ispezioni che si protrarranno oltre il normale orario di lavoro, né per l’usura e la manutenzione delle proprie auto messe a disposizione per poter raggiungere località e contrade percorrendo trazzere e strade sterrate, altrimenti irraggiungibili con mezzi pubblici.

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Flai Cgil in fenomeni di ‘caporalato’ e ‘agromafie’ crea un danno all’erario di 600 milioni ogni anno. Almeno 400 mila lavoratori agricoli (più dell’80 per cento stranieri) si confrontano ogni giorno con l’arcaica pratica dello sfruttamento, unico modo per entrare nel mercato del lavoro (sia pure nero).

Centomila di loro vivono una grave condizione di disagio abitativo: il 62 per cento degli stranieri non ha accesso ai servizi igienici, il 64 per cento all’acqua corrente e il 72 per cento si ammala. Numeri scioccanti che rendono l’idea di quanto incida questo segmento illecito.
 


Metà del salario dei lavoratori va ai caporali
 
Stando sempre ai numeri forniti recentemente dalla Flai Cgil, che ha redatto in tal senso un dossier, la metà del salario va ai ‘caporali’. La quota di reddito sottratta dai caporali ai lavoratori si attesta attorno al 50 per cento della retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore. I lavoratori percepiscono un salario giornaliero tra i 25 e i 30 euro, per una media di 10-12 ore di lavoro. I caporali, però, impongono anche le proprie “tasse” giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto sui campi, 3,5 euro per un panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata. In alcuni casi fanno pagare anche il fitto degli alloggi fatiscenti in cui li stipano. Su questi temi sono molte le iniziative messe in campo dai sindacati, che hanno anche firmato nel 2012 un ‘Avviso’ comune con le altre parti sociali. Le carenze strutturali del mercato del lavoro agricolo, dice il documento, vengono “colmate” da “cooperative e aziende senza terra, annoverate spesso tra le attività criminali e mafiose, che forniscono servizi chiavi in mano, tra cui manodopera sui presupposti dell’evasione contributiva e fiscale e in assenza di diritti e di sicurezza sul lavoro”. Nel documento anche le proposte dei sindacati: dal riordino dei servizi per l’impiego ai maggiori controlli per punire abusi e illegalità.

Articolo pubblicato il 16 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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